Sempre secondo i servizi segreti russi, il presunto attentatore avrebbe affittato un appartamento a Ekaterinburg utilizzando un passaporto russo falso, documento che gli sarebbe stato fornito dal suo curatore. Quest’ultimo avrebbe inviato anche le informazioni sull’indirizzo dell’obiettivo e due ordigni esplosivi artigianali destinati all’attacco. La versione ufficiale sostiene che l’uomo abbia recuperato da un nascondiglio i dispositivi esplosivi necessari per portare a termine l’operazione.
Durante le perquisizioni successive all’incidente, gli investigatori avrebbero sequestrato un secondo ordigno esplosivo camuffato all’interno di un power bank, contenente circa 300 grammi di esplosivo plastico, un detonatore elettrico di fabbricazione straniera e un sistema di attivazione via radio.
Le autorità affermano inoltre di aver recuperato il telefono del sospettato, nel quale sarebbero presenti messaggi con un presunto agente dei servizi speciali ucraini, oltre al passaporto falso utilizzato per affittare l’appartamento.
L’episodio più controverso della vicenda riguarda la morte del sospettato. Secondo quanto riferito dall’FSB, l’uomo sarebbe stato fermato dalle unità speciali mentre stava preparando l’attacco. In quel momento, sostiene il servizio di sicurezza russo, il suo curatore ucraino avrebbe attivato a distanza uno degli ordigni esplosivi, provocandone la detonazione. L’esplosione ha causato ferite al sospettato che è morto sul posto. Le autorità russe hanno precisato che nessun agente delle forze di sicurezza e nessun civile è rimasto ferito.
A seguito dell’operazione, il dipartimento investigativo dell’FSB per la regione di Sverdlovsk ha aperto un procedimento penale per preparazione di un atto terroristico. Il caso è stato registrato ai sensi della parte 1 dell’articolo 30 e del punto “b” della parte 3 dell’articolo 205 del Codice penale russo, che riguardano la preparazione di un attentato terroristico.
Le indagini sono ora concentrate sulla ricostruzione dei contatti del sospettato e sull’identificazione dei presunti coordinatori dell’operazione. Nel comunicato diffuso dopo l’operazione, l’FSB ha sostenuto che i servizi speciali ucraini continuano a cercare su Internet cittadini russi disposti a compiere atti di sabotaggio e attentati.
Secondo la narrazione delle autorità russe, tali reclutamenti avverrebbero attraverso piattaforme digitali e social network, con la promessa di compensi economici. L’agenzia ha inoltre affermato che le strutture nazionaliste ucraine utilizzerebbero cittadini russi come attentatori suicidi, una strategia che — secondo Mosca — permetterebbe di eliminare testimoni e di evitare il pagamento delle ricompense promesse agli esecutori.
L’episodio di Ekaterinburg si inserisce in un contesto di crescente tensione tra Russia e Ucraina, nel quale Mosca denuncia con frequenza presunte operazioni di sabotaggio organizzate sul territorio russo. Negli ultimi due anni le autorità russe hanno annunciato numerosi arresti e operazioni antiterrorismo legate a presunti tentativi di colpire infrastrutture militari, industrie della difesa o funzionari statali.
Al momento della diffusione della notizia, non risultano dichiarazioni ufficiali da parte delle autorità ucraine in merito all’accaduto. Resta dunque una ricostruzione basata principalmente sulle informazioni diffuse dall’FSB, mentre gli investigatori russi proseguono le indagini per stabilire la rete di contatti che avrebbe portato alla pianificazione dell’attacco.
L’episodio di Ekaterinburg si inserisce in un quadro più ampio di attacchi, sabotaggi e omicidi mirati che hanno colpito la Russia dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina nel febbraio 2022. Negli ultimi anni il territorio russo è stato teatro di una serie di operazioni clandestine che hanno preso di mira infrastrutture strategiche, figure legate all’apparato statale e personalità vicine al Cremlino.

Dar’ja Aleksandrovna Dugina insieme al padre, il filosofo russo Aleksandr Dugin. La giornalista e analista politica russa è stata uccisa il 20 agosto 2022 nei pressi di Mosca nell’esplosione di un’autobomba.
Uno dei primi episodi di grande risonanza è stato l’omicidio della giornalista e analista politica Dar’ja Aleksandrovna Dugina, figlia dell’ideologo ultranazionalista Aleksandr Dugin, morta il 20 agosto 2022 in seguito all’esplosione di un’autobomba nei pressi di Mosca. Le autorità russe accusarono i servizi ucraini, mentre Kiev respinse ogni responsabilità.

Il Ponte di Crimea avvolto dalle fiamme dopo l’esplosione dell’8 ottobre 2022. L’attacco ha danneggiato gravemente l’infrastruttura strategica che collega la Russia alla penisola annessa nel 2014, diventando uno degli episodi più simbolici della guerra tra Mosca e Kiev.
Pochi mesi dopo, nell’ottobre dello stesso anno, un’esplosione devastò il Ponte di Crimea, infrastruttura strategica che collega la Russia alla penisola annessa nel 2014. L’attacco, attribuito da Mosca all’intelligence ucraina, provocò il crollo di parte della carreggiata e l’incendio di un treno cisterna, diventando uno dei simboli della guerra che ormai aveva travalicato i confini del fronte.

Il blogger militare Vladlen Tatarskij (pseudonimo di Maksim Jur’evič Fomin). Il corrispondente di guerra russo è stato ucciso il 2 aprile 2023 a San Pietroburgo nell’esplosione di un ordigno nascosto in una statuetta durante un incontro pubblico.
Nel 2023 la Russia fu nuovamente scossa da un attentato a San Pietroburgo, dove il blogger militare Vladlen Tatarskij venne ucciso durante un evento pubblico dall’esplosione di un ordigno nascosto all’interno di una statuetta. L’attacco provocò decine di feriti e fu attribuito dalle autorità russe a una rete collegata ai servizi ucraini.

Michail Filiponenko, deputato del Consiglio popolare della Repubblica Popolare di Lugansk ed ex comandante della milizia locale. È stato ucciso l’8 novembre 2023 a Lugansk nell’esplosione di un’autobomba.
Sempre nello stesso anno, a Lugansk, un’autobomba uccise Michail Filiponenko, deputato del Consiglio popolare della Repubblica Popolare di Lugansk ed ex comandante della milizia locale separatista filo-russa. L’attacco colpì una figura legata alle strutture militari delle regioni separatiste sostenute da Mosca.

Jaroslav Moskalik, colonnello dello Stato Maggiore delle Forze armate russe. L’ufficiale è stato ucciso in un attentato con autobomba nella regione di Mosca nell’ambito della serie di attacchi mirati contro figure legate all’apparato militare russo.
Gli episodi hanno coinvolto anche ufficiali delle forze armate russe. Tra questi il colonnello dello Stato Maggiore Jaroslav Moskalik, rimasto vittima di un attentato con esplosivo nella regione di Mosca.

Igor’ Kirillov (Игорь Кириллов), generale e capo delle truppe di difesa radiologica, chimica e biologica delle Forze armate russe. L’alto ufficiale è morto nel dicembre 2025 a Mosca in seguito all’esplosione di un ordigno, in uno degli attentati che hanno colpito figure legate all’apparato militare russo.
Più recentemente, nel dicembre 2025, un ordigno ha provocato la morte del generale Igor’ Kirillov, capo delle truppe di difesa radiologica, chimica e biologica delle forze armate russe.

Armen Nagapetovič Sarkisjan, comandante russo. È morto nel febbraio 2025 a Mosca nell’esplosione di un’autobomba, in uno degli attentati che hanno colpito figure legate all’apparato militare e di sicurezza russo.
Negli anni successivi sono proseguiti anche attacchi contro infrastrutture energetiche, raffinerie e depositi di carburante, spesso colpiti da droni. Nel febbraio 2025, a Mosca, un’autobomba ha ucciso Armen Nagapetovič Sarkisjan, comandante di una formazione paramilitare filo-russa.
Molti di questi episodi vengono interpretati dalle autorità russe come parte di una strategia di sabotaggio legata al conflitto con l’Ucraina. Kiev, tuttavia, raramente commenta questi eventi e in diversi casi ha negato qualsiasi coinvolgimento.
In questo contesto, l’episodio di Ekaterinburg appare come l’ultimo tassello di una guerra sempre più diffusa e clandestina, in cui il conflitto tra Russia e Ucraina non si combatte soltanto lungo la linea del fronte, ma si estende anche nelle città, nelle infrastrutture e nella sicurezza interna del Paese.