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Cronaca
28 Febbraio 2026 - 21:50
Ennesima aggressione alle Vallette, la polizia penitenziaria denuncia una situazione insostenibile (foto di repertorio)
Prima il salvataggio di un uomo che aveva tentato di togliersi la vita in cella. Poi, a distanza di poche ore, la violenza. È una giornata che riassume in modo drammatico la doppia faccia del lavoro in carcere quella vissuta alla Casa Circondariale di Biella, dove un detenuto in stato di alterazione alcolica ha aggredito gli agenti intervenuti per calmarlo.
A denunciare l’episodio sono il Sinappe, Sindacato Nazionale Autonomo di Polizia Penitenziaria, e la Uil Fp Polizia Penitenziaria, che parlano di “violenta aggressione” ai danni del personale.
Secondo quanto riferito dal sindacato, il detenuto – alterato dall’assunzione di alcol artigianale – avrebbe colpito con calci e pugni gli agenti intervenuti per riportarlo alla calma. Il bilancio è di due poliziotti feriti: un sovrintendente ha riportato la rottura di un dente, mentre un ispettore ha subito una lesione al polso.
Un episodio che arriva poche ore dopo un altro intervento, questa volta salvifico: gli stessi agenti avevano sventato un tentativo di suicidio all’interno dell’istituto. Un gesto che testimonia la complessità quotidiana del lavoro dietro le sbarre, dove si passa dalla gestione dell’emergenza sanitaria alla difesa personale nel giro di pochi minuti.
«Non possiamo accettare – afferma il segretario regionale del Sinappe in Piemonte, Matteo Ricucci – che i nostri colleghi, dopo aver onorato la divisa salvando una vita, diventino bersaglio di aggressioni brutali da parte di soggetti alterati». Parole che esprimono amarezza e rabbia, ma anche la richiesta di un intervento immediato.

Ancora più netto il segretario nazionale del Sinappe, Raffaele Tuttolomondo: «Pretendiamo che l’amministrazione dell’istituto rivaluti immediatamente la gestione del servizio: è indispensabile garantire tutela e sicurezza per il personale».
Sulla stessa linea la Uil Fp Polizia Penitenziaria. Il segretario regionale piemontese, Antonio Napoli, parla di «gravi condizioni in cui opera il personale della Casa Circondariale di Biella», sottolineando la forte carenza di organico e la presenza di detenuti con problematiche di natura psichiatrica che quotidianamente pongono in essere comportamenti a rischio per la sicurezza degli agenti.
Il nodo, ancora una volta, è quello strutturale. Le carceri italiane convivono con sovraffollamento, organici ridotti e una crescente complessità nella gestione dei detenuti con fragilità psichiatriche o dipendenze. L’alcol artigianale, prodotto clandestinamente all’interno degli istituti, rappresenta un ulteriore fattore di rischio che alimenta episodi di alterazione e violenza.
A Biella, in poche ore, si sono concentrate le due estremità del lavoro penitenziario: la tutela della vita e la tutela dell’ordine. Gli agenti hanno prima impedito una tragedia, poi si sono trovati a dover fronteggiare un’aggressione fisica.
Un paradosso che accende nuovamente i riflettori sulle condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria, chiamata a operare in un contesto sempre più complesso e spesso senza adeguati strumenti o risorse.
La richiesta dei sindacati è chiara: maggiore sicurezza, più personale, interventi strutturali immediati. Perché dietro ogni uniforme c’è un lavoratore che entra in servizio sapendo che la giornata può trasformarsi, in pochi istanti, da ordinaria amministrazione a emergenza.
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