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Cronaca
03 Marzo 2026 - 09:36
Cocaina nascosta nei vasetti di miele: la cascina abbandonata diventata centrale dello spaccio
All’apparenza erano normali confezioni di miele arrivate dal Perù. In realtà, secondo gli inquirenti, custodivano cocaina pronta a essere raffinata e immessa sul mercato italiano. È uno dei dettagli più singolari dell’indagine che ha portato all’arresto di sei persone accusate di traffico e spaccio internazionale di sostanze stupefacenti.
La base logistica dell’organizzazione era stata individuata nella Bassa Valsesia, a Prato Sesia, dove una cascina diroccata in paese sarebbe stata trasformata in una vera e propria centrale operativa. Un edificio apparentemente abbandonato, lontano da occhi indiscreti, utilizzato – secondo quanto ricostruito dai carabinieri – per la lavorazione e la preparazione della cocaina prima della distribuzione.
L’operazione, coordinata dai militari di Varese, si inserisce in un’indagine più ampia sul traffico internazionale tra Italia e Sud America. Gli arresti sono stati eseguiti tra le province di Novara, Vercelli e Biella, a conferma di una rete ramificata sul territorio piemontese e lombardo.
Nei locali della cascina i carabinieri avrebbero trovato ambienti attrezzati per la raffinazione della droga, con strumenti e materiali idonei alla manipolazione della sostanza stupefacente. La cocaina, una volta preparata, era destinata ai boschi dell’area di Malpensa, zona già finita più volte al centro delle cronache per lo spaccio nei sentieri e nelle aree isolate frequentate da acquirenti provenienti anche da altre province.
Il dettaglio dei vasetti di miele rappresenta uno degli elementi più inquietanti dell’inchiesta. Le confezioni, formalmente destinate al commercio alimentare, sarebbero state utilizzate come espediente per occultare la sostanza durante il trasporto dal Sud America. Un sistema studiato per eludere controlli e destare meno sospetti rispetto ai metodi tradizionali di occultamento.
Le indagini hanno permesso di ricostruire i collegamenti tra il gruppo operante in Piemonte e i canali di approvvigionamento sudamericani, delineando un quadro di traffico organizzato e strutturato. Gli arrestati dovranno ora rispondere delle accuse di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione conferma ancora una volta come anche piccoli centri possano diventare snodi strategici per attività illecite di portata internazionale. Una cascina apparentemente dimenticata si sarebbe trasformata in un laboratorio della droga, collegato a una filiera che attraversa l’oceano.
Il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari. Spetterà ora alla magistratura valutare le responsabilità individuali e ricostruire nel dettaglio ruoli e dinamiche dell’organizzazione. Intanto, il sequestro della base logistica e l’arresto dei sei indagati segnano un colpo significativo contro un traffico che, dai vasetti di miele peruviani, arrivava fino ai boschi del Nord Italia.
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