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Cronaca

Troupe Rai aggredita a Torino durante il corteo per Askatasuna: sassi, minacce e attrezzatura distrutta

Secondo la Rai azione organizzata per impedire la cronaca; colpita la giornalista Bianca Leonardi di Far West

Troupe Rai aggredita a Torino durante il corteo per Askatasuna: sassi, minacce e attrezzatura distrutta

Guerriglia urbana a Torino

Sassi lanciati contro le telecamere, spintoni, minacce e attrezzature distrutte. È il bilancio dell’aggressione subita oggi, 31 gennaio, a Torino, da una troupe della Rai impegnata a seguire il corteo organizzato per chiedere la riapertura del centro sociale Askatasuna. Nel mirino sono finiti la giornalista Bianca Leonardi e il film maker che lavorava con lei per il programma di inchiesta “Far West”, costretti ad abbandonare la manifestazione sotto la pressione di gruppi di antagonisti incappucciati.

Secondo quanto riferito dall’azienda, la troupe è stata presa di mira in modo diretto mentre stava documentando la protesta. Il racconto parla di una situazione rapidamente degenerata, con il lancio di oggetti, aggressioni fisiche e un’azione mirata a impedire le riprese. Le attrezzature di lavoro sarebbero state danneggiate e ridotte in pezzi, mentre i due operatori sono stati spinti e minacciati fino a essere costretti ad allontanarsi con la forza.

In una nota ufficiale, la Rai ha espresso una condanna netta dell’accaduto. «La Rai condanna con la massima fermezza la gravissima aggressione subita dalla sua troupe», si legge nel comunicato, che descrive nei dettagli quanto avvenuto. «I giornalisti sono stati presi di mira, aggrediti fisicamente, minacciati e costretti ad allontanarsi con la forza, mentre venivano lanciati sassi e distrutta l’attrezzatura di lavoro». L’azienda parla apertamente di «un’azione violenta e organizzata», messa in atto con un obiettivo preciso: impedire al servizio pubblico di documentare e raccontare quanto stava accadendo in piazza.

Il comunicato sottolinea come l’episodio assuma un significato ancora più grave alla luce del lavoro svolto dal programma “Far West”. «L’aggressione assume un significato ancora più grave alla luce del fatto che “Far West” ha realizzato un’inchiesta su Askatasuna che ha contribuito a far emergere criticità e responsabilità poi al centro dell’attenzione pubblica e istituzionale», scrive la Rai. In questo quadro, colpire una troupe impegnata sul campo equivale, secondo l’azienda, a un tentativo di intimidazione. «Colpire i giornalisti Rai in questo contesto significa tentare di intimidire il servizio pubblico e di punire chi fa informazione».

L’azienda ha espresso piena solidarietà ai colleghi aggrediti e ha ribadito una posizione di principio. «La Rai non accetterà intimidazioni né zone franche imposte con la violenza», afferma la nota, aggiungendo un passaggio che va oltre il singolo episodio. «Attaccare i giornalisti significa attaccare il diritto dei cittadini a essere informati».

Il contesto in cui è maturata l’aggressione rende l’episodio particolarmente delicato. La manifestazione odierna era dedicata alla richiesta di riapertura di Askatasuna, tema da tempo al centro del dibattito cittadino e di attenzione istituzionale. Il richiamo esplicito della Rai all’inchiesta di “Far West” segnala un possibile nesso tra la pressione della piazza e la volontà di impedire la documentazione giornalistica di una realtà controversa. Se confermato, si tratterebbe di un segnale inquietante per la libertà di cronaca.

Colpire telecamere e taccuini non rafforza le ragioni di chi manifesta. Al contrario, le indebolisce, spostando l’attenzione dal merito delle rivendicazioni al rifiuto del confronto pubblico. Il diritto di protesta, garantito in una democrazia, non può trasformarsi nel diritto di silenziare chi osserva, racconta e documenta. È proprio nei contesti più tesi che la presenza dei giornalisti diventa essenziale, perché consente ai cittadini di comprendere ciò che accade senza filtri e intimidazioni.

L’aggressione alla troupe Rai, avvenuta nel cuore di Torino, suona così come un monito che va oltre il singolo episodio. Garantire ai cronisti la possibilità di lavorare in sicurezza non è una concessione ai media, ma una tutela diretta del diritto all’informazione. Un diritto che, quando viene colpito con la violenza, riguarda non solo chi tiene una telecamera in mano, ma l’intera collettività.

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