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Cronaca

Giro di vite contro la malamovida a Torino: chiusi quattro minimarket e un bar

Alcol venduto oltre l’orario e ai minorenni, scattano sospensioni fino a 30 giorni e multe per oltre 30mila euro

Giro di vite contro la malamovida

Giro di vite contro la malamovida a Torino: chiusi quattro minimarket e un bar

La notte torinese finisce ancora una volta sotto la lente dei controlli. Cinque attività, tra minimarket e un bar, sono state colpite da provvedimenti di sospensione della licenza nell’ambito di un’operazione contro la cosiddetta malamovida. Chiusure che vanno dai 15 ai 30 giorni, sanzioni complessive superiori ai 30mila euro e un messaggio chiaro: la tolleranza verso chi viola le regole sulla vendita di alcol è finita.

L’intervento è stato condotto dalla polizia locale nelle ore serali e notturne, con verifiche mirate in alcune delle zone più frequentate dai giovani. I quattro minimarket interessati si trovano in corso Brescia, lungo Dora Firenze, in via Napione e in via Rossini. A questi si aggiunge un bar di via Giulia di Barolo, dove più volte sarebbe stata accertata la somministrazione di cocktail alcolici a minorenni, senza la preventiva verifica dei documenti di identità.

Secondo quanto emerso dai controlli, le violazioni contestate riguardano principalmente la vendita di alcolici oltre l’orario consentito e la cessione di bevande alcoliche a ragazzi non ancora maggiorenni. Irregolarità reiterate che hanno portato all’adozione di provvedimenti più severi rispetto alle semplici sanzioni amministrative.

Il fenomeno della malamovida, soprattutto nei fine settimana, rappresenta da tempo una delle criticità più discusse in città. Quartieri come Vanchiglia, Aurora e le aree attorno al centro storico sono spesso teatro di assembramenti, schiamazzi notturni e consumo diffuso di alcol acquistato a basso costo nei minimarket aperti fino a tarda notte. Una dinamica che alimenta tensioni con i residenti e solleva interrogativi sulla sicurezza e sul rispetto del decoro urbano.

I controlli sono stati intensificati proprio nelle fasce orarie più sensibili, recependo anche le segnalazioni di cittadini e commercianti. L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione è duplice: da un lato contrastare le irregolarità, dall’altro tutelare chi opera nel rispetto delle norme. Perché la concorrenza sleale di chi vende alcol senza limiti di orario o senza verificare l’età dei clienti penalizza gli esercenti che osservano le regole.

Nel caso del bar di via Giulia di Barolo, le verifiche avrebbero documentato episodi ripetuti di somministrazione di alcolici a minorenni. Una violazione particolarmente grave, non solo sul piano amministrativo ma anche sotto il profilo della tutela dei giovani. La legge vieta espressamente la vendita e la somministrazione di alcol ai minori di 18 anni e impone ai gestori l’obbligo di accertare l’età attraverso un documento valido.

Le sospensioni disposte rappresentano una misura cautelare che incide direttamente sull’attività economica. Per un esercizio commerciale, rimanere chiuso per due o quattro settimane significa subire un danno significativo in termini di incassi e clientela. Ma l’amministrazione ha scelto la linea dura, ritenendo che le sanzioni pecuniarie da sole non siano sufficienti a scoraggiare comportamenti reiterati.

La collaborazione con le altre forze dell’ordine resta un tassello centrale nella strategia di contrasto. Il controllo del territorio nelle ore notturne è diventato una priorità, soprattutto nei fine settimana, quando il flusso di giovani aumenta e con esso il rischio di eccessi.

Sul tavolo c’è anche il tema dell’equilibrio tra diritto al divertimento e rispetto delle regole. Torino è una città universitaria, con una vita notturna vivace e attrattiva. Ma la gestione della movida richiede un bilanciamento costante tra esigenze economiche, sicurezza e qualità della vita dei residenti.

L’operazione degli ultimi giorni si inserisce in un percorso più ampio di monitoraggio e intervento. Non è escluso che nei prossimi mesi possano scattare ulteriori controlli, soprattutto nelle aree già segnalate come sensibili.

Per ora, cinque serrande abbassate raccontano la scelta di alzare l’asticella. E mentre i quartieri interessati attendono di capire se il giro di vite porterà effetti concreti, resta un dato: la malamovida, almeno per questa tornata, ha trovato un argine.

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