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Cronaca
12 Febbraio 2026 - 16:13
Ancora una rissa tra "maranza". Ancora sangue a Ivrea. C'è un arresto e una denuncia
È successo di nuovo. Succede il giorno dopo. Un’altra rissa, sempre lì davanti, nel piazzale antistante la vecchia ferrovia, in corso Nigra. Ancora sangue. Ancora urla. Ancora delirio. In quella panchina dei giardini diventata il luogo privilegiato per lo spaccio a Ivrea, davanti agli occhi dei passanti, dei pendolari, dei cittadini. Una scazzottata fra maranza di origine maghrebina: due marocchini e due tunisini.
Parte la chiamata al 112. I carabinieri vengono allertati e si precipitano sul posto. In due fuggono su un monopattino. I militari li inseguono e li raggiungono in via Di Vittorio. Uno dei due, tunisino, classe 2006, ha ancora i pantaloni sporchi di sangue. Reagisce contro i carabinieri con calci e pugni, finanche una testata. Viene bloccato, arrestato e portato al carcere di Ivrea. L’altro viene denunciato.
Dagli accertamenti s'è subito scoperto che uno dei due era presente alla rissa del giorno prima, consumatasi nel dehor del Buffet della stazione tra una dozzina di ragazzi, con sedie usate come clave, tavolini spaccati e sangue ovunque, anche nei bagni. L’ennesimo episodio di violenza esploso senza preavviso in un’area che da tempo ha smesso di essere solo un luogo di passaggio per diventare zona di frontiera, zona di spaccio, zona di bande, zona di maranza.
Tutto era nato, secondo le ricostruzioni, per uno sguardo di troppo tra una gang e altri giovani seduti al tavolo accanto. «Che cazzo vuoi. Ti spacco la faccia. Che hai da guardare…». Sbruffoni. Malviventi. Teppisti. Disturbati mentali.
A darsele senza freni anche alcune ragazze dei “clan”. Chi può scappa, chi resta si rifugia dove trova riparo. Nel bagno restano le tracce più crude: strisciate di sangue sullo specchio, sul lavandino, sulle piastrelle.
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Il titolare, Adriano Vaglio, è esausto. Non arrabbiato, non sorpreso. Solo stanco.
«Sono sempre più depresso – ci aveva raccontato – Questa non è vita… Alle 18,30 chiudo. In questi mesi ho dimezzato gli incassi, ma io l’affitto a RFI lo pago sempre per intero… Ma che cosa è diventata Ivrea. Una dipendente si mette a piangere. Mi dice che domani non viene più. Si licenzia. Non posso darle torto… Arrivano, si siedono. Quando non c’è un poliziotto o un carabiniere, spuntano fuori come cavallette. Guai a guardarli».
Parole che pesano come macigni, arrivate dopo mesi di segnalazioni, richieste di aiuto, appelli rimasti sospesi tra burocrazia e promesse.
Appena appresa la notizia, il consigliere comunale Massimiliano De Stefano si era recato sul posto per constatare di persona i danni. Da sempre indica quella che, secondo lui, è l’unica strada possibile. «Un presidio fisso. L’ex stazione deve essere presidiata tutto il giorno, un presidio permanente. Se ci sono carenze, serve un avvicendamento».
Parole che si inseriscono in una storia ormai nota. Il Buffet della stazione non è nuovo a episodi di violenza e degrado. Negli ultimi mesi Vaglio ha preso decisioni drastiche, come togliere tavoli e sedie dal dehors nel tentativo di limitare bivacchi e situazioni pericolose.
La verità è che la stazione di Ivrea, nonostante i provvedimenti già presi dal Prefetto di Torino, continua a essere teatro di risse, spaccio e microcriminalità, con pendolari e commercianti lasciati a convivere quotidianamente con una tensione costante. La cosiddetta “zona rossa” esiste sulla carta, ma nella realtà si scontra con una presenza discontinua e con un contesto che richiede ben altro.
Insomma, non è più questione di singoli episodi, ma di una deriva che si ripete, prevedibile e annunciata. La domanda è: quanto ancora povrà reggere chi tiene aperta quella porta ogni mattina?
La verità è che nessuno sa da che parte cominciare per risolvere il problema. Nessuno sa davvero da dove arrivano i maranza, dove passano la notte. Quasi tutti maghrebini, senza fissa dimora. Al mattino prendono il treno e arrivano a Ivrea, città che nel tempo è diventata un punto di riferimento, un luogo di ritrovo. Hanno stretto amicizie, frequentano anche alcune ragazze del posto. Fanno i maranza incuranti del mondo che ruota loro intorno fatto di pendolari, commercianti, cittadini..
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