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Cronaca
17 Febbraio 2026 - 09:50
Torture nel carcere di Cuneo, dopo le condanne i Radicali chiedono la rimozione di medico e agenti ancora in servizio
Le prime condanne sono arrivate e riaprono una ferita profonda. Il processo sulle torture nel carcere Cerialdo di Cuneo ha portato alla condanna di quattro imputati e ora si accende il fronte politico. A intervenire è il segretario dei Radicali Italiani, Silvio Blengino, che chiede provvedimenti immediati nei confronti del medico e degli agenti coinvolti.
«Apprendiamo senza stupore delle prime condanne per le torture avvenute nel carcere di Cuneo. Fin dall'inizio, da garantisti, abbiamo sostenuto che le responsabilità dovessero essere accertate in un'aula di tribunale e non sui media. Oggi però le sentenze arrivano e confermano la gravità dei fatti», afferma Blengino.
Il segretario radicale sollecita interventi concreti. «Chiediamo che l'Asl disponga immediatamente la rimozione del medico condannato e che il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria faccia altrettanto per l'ispettore e gli agenti coinvolti». Una richiesta che punta direttamente agli organi competenti, dopo che le responsabilità penali sono state accertate in primo grado.
Blengino richiama anche l’attività ispettiva svolta negli anni dai Radicali all’interno delle carceri piemontesi. «Nelle nostre numerose visite degli ultimi anni abbiamo raccolto più volte segnalazioni di maltrattamenti», sottolinea. Ed è proprio questo elemento a rendere ancora più grave, secondo lui, la permanenza in servizio delle persone oggi condannate. «Colpisce sapere che gli agenti e il medico oggi condannati sono rimasti in servizio, perlopiù nello stesso luogo, nonostante le denunce».
Il passaggio più duro riguarda il principio stesso di legalità dentro le strutture detentive. «Uno Stato di diritto non può tollerare che chi indossa una divisa o presta giuramento come medico si trasformi in aguzzino e che i colleghi rimangano omertosi», prosegue Blengino. E aggiunge: «Quando la divisa e il camice si trasformano in scudo per la violenza, non siamo di fronte a mele marce, ma a un fallimento gravissimo del sistema che deve essere sanato senza esitazioni».
Le condanne segnano un punto fermo giudiziario su vicende che avevano scosso l’opinione pubblica e acceso un dibattito sulle condizioni detentive e sui controlli interni negli istituti penitenziari. Ora la questione si sposta sul piano amministrativo e disciplinare, con la richiesta di provvedimenti immediati.
Il caso Cerialdo torna così al centro dell’attenzione, non solo per le responsabilità individuali accertate in aula, ma per le ricadute sul sistema penitenziario e sulla credibilità delle istituzioni chiamate a garantire diritti e legalità anche dietro le sbarre.

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