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Cronaca
07 Marzo 2026 - 15:49
Fascisti e nazisti da tutta Europa a Torino (e pure qualche militare)
Saluti romani, inni a Hitler, corpi a torso nudo che si affrontano a colpi di cinghia. E poi i riti di iniziazione, celebrati davanti agli affiliati schierati in fila come in una liturgia paramilitare, per entrare nel gruppo degli «eredi dei nazisti». I cori sono sempre gli stessi, scanditi come un rituale: «Abbiamo sulle spalle l’eredità dei giganti. Dei caduti della Rsi». E ancora: «Fuori ebrei e negri dall’Università». È questo il clima che – secondo gli investigatori – si respirava nel circolo chiamato Edoras, lo scantinato torinese diventato negli ultimi anni il punto di ritrovo degli attivisti di La Barriera-Avanguardia Torino. Un luogo che la Procura di Torino ha fatto chiudere perché ritenuto il covo in cui si riunivano militanti dell’estrema destra, attirando proseliti anche dall’estero. L’inchiesta ha portato a 17 richieste di rinvio a giudizio per reati che vanno dall’apologia del fascismo all’istigazione all’odio razziale, etnico e religioso.
A Torino ci si prende a schiaffi a torso nudo, si inneggia al Duce, si canta negando l’Olocausto e si grida «Heil Hitler». Non è una performance teatrale né una provocazione isolata, ma – secondo gli atti dell’inchiesta – un vero e proprio rito di iniziazione che si svolgeva proprio dentro il circolo Edoras, nel quartiere Barriera di Milano. È lì che, secondo gli inquirenti, una cellula neofascista è cresciuta in silenzio, coltivando simboli, rituali e parole d’ordine della Repubblica di Salò.
Nel via vai di militanti e simpatizzanti non c’erano soltanto studenti radicalizzati o giovani dell’ultradestra torinese. Tra i frequentatori compare anche Carlo Vignale, figlio dell’assessore regionale al Patrimonio Gian Luca Vignale, eletto nella lista Cirio Presidente. L’assessore è estraneo all’indagine. Ma tra le pieghe delle carte investigative emerge un dettaglio che ha attirato l’attenzione degli inquirenti: tra chi frequentava quello scantinato c’erano anche militari in servizio. Armati. Provenienti non soltanto da Torino ma anche da altre sedi. Lo hanno accertato i carabinieri del Rosdopo mesi di attività tecnica e pedinamenti. Nella relazione finale scrivono che la sede di Edoras era frequentata da diversi soggetti appartenenti alle forze armate e che almeno tre di loro, in servizio tra Torino e provincia, sono stati identificati. I loro nomi non compaiono negli atti perché non risultano indagati nel procedimento. Gli investigatori spiegano che non vengono riportati né i dialoghi né le immagini degli eventi a cui hanno partecipato proprio perché si tratta di persone non indagate. Ma la loro presenza, secondo il Ros, non era episodica.
Al contrario. Gli investigatori parlano di frequentazioni «abituali» e addirittura «in aumento». Nel corso dei mesi il numero dei militari che si sono avvicinati al movimento sarebbe cresciuto, provenendo da diverse sedi e reparti. Un segnale che per i carabinieri dimostra quanto l’attività di propaganda e proselitismo del gruppo abbia funzionato. Il messaggio dell’organizzazione, spiegano gli investigatori, è riuscito a rivolgersi a una platea molto ampia: studenti, militanti stranieri che riconoscono il movimento come espressione dei camerati italiani e, appunto, anche uomini in uniforme in servizio attivo, connotati da idee estremiste. In altre parole la propaganda ha fatto breccia.

L’inchiesta è coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e ha portato al sequestro del circolo Edoras, disposto dalla gip Paola Odilia Meroni su richiesta dei pm Manuela Pedrotta e Davide Pretti. Nelle carte si parla di una struttura organizzata, con riti, simboli, gerarchie e un’attività costante di proselitismo.
Tra i protagonisti delle riunioni spuntano anche i nomi di Carlo e Matteo Vignale, figli dell’assessore Gian Luca Vignale. Il padre non è indagato, ma i due figli sì. Gli atti della procura raccontano che partecipavano alle attività del gruppo, ai cori e alle iniziative di propaganda. Sia Carlo che Matteo vengono osservati mentre eseguono il saluto romano, gridano «Duce! Duce! Duce!» insieme agli altri militanti e prendono parte ad attacchinaggi, trasferte e iniziative organizzate dal movimento.
Secondo gli investigatori, Carlo Vignale, nel suo ruolo di referente torinese di Azione Studentesca, avrebbe contribuito all’organizzazione di eventi e alla vita del circolo Edoras. In una intercettazione viene sentito mentre canta un coro negazionista: «A petto nudo si nega l’Olocausto».
Un episodio particolarmente significativo riguarda invece il fratello Matteo. Il 16 gennaio scorso, secondo le intercettazioni, viene celebrato il suo rito di iniziazione. Il giovane passa tra due file di militanti, tutti indagati, compreso il fratello Carlo. È a petto nudo. Gli altri lo schiaffeggiano ripetutamente mentre attraversa il corridoio umano. Poi partono gli applausi. Qualcuno scatta una foto. Si brinda «a Matteo, ad Avanguardia, alla comunità». Il rito si conclude con un «Heil Hitler» urlato in coro. Per la procura si tratta di una cerimonia simbolica di investitura politica e ideologica.
Il 10 dicembre 2024, sempre nella sede di via Tibone, uno degli indagati principali, Mattia Borsella, tiene un lungo intervento davanti ai militanti. I carabinieri del Ros lo intercettano mentre dice: «Lo si diventa dopo che si dimostra di avere compreso il motivo per cui siamo qui dentro. Se siamo qui, a vent’anni, noi giovani europei, è perché abbiamo deciso di seguire un’idea. Abbiamo sulle spalle l’eredità di giganti. Dei caduti della Rsi».
Secondo la gip Meroni, parole come queste dimostrano che l’attività del gruppo non era una semplice opinione privata ma una vera operazione di propaganda neofascista. L’accesso alla sede era libero: nessuna tessera, nessun filtro. Chiunque poteva entrare. A patto di accettare l’ideologia, partecipare ai riti e condividere i canti.
Durante gli incontri i militanti, quasi tutti sotto i 25 anni, intonavano cori fascisti e inni a Hitler e Mussolini, come «Settembre nero», e condividevano contenuti negazionisti. Secondo la gip Meroni, l’obiettivo era chiaro: propaganda di idee di superiorità razziale, odio etnico e religioso e istigazione all’adesione a queste ideologie.
Le carte dell’indagine ricostruiscono anche alcune delle occasioni in cui la presenza dei militari è stata documentata. Alla grigliata del 7 giugno 2024, per esempio. Oppure alla serata del 15 giugno, quando nel circolo arrivarono i militanti della comunità romana Raido per una conferenza seguita dal concerto della band d’area La Vecchia Sezione. Gli stessi militari risultano presenti anche l’8 settembre 2024, quando i camerati si ritrovano per la ripresa delle attività dopo la pausa estiva, e ancora tra il 30 novembre e il primo dicembre 2024, durante i festeggiamenti per l’anniversario della sede. Non soltanto presenze alle serate o agli incontri politici. Secondo il Ros alcuni di loro avrebbero partecipato anche alle attività operative del gruppo, come le uscite notturne per affiggere manifesti.
Le prove ci sono. In una fotografia uno dei militari compare dietro a uno striscione con una scritta che non lascia spazio a interpretazioni: «Non è bastato il piombo della feccia rossa. Giorgos e Manolis vivono in noi». Il riferimento è ai due militanti del movimento neonazista greco Alba Dorata, uccisi nel 2013 ad Atene. In un altro episodio, annotano i carabinieri, uno dei militari avrebbe partecipato a una riunione con due dei leader del gruppo il 26 settembre 2024 e preso parte ad alcune iniziative organizzate dagli attivisti. Tra queste anche la preparazione di pacchi alimentari destinati agli alluvionati di Valencia, nel novembre dello stesso anno, attività presentata come solidaristica ma che per gli investigatori contribuiva anche a rafforzare i legami interni e la rete di contatti del movimento.
Tra gli indagati considerati promotori e organizzatori del gruppo compare anche Enrico Forzese, già vicino a Fratelli d’Italia prima di allontanarsi dal partito. Secondo gli investigatori avrebbe fondato e promosso diverse realtà politiche e associative – prima Aliud, poi La Barriera e infine Avanguardia Torino. Le accuse nei suoi confronti includono incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici e religiosi, oltre all’apologia del fascismo.
Il legame con Emanuele Picone, intestatario del contratto d’affitto dell’immobile di via Tibone, risale agli anni della militanza comune nella destra torinese. Anche lui compare negli atti dell’indagine. In un’intercettazione del 2 dicembre 2023 due indagati parlano degli scontri nella metropolitana di Atene durante una manifestazione di estrema destra a cui avrebbe partecipato anche Forzese.
Gli investigatori descrivono un ambiente in cui rituali identitari, simbologia celtica e riferimenti ideologici convivono con citazioni che vanno da Tolkien a Mein Kampf, dal Signore degli Anelli alla mitologia della destra radicale europea.
Secondo l’accusa, tra i luoghi di reclutamento ideologico figurano anche organizzazioni studentesche come Azione Studentesca e Avanguardia Universitaria. Alle riunioni di via Tibone sarebbero stati invitati anche liceali e universitari per avvicinarli al movimento. Un collegamento che emerge anche nelle polemiche universitarie degli ultimi anni, come quella del volantino affisso nell’ottobre 2022 all’Università di Torino contro l’uso della schwa: «Tieni pulita la tua Università». Un’iniziativa che molti attribuirono proprio all’area di Avanguardia Torino.
Alla fine del rapporto i carabinieri del Ros tirano le somme. L’attività di proselitismo del gruppo torinese viene definita «proficua». Nel tempo ha attirato nuovi simpatizzanti, non solo tra i giovani militanti dell’estrema destra locale ma anche tra persone provenienti da altri ambienti. Studenti, attivisti stranieri e perfino militari in servizio. Un dato che nelle carte dell’indagine viene considerato tutt’altro che marginale e che restituisce l’immagine di un movimento capace di allargare lentamente la propria cerchia, facendo leva su simboli, rituali e nostalgie che sembravano appartenere a un’altra epoca ma che, a quanto pare, continuano a trovare qualcuno disposto ad ascoltarle.
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