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Cronaca
20 Febbraio 2026 - 09:30
Ventimiglia, il business della frontiera: smantellata la rete dei passeurs, 14 arresti tra Italia e Francia (foto archivio)
C’è un prezzo per ogni frontiera. Un listino preciso, calibrato sul rischio e sulla probabilità di farcela. Trecento euro per un passaggio in auto, cento per infilarsi di nascosto in un camion diretto oltralpe, settanta per salire su un treno con documenti falsi e abiti nuovi. Cinquanta euro per tentare a piedi, lungo i sentieri scoscesi che separano Ventimiglia da Mentone. È il tariffario ricostruito dagli investigatori nell’ambito dell’operazione che ha portato a quattordici misure cautelari in carcere e a un obbligo di dimora, eseguiti tra Italia e Francia con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
L’operazione è il risultato di una lunga indagine avviata nel giugno 2025 nell’ambito di una Squadra investigativa comune italo-francese, coordinata dalla Procura della Repubblica di Imperia e dalla Procure de la République di Nizza. Un lavoro congiunto che ha coinvolto polizie e magistrature dei due Paesi e che ha consentito di monitorare e documentare oltre 200 episodi di passaggio clandestino lungo la frontiera ligure.
Nove dei destinatari dei provvedimenti restrittivi sono stati rintracciati in Italia, tra le province di Imperia, Torino e L’Aquila. Gli altri sei sono stati localizzati in Francia, nelle aree di Marsiglia, Nantes e Nizza. Si tratta, secondo quanto emerso, di soggetti prevalentemente di origine centroafricana, attivi su entrambi i lati del confine e inseriti in una rete organizzata capace di gestire arrivi, pagamenti e spostamenti.
Il punto nevralgico dell’attività era la frontiera di Ventimiglia, da anni crocevia dei flussi migratori diretti verso il Nord Europa. Qui i cosiddetti “passeurs” offrivano assistenza logistica ai migranti irregolari – tra cui anche minori – organizzando il superamento dei controlli e predisponendo ogni dettaglio per aumentare le possibilità di riuscita.
Le modalità erano diverse e adattabili. L’opzione ritenuta più sicura era il viaggio in auto o taxi: 300 euro per attraversare il confine in modo discreto, spesso sfruttando momenti di minore controllo. Più economico ma estremamente pericoloso era il passaggio nascosti nei rimorchi dei mezzi pesanti. In questi casi, al costo di 100 euro, i migranti venivano fatti salire nei camion in sosta presso l’autoporto di Ventimiglia, talvolta dopo che i trafficanti avevano violato i sigilli dei mezzi. Un metodo che esponeva a rischi concreti di asfissia, schiacciamento o disidratazione, con i conducenti ignari della presenza di persone nei rimorchi.

Altra modalità diffusa era il viaggio su treni o autobus di linea. Per una cifra compresa tra 70 e 100 euro, gli organizzatori fornivano documenti contraffatti, abiti nuovi per non destare sospetti e perfino finti bagagli, così da permettere ai migranti di confondersi tra i pendolari. In alcune circostanze, secondo quanto accertato, veniva suggerito di nascondersi nel vano di collegamento tra i vagoni ferroviari, una soluzione che aumentava esponenzialmente il pericolo per l’incolumità personale.
Infine, la via più economica: 50 euro per attraversare a piedi la collina che separa Italia e Francia. Un percorso impervio, affrontato spesso di notte, con il rischio di cadute e ferimenti lungo tratti scoscesi.
L’indagine ha messo in luce anche il sistema dei pagamenti. Accanto al contante, largamente utilizzato, i migranti avrebbero effettuato versamenti tramite circuiti bancari e di pagamento italiani ed esteri, con ricariche su carte prepagate o bonifici su conti riconducibili ai trafficanti. Nel corso delle perquisizioni una squadra mista italo-francese ha sequestrato 13.400 euro in contanti nella disponibilità di uno degli indagati, somma ritenuta provento dell’attività illecita.
Uno dei sospettati, monitorato sul territorio italiano, è stato colto in flagranza in Francia subito dopo aver accompagnato oltreconfine un migrante minorenne. Un episodio che ha rappresentato uno snodo decisivo nell’inchiesta.
L’operazione costituisce anche il primo risultato operativo dell’Uro, il gruppo di lavoro misto con sede presso il Commissariato di Ventimiglia, attivo dal febbraio 2025 e composto da poliziotti italiani e francesi. Il team è specializzato nel contrasto al traffico di migranti lungo il confine e ha preso parte attivamente alla squadra investigativa comune.
Per la parte italiana, le indagini sono state condotte dalla Squadra mobile di Imperia, dal settore Polizia di frontiera di Ventimiglia e dal Servizio centrale operativo, con il supporto delle Squadre mobili di Torino e L’Aquila e dei Commissariati di Sanremo e Ventimiglia. In Francia ha operato l’Oltim di Nizza.
Gli accertamenti hanno inoltre documentato una rete di contatti che si estendeva ben oltre la Liguria. Gli indagati avrebbero avuto collegamenti con persone residenti in diverse città italiane – tra cui Roma, Milano, Torino, Bologna, Genova, Catania, Cuneo e Lampedusa – e in Paesi come Regno Unito, Francia, Spagna, Germania e Lussemburgo. I contatti servivano a richiedere l’intervento dei “passeurs” per favorire il passaggio clandestino di conoscenti o connazionali.
I migranti coinvolti provenivano in larga parte dal Maghreb e dal Corno d’Africa. La loro destinazione finale non era quasi mai l’Italia: la meta era la Francia e, da lì, altri Paesi del Nord Europa, in particolare Spagna, Lussemburgo, Germania e Regno Unito.
La frontiera di Ventimiglia resta uno dei punti più sensibili del sistema migratorio europeo. Qui si intrecciano speranze di chi tenta di proseguire il viaggio e interessi di chi sfrutta quella vulnerabilità trasformandola in profitto. L’inchiesta italo-francese fotografa un’organizzazione capace di adattarsi ai controlli e di modulare l’offerta in base al rischio, con una logica quasi commerciale.
Le indagini proseguono per chiarire eventuali ulteriori responsabilità e verificare l’esistenza di ramificazioni ancora attive. Nel frattempo, i quindici destinatari dei provvedimenti cautelari restano a disposizione delle autorità giudiziarie dei due Paesi. Un’operazione che segna un passaggio rilevante nella cooperazione transfrontaliera e nel contrasto alle reti che gestiscono il traffico di migranti lungo uno dei confini più delicati d’Europa.
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