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Cronaca
19 Febbraio 2026 - 10:25
Rubato, tagliato e rimesso all’asta: il ritratto del cardinale Guala Bicchieri torna dopo 15 anni nella Basilica di Sant’Andrea a Vercelli
Era sparito nel silenzio di un furto, sottratto nel 2011 da uno dei luoghi simbolo di Vercelli. Quindici anni dopo, il ritratto del Cardinale Giacomo Guala Bicchieri è tornato dove era nato il suo significato: nella Basilica di Sant’Andrea. La restituzione ufficiale è avvenuta il 19 febbraio 2026, alle ore 10, proprio nel giorno in cui si celebra l’anniversario della posa della prima pietra della chiesa, avvenuta il 19 febbraio 1219 per volontà dello stesso cardinale.
A riportare a casa il dipinto sono stati i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Torino, al termine di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Vercelli. Un lavoro investigativo che ha incrociato tecnologia avanzata e conoscenza storico-artistica, con un risultato che va oltre il singolo recupero: dimostra come il traffico illecito di opere d’arte continui a muoversi anche nel mercato ufficiale, ma anche come oggi esistano strumenti capaci di intercettarlo.
L’indagine è partita dall’utilizzo del sistema S.W.O.A.D.S. (Stolen Works Of Art Detection System), un programma basato su Intelligenza Artificiale che monitora costantemente siti web e social network alla ricerca di opere trafugate. Il software incrocia le immagini pubblicate online con quelle presenti nella Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, il più grande archivio al mondo di opere rubate, che raccoglie informazioni su oltre 7 milioni di oggetti censiti.
È proprio grazie a questo sistema che è emersa un’anomalia: in una nota casa d’aste piemontese erano stati messi in vendita due dipinti già oggetto di furto nel 2012. Si tratta della tela “Festa in un castello piemontese” del pittore settecentesco Giovanni Battista Graneri e della grande “Adorazione dei Pastori” attribuita a Pietro da Cortona, entrambe provenienti da furti in abitazioni private del territorio piemontese.
Gli accertamenti dei Carabinieri TPC hanno consentito di stabilire che le opere erano state affidate alla casa d’aste dallo stesso soggetto, un antiquario torinese. A quel punto gli investigatori hanno esteso il controllo a tutte le opere che il commerciante aveva destinato alla vendita.

Tra queste, un dipinto a olio su tela, presentato come raffigurante San Carlo Borromeo, ha attirato l’attenzione degli specialisti. L’opera risultava “centinata”, ossia tagliata nella parte superiore, probabilmente per adattarla a una nuova cornice o per modificarne l’identità iconografica. Nonostante questo intervento, l’analisi incrociata con le immagini presenti nella banca dati ha consentito di ricondurre il quadro al ritratto del Cardinale Guala Bicchieri, trafugato nel 2011 proprio dalla Basilica di Sant’Andrea.
Un dettaglio iconografico, rimasto riconoscibile nonostante il taglio, ha fatto la differenza. Gli esperti del Nucleo TPC hanno potuto dimostrare l’identità dell’opera, smascherando l’errata attribuzione e ricostruendo la sua provenienza.
Tutti e tre i dipinti sono stati posti sotto sequestro e, dopo le verifiche necessarie, restituiti ai legittimi proprietari. Le indagini sono tuttora in corso per ricostruire la filiera possessoria delle opere e accertare eventuali responsabilità penali. Resta fermo il principio della presunzione di innocenza, fino a eventuale sentenza definitiva.
La restituzione del ritratto ha assunto un valore simbolico particolare. La cerimonia si è svolta all’interno della Basilica, alla presenza del Procuratore della Repubblica di Vercelli, del Sindaco, del Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, dell’Arcivescovo di Vercelli e del Comandante del Nucleo Carabinieri TPC di Torino. Un ritorno che ha chiuso un vuoto durato quindici anni.
Ma la vicenda riporta anche al centro la figura del cardinale Guala Bicchieri, protagonista di una pagina decisiva della storia europea medievale. Nato a Vercelli intorno al 1150, laureato in utroque iure a Bologna, divenne nel 1205 Cardinale diacono di Santa Maria in Portico Octaviae. Fu legato pontificio nel Nord Italia, poi in Francia e infine, nel 1216, in Inghilterra.
Qui si trovò nel mezzo delle lotte tra la corona inglese e i baroni. Alla morte di Giovanni Senza Terra, fu nominato tutore del giovane Enrico III, futuro re d’Inghilterra. Le ricchezze accumulate durante la permanenza inglese furono decisive per finanziare la costruzione della Basilica di Sant’Andrea, uno dei primi esempi di architettura gotica in Italia, fondata nel 1219. Guala Bicchieri morì a Roma nel 1227, lasciando un’eredità che ancora oggi segna l’identità culturale di Vercelli.
Il recupero del dipinto non è soltanto un’operazione di polizia giudiziaria. È il recupero di un frammento di memoria collettiva. Il mercato dell’arte, legale e illegale, continua a essere terreno di interesse per organizzazioni e singoli che puntano sul valore economico delle opere. L’Italia, con il suo patrimonio diffuso, è uno dei Paesi più esposti.
Negli ultimi anni il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ha rafforzato gli strumenti investigativi, puntando su tecnologia e cooperazione internazionale. Il sistema S.W.O.A.D.S. rappresenta uno degli esempi più avanzati di utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nella lotta al traffico di beni culturali. Il monitoraggio continuo del web consente di intercettare offerte sospette prima che le opere vengano definitivamente disperse sul mercato internazionale.
Il caso del ritratto di Guala Bicchieri dimostra come anche un’opera modificata, tagliata e presentata con un’identità diversa possa essere riconosciuta grazie al confronto sistematico delle immagini. È un lavoro che richiede competenze informatiche, ma anche conoscenza storica e sensibilità artistica.
A distanza di quindici anni dal furto, il quadro torna così nel luogo per cui era stato concepito. Non è soltanto una tela recuperata, ma un tassello restituito alla storia della città. Vercelli ritrova il volto del cardinale che ne ha segnato il destino architettonico e spirituale. E la vicenda ricorda che il patrimonio culturale non è soltanto un bene da custodire, ma una responsabilità collettiva da difendere, anche contro il tempo e l’oblio.
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