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Cronaca
21 Febbraio 2026 - 19:25
Foto archivio
Sono le quattro del pomeriggio, pieno giorno, gente che passeggia, ragazzi che vanno e che vengono, pendolari che si muovono tra una coincidenza e l’altra. Tutto tranquillo? No! In corso Nigra, a Ivrea, nei giardinetti vicino alla ex stazione, a due passi dal chiosco, è andato in scena l’ennesimo episodio di violenza. Non una rissa. Non una lite tra coetanei finita male. Un vero e proprio pestaggio.
Un uomo sulla trentina, non residente in città, arrivato a Ivrea per incontrare la fidanzata, è stato individuato, accerchiato e aggredito. Un bersaglio facile, forse perché solo, forse perché considerato “estraneo”, forse semplicemente perché nel posto sbagliato al momento sbagliato. Lo hanno circondato, lo hanno colpito, lo hanno buttato a terra. Poi gli hanno strappato una collanina d’oro dal collo. Un’aggressione lampo, violenta, mirata. Non una bravata. Una rapina.
Il risultato è un volto tumefatto e un ricovero all’ospedale di Ivrea. L’uomo è stato identificato. È sotto osservazione, ma la ferita più profonda resta quella che non si vede: la sensazione di insicurezza che ormai da mesi aleggia in quella zona della città.

A dare l’allarme sono state due ragazze che hanno assistito alla scena e hanno chiamato i soccorsi. I primi ad arrivare sono stati gli agenti della polizia locale. All’arrivo dei vigili urbani, però, gli aggressori erano già in fuga. Sono scappati a bordo di un monopattino, dileguandosi in pochi istanti tra le vie del quartiere. Poco dopo è intervenuta anche una pattuglia dei carabinieri di Settimo Vittone per avviare gli accertamenti.
Ora si indaga. “Controlleranno tutte le telecamere di videosorveglianza della zona per l’identificazione di tutti i soggetti”, conferma il comandante della polizia locale di Ivrea, Paolo Molinario. Le immagini potrebbero essere decisive per risalire ai responsabili.
Ma il punto è un altro. Ancora una volta il teatro è sempre lo stesso: corso Nigra, l’area della ex stazione, i giardinetti. Un luogo che dovrebbe essere di passaggio, di incontro, di vita quotidiana, e che invece finisce ciclicamente al centro delle cronache per episodi di violenza, baby gang, spaccio, intimidazioni.
E c’è un elemento in più che preoccupa. Con la chiusura della tratta ferroviaria Chivasso-Ivrea per i lavori alle stazioni di Strambino e Montanaro, i flussi di giovani e pendolari sono destinati a cambiare. Più attese, più soste, più assembramenti nelle aree limitrofe. E il timore è che il fenomeno legato alle cosiddette baby gang, ai “maranza”, allo spaccio di droga, possa aumentare.
È vero che il Prefetto di Torino ha istituito una “zona rossa” per rafforzare i controlli. Ma a quanto pare non basta. Quando un ragazzo viene circondato e pestato in pieno pomeriggio, in uno dei punti più centrali della città, qualcosa evidentemente non funziona.
Non è più solo una questione di percezione. È un fatto. E i fatti, a differenza delle rassicurazioni, lasciano lividi. Proprio come quelli che oggi segnano il volto dell’ennesima vittima.
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