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19 Febbraio 2026 - 10:06
Piemonte nella morsa del meteo estremo: valanghe tra Forno e Bussoleno, raffiche a 181 km/h e neve fino alle colline di Torino
Prima il vento caldo e impetuoso, poi la neve che torna a imbiancare colline e paesi. In mezzo, due valanghe che riaccendono l’attenzione sulla montagna piemontese. È stata una settimana segnata da contrasti meteorologici netti, con il Piemonte stretto tra raffiche tempestose, temperature insolitamente miti e un rapido ritorno delle precipitazioni nevose fino a quote collinari.
Nel pomeriggio del 17 febbraio una valanga si è staccata nei pressi di Forno Alpi Graie, in alta Val Grande di Lanzo, nel Torinese. Poche ore dopo un altro distacco è stato segnalato nel vallone dell’Addoi, sopra Bussoleno, in Val Susa. Episodi che si inseriscono in un quadro di pericolo valanghe ancora elevato, soprattutto nelle alte valli alpine, dove l’alternanza tra vento forte e nuove nevicate ha contribuito a rendere instabile il manto.
Le condizioni meteo dei giorni precedenti hanno avuto un ruolo determinante. Martedì 17 febbraio il Piemonte è stato investito da intensi venti di Foehn, con aria limpida e raffiche che in pianura hanno raggiunto localmente i 40-50 chilometri orari tra Cuneese, Torinese e Astigiano. Le temperature massime hanno toccato valori compresi tra 14 e 16 gradi, quasi primaverili, creando un brusco contrasto con il contesto invernale delle quote più alte.
Sulle Alpi, però, il vento ha soffiato con ben altra intensità. Nelle 48 ore precedenti si sono registrate raffiche particolarmente violente, con un picco impressionante di 181 chilometri orari al Gran Vaudala, sopra Ceresole, a circa 3.200 metri di quota. Velocità che non solo hanno modellato la superficie nevosa, ma hanno anche creato accumuli irregolari e lastre ventate, tra le principali cause di distacco spontaneo o provocato di valanghe.
È in questo scenario che si collocano i distacchi segnalati tra Val Grande di Lanzo e Val Susa. Il rischio resta alto, specie oltre il limite del bosco, dove il vento ha lavorato la neve in modo disomogeneo. Gli esperti invitano alla prudenza chi frequenta la montagna, ricordando che l’apparente stabilità di alcune zone può nascondere insidie legate agli strati più profondi.
Poi, nel giro di 48 ore, lo scenario è cambiato di nuovo. Alle prime luci di giovedì 19 febbraio, il Piemonte si è risvegliato sotto una nuova veste. Alle 8.30, dalla Basilica di Superga, la collina di Torino appariva imbiancata da qualche centimetro di neve, scesa fino ai 400-500 metri di quota. Poco prima, intorno alle 6.50, nevicava sulla collina torinese con accumuli leggeri sopra i 500 metri.

La neve ha raggiunto anche Baldissero Torinese, a 415 metri sul livello del mare, dove tra le 5.30 e le 7 si sono registrati forti rovesci che hanno lasciato una lieve imbiancata. I settori collinari del capoluogo sopra i 500-600 metri si sono coperti di bianco, mentre in città la precipitazione si è presentata a tratti come pioggia mista a neve durante i rovesci più intensi.
Non solo Torinese. A Limone Piemonte, nel Cuneese, un’altra nevicata ha interessato il paese, confermando il ritorno di condizioni pienamente invernali sulle zone montane. Nel basso Alessandrino la neve si è spinta fino in prossimità della pianura: a Ovada, a 186 metri di quota, forti precipitazioni hanno portato fiocchi fino a quote insolitamente basse per l’area.
Il quadro meteorologico degli ultimi giorni racconta di una regione attraversata da dinamiche complesse. Il Foehn ha inizialmente ripulito i cieli e fatto salire le temperature, sciogliendo in parte la neve alle quote medio-basse e contribuendo a rendere più fragile la struttura del manto alle quote superiori. Successivamente, l’ingresso di aria più fredda associata a precipitazioni ha riportato la neve fino alle colline e in alcuni casi a ridosso della pianura.
Questo alternarsi di fasi – vento caldo, rialzo termico, poi rovesci freddi – è uno degli elementi che può aumentare l’instabilità sui pendii alpini. Gli strati di neve formatisi in condizioni diverse tendono a scivolare uno sull’altro, soprattutto quando il vento ha creato accumuli irregolari. Da qui l’invito alla massima cautela per escursionisti e sciatori fuori pista.
Sulle colline torinesi, intanto, il risveglio imbiancato ha offerto uno scenario suggestivo, con la sommità di Superga e i rilievi sopra i 500 metri coperti da un velo bianco. Un contrasto netto rispetto ai 14-16 gradi registrati appena due giorni prima in pianura. In poche ore, il Piemonte è passato dall’aria quasi primaverile al ritorno dell’inverno.
Le prossime ore restano decisive per valutare l’evoluzione del manto nevoso in quota. Il pericolo valanghe rimane segnalato come alto nelle alte valli, dove le condizioni meteo degli ultimi giorni hanno creato una combinazione delicata tra vento e nuove precipitazioni. La montagna, in questa fase, richiede attenzione e preparazione adeguata.
Nel frattempo, tra Forno Alpi Graie, Bussoleno, Limone e le colline di Torino, la regione fa i conti con un febbraio dai tratti estremi. Raffiche oltre i 180 chilometri orari in alta quota, valanghe pomeridiane e neve fino a 400 metri raccontano di un territorio che, nel giro di pochi giorni, ha mostrato tutte le sfumature dell’inverno alpino. E che continua a richiamare prudenza, soprattutto dove la neve, sotto la superficie, può nascondere equilibri ancora fragili.

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