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Cronaca
31 Gennaio 2026 - 09:42
Mercatino di Natale nel caos a Casalborgone: identificati i presunti responsabili dell’aggressione di inizio dicembre (immagine di repertorio)
Un pomeriggio di festa può trasformarsi in paura in pochi istanti. È quanto accaduto all’inizio di dicembre nel centro di Casalborgone, tra le bancarelle e le luci del mercatino di Natale, quando una violenta aggressione ha scosso la comunità. Urla improvvise, persone che si allontanano di corsa, bambini spaventati e un giovane colpito a calci e pugni davanti a decine di testimoni. A distanza di settimane, mentre il paese prova a lasciarsi alle spalle quei momenti, i Carabinieri hanno chiuso il primo cerchio investigativo: i presunti responsabili sono stati identificati.
I fatti risalgono al pomeriggio di sabato 6 dicembre, ma la loro eco esplode il giorno dopo, domenica 7, quando un racconto anonimo sui social ricostruisce quanto accaduto. Una narrazione cruda, che parla di due uomini che si sarebbero scagliati contro un ragazzo del posto, colpendolo ripetutamente al volto e alla testa fino a farlo cadere più volte a terra. Intorno, una folla sotto shock: alcuni tentano di intervenire, altri implorano gli aggressori di fermarsi. Secondo lo stesso racconto, i due si sarebbero poi allontanati senza apparente preoccupazione, tornando a bere in un bar del paese fino a tarda sera. Un episodio che, per modalità e contesto, ha immediatamente attirato l’attenzione dell’Arma.
Dalla mattina successiva all’accaduto, i Carabinieri di Casalborgone, coordinati dai marescialli Pierpaolo Coniglio e Daniela Culeddu, hanno avviato un lavoro serrato per ricostruire la dinamica e individuare i protagonisti. Un’indagine tutt’altro che semplice. Le testimonianze raccolte nei primi giorni sono apparse frammentarie, condizionate dalla confusione di una scena affollata e dalla paura. Molti “non ricordo”, molte incertezze, poche versioni nette. A fare la differenza è stato il ricorso alla videosorveglianza comunale, messa rapidamente a disposizione del Comando: le immagini hanno consentito di incrociare orari, spostamenti e presenze, restituendo una sequenza più chiara degli eventi.
È così che, a fine gennaio, gli investigatori sono arrivati all’identificazione di tre persone ritenute coinvolte nella vicenda. Due sono residenti a Casalborgone e vengono indicati come i presunti autori materiali dell’aggressione; il terzo è un uomo residente ad Albugnano, presenza abituale nei locali del paese e, secondo segnalazioni raccolte nel corso delle indagini, talvolta ritenuta molesta. La qualificazione giuridica dei fatti spetterà ora all’autorità giudiziaria, alla quale i Carabinieri hanno trasmesso gli atti.
A rendere il clima più pesante, nelle settimane successive ai fatti, è emerso anche un elemento che ha contribuito alle reticenze di alcuni testimoni. Uno dei due sospetti, un uomo di circa cinquant’anni, in passato è stato arrestato nell’ambito di una rilevante operazione contro la ’ndrangheta. Un precedente che non ha, allo stato, collegamenti accertati con l’episodio del mercatino, ma che ha alimentato timori e prudenza in paese. Resta ferma, per tutti i soggetti coinvolti, la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
Un altro nodo centrale è quello della dinamica esatta. Il racconto che ha fatto il giro dei social parla apertamente di un pestaggio, con una vittima inerme colpita da due aggressori. La ricostruzione investigativa, più cauta, individua al momento “tre protagonisti” coinvolti nei fatti, lasciando aperta la distinzione tra aggressione unilaterale e rissa. Una differenza tutt’altro che formale: da essa dipendono responsabilità penali, aggravanti e qualificazione dei reati. Saranno gli accertamenti successivi, le eventuali dichiarazioni della persona offesa e le valutazioni della Procura a chiarire questo punto.
Nel frattempo, Casalborgone resta una comunità segnata da quanto accaduto. Non tanto per la violenza in sé – pur grave – quanto per il luogo e il momento: un evento natalizio, pensato per famiglie e bambini, trasformato in teatro di paura. Il lavoro dei Carabinieri, arrivato ora a una prima svolta con l’identificazione dei presunti responsabili, viene letto come un segnale di attenzione e presenza sul territorio. Ma resta forte, tra i residenti, la richiesta di maggiore prevenzione nei momenti di massima affluenza e nei luoghi della socialità.

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