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Cronaca
12 Febbraio 2026 - 15:45
Scontri per Askatasuna, la procura ricorre: riportare in carcere i tre arrestati
Devono tornare in cella i tre uomini fermati dopo il corteo contro lo sgombero di Askatasuna, andato in scena a Torino il 31 gennaio 2026? Per la Procura di Torino la risposta è sì. E lo afferma con un ricorso depositato il 12 febbraio al Tribunale del Riesame, chiedendo di ripristinare la custodia cautelare in carcere per tutti e tre gli indagati.
Il ricorso è firmato dal procuratore Giovanni Bombardieri e dall’aggiunto Emilio Gatti e contesta la decisione della giudice per le indagini preliminari Irene Giani, che nei giorni successivi agli arresti aveva scelto misure meno restrittive rispetto a quelle richieste dall’accusa.
La parola passa ora ai giudici del Riesame, chiamati a valutare se le esigenze cautelari giustifichino il ritorno in carcere o se le misure già applicate siano sufficienti.
Per Angelo Simionato, 22 anni, la gip aveva disposto gli arresti domiciliari. Per Matteo Campaner e Pietro Desideri, invece, era stato imposto l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Una scelta che la Procura ritiene inadeguata rispetto alla gravità dei fatti contestati.
Parallelamente, la difesa di Campaner ha presentato istanza per ottenere un’ulteriore attenuazione della misura, chiedendo la revoca dell’obbligo di firma. Le posizioni sono dunque speculari: da un lato l’accusa che punta al carcere per tutti e tre, dall’altro le difese che chiedono un alleggerimento dei vincoli.
Al centro dell’impianto accusatorio, in particolare, la posizione di Simionato. Secondo la Procura avrebbe preso parte all’azione durante la quale l’agente Alessandro Calista fu aggredito a martellate da antagonisti incappucciati. Non sarebbe tra coloro che materialmente hanno colpito il poliziotto, ma, secondo l’accusa, avrebbe sostenuto attivamente gli aggressori a pochi passi di distanza.
La scena dell’aggressione è stata ripresa da un cronista di TorinoOggi. Gli agenti della Digos di Torino hanno riferito di aver riconosciuto il giovane anche grazie agli abiti rossi che indossava. I reati contestati sono resistenza a pubblico ufficiale, rapina in concorso e lesioni.
Simionato è difeso dall’avvocata Elisabetta Montanari. Campaner e Desideri sono assistiti rispettivamente dagli avvocati Stefano Coppo e Gianluca Vitale. I tre, dopo l’arresto, hanno fornito la propria versione dei fatti, ora al vaglio degli inquirenti.
L’inchiesta, però, non si esaurisce con le tre misure cautelari. Il fascicolo coordinato da Emilio Gatti coinvolge una trentina di persone indagate a piede libero. Tra le ipotesi di reato figura anche la devastazione, al momento contestata contro ignoti.
Il ricorso al Riesame rappresenta un passaggio delicato, non solo per i tre indagati ma per l’intera impostazione dell’indagine. Da un lato, la Procura sottolinea l’esigenza di una risposta cautelare severa alla luce della gravità degli scontri e del ferimento di un agente. Dall’altro, la decisione della gip ha evidenziato la necessità di graduare le misure in base ai ruoli individuali e agli indizi raccolti.
Il nodo resta quello, sempre sensibile, tra ordine pubblico e garanzie processuali, tra la tutela della collettività e il principio di proporzionalità delle misure cautelari. Saranno i giudici del Riesame a stabilire se, alla luce delle prove video, dei riconoscimenti e delle ricostruzioni investigative, vi siano i presupposti per il ritorno in carcere o se le misure già adottate possano ritenersi adeguate.
Intanto, a Torino, il clima resta teso. Gli scontri del 31 gennaio hanno lasciato un segno profondo, riaprendo un confronto che non riguarda soltanto i singoli indagati, ma l’equilibrio complessivo tra gestione dell’ordine pubblico e rispetto delle regole dello Stato di diritto.

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