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Cronaca

Ciriè, vandali scatenati in centro: “Non possiamo più ignorare quello che sta succedendo”

Matteo Maino (+Europa) denuncia i raid del weekend e chiede una risposta politica: “Cittadini e negozianti hanno paura, servono interventi concreti”.

Ciriè, vandali scatenati in centro: “Non possiamo più ignorare quello che sta succedendo”

Urla nel cuore del centro storico, serrande colpite con violenza, transenne lanciate contro vetrine e passanti. Scene che a Ciriè, negli ultimi giorni, hanno fatto crescere l’inquietudine tra residenti e commercianti.

A sollevare pubblicamente il caso è Matteo Emanuele Maino, ciriacese, referente piemontese di +Europa e membro del direttivo nazionale del partito, che parla apertamente di un problema che la città non può più permettersi di ignorare.

«Sabato sera in via Vittorio Emanuele II un gruppo di circa quaranta ragazzi ha seminato il panico nel centro storico: serrande dei negozi colpite, urla, bestemmie, transenne lanciate contro vetrine e passanti. I carabinieri sono stati chiamati dai cittadini esasperati», racconta Maino.

Un episodio che, secondo la sua ricostruzione, non sarebbe rimasto isolato.

«Il giorno dopo, domenica pomeriggio, davanti alla stazione si sono viste le stesse dinamiche: bottiglie e ghiaia lanciate contro le auto in transito, gesti di intimidazione sistematica e danneggiamenti che hanno terrorizzato i passanti, costretti a scappare».

Due momenti ravvicinati che, secondo Maino, raccontano qualcosa di più di una semplice bravata giovanile. Il rischio, sostiene, è che si stia consolidando un fenomeno di gruppi di ragazzi che agiscono in modo organizzato nel fine settimana.

Prima di entrare nel merito della questione politica, Maino chiarisce però un punto che considera fondamentale: la sua denuncia non è diretta contro chi indossa una divisa.

«Voglio essere chiaro: il mio non è un attacco alle forze dell’ordine. I carabinieri e le altre forze di polizia operano in condizioni estremamente difficili, spesso con mezzi e uomini insufficienti rispetto alla complessità dei fenomeni da affrontare. Il loro impegno è encomiabile e meritano pieno sostegno istituzionale e civico».

Il nodo, secondo lui, è un altro.

Diversi commercianti con cui ha parlato nei giorni successivi agli episodi gli avrebbero raccontato di interventi complicati dalla giovane età dei ragazzi coinvolti.

«Da più negozianti mi è stato riferito che, in almeno un episodio recente, la risposta data agli esercenti esasperati è stata che, trattandosi di soggetti minorenni, le possibilità di intervento risultano limitate».

Una situazione che, nelle parole di Maino, apre un problema che non riguarda l’operatività delle forze di polizia ma piuttosto il quadro normativo e politico entro cui sono costrette a muoversi.

«Non metto in discussione il lavoro di chi indossa la divisa. Ma se la normativa attuale rende inefficace l’azione di polizia nei confronti di gruppi di minori che seminano il panico, allora è evidente che siamo davanti a un problema di policy. E qualcuno deve assumersi la responsabilità di affrontarlo».

Da qui nasce una serie di interrogativi che Maino rivolge direttamente alla città e all’amministrazione comunale.

«È sostenibile che una città di ventimila abitanti debba subire raid vandalici di gruppi organizzati? È accettabile che cittadini abbiano timore di passeggiare in centro il sabato sera? È tollerabile che negozianti decidano di chiudere prima per paura della propria incolumità?».

Domande che, secondo l’esponente di +Europa, non possono più essere rimandate. Perché il rischio è che il problema venga minimizzato o affrontato solo episodicamente, senza una strategia più ampia.

Maino pone anche un interrogativo diretto sul ruolo dell’amministrazione comunale.

«Ciriè sta vivendo un fenomeno che in altre realtà italiane viene definito baby gang? Qualcuno in Comune sta affrontando concretamente il tema, oppure assistiamo al silenzio di un’amministrazione più impegnata a promuovere l’immagine di città di charme che a garantire la tranquillità di chi qui vive e lavora?».

Il suo intervento nasce anche dall’ascolto diretto di chi vive quotidianamente il centro storico.

«Parlo ogni giorno con esercenti, residenti e genitori. Raccolgo racconti di sabato sera vissuti con angoscia, la frustrazione di chi si sente abbandonato. Non posso più limitarmi a testimoniare questo disagio».

Per questo Maino sostiene di essere arrivato alla convinzione che sia necessario avviare una discussione più ampia e costruire una risposta concreta.

«Mi convinco sempre di più della necessità di proporre un’alternativa civica, vicina al sentire dei cittadini. Un’alternativa in cui la sicurezza delle persone oneste sia una priorità. Dove chi commette atti vandalici, a qualsiasi età, affronta conseguenze effettive e dove le forze dell’ordine ricevono pieno sostegno politico e normativo per operare con efficacia».

Nel finale del suo intervento il tono si fa più personale.

Maino parla non solo come esponente politico ma come cittadino e padre.

«Non ho paura. Ma da padre di due figli, da cittadino che ama, vive e lavora in questa città, mi chiedo se debba averla. E mi chiedo soprattutto se l’amministrazione comunale abbia piena consapevolezza della gravità di questi fenomeni».

La domanda che rivolge alle istituzioni locali è semplice ma diretta: esiste un piano per affrontare il problema?

«Il Comune ha un piano di prevenzione e contrasto? Ha intenzione di convocare le forze dell’ordine, i servizi sociali, le scuole, per costruire una risposta unitaria?».

Per Maino la questione non riguarda solo i singoli episodi di vandalismo, ma il clima che rischia di instaurarsi in città se il fenomeno non viene affrontato per tempo.

«Ciriè merita di più. Ciriè è migliore di così. I suoi cittadini meritano risposte e i suoi operatori di polizia meritano strumenti adeguati. Se non ora, quando?».

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