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Cronaca
31 Gennaio 2026 - 09:51
Finti furti d’auto tra Verrua Savoia e Cavagnolo, l’ombra delle truffe assicurative (immagine di repertorio)
Vetture di pregio, denunce formalmente ineccepibili e un sospetto che, da settimane, serpeggia tra le vie del paese. A Verrua Savoia il tema dei furti d’auto è diventato argomento di conversazione quotidiana, ma non tanto per colpi messi a segno nella notte quanto per un’ipotesi più inquietante: che almeno alcune sparizioni possano essere solo di carta, costruite per ottenere rimborsi assicurativi. Mentre gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, il caso si inserisce in un contesto più ampio e complesso, in cui truffe e furti reali crescono insieme, alimentandosi a vicenda.
Le indagini sono in corso e il silenzio ufficiale delle forze dell’ordine è totale, segnale che gli accertamenti non sono ancora arrivati a una conclusione. In questo vuoto di informazioni, però, da settimane circolano indiscrezioni insistenti. Si parla di almeno un paio di residenti che, dopo aver denunciato il furto della propria auto, sarebbero finiti sotto la lente degli investigatori. Nessuna conferma pubblica, nessun nome, ma abbastanza elementi per accendere i riflettori su una possibile catena di finti furti.
Al centro delle segnalazioni ci sarebbero auto di grande valore, non utilitarie di passaggio ma vetture di fascia alta. In uno dei casi più citati, si parla di un SUV dal valore vicino ai 100 mila euro. I proprietari si sarebbero presentati alla Caserma dei Carabinieri di Cavagnolo, denunciando la sparizione del mezzo. Denunce che, sul piano formale, risultano corrette, ma sulle quali ora si starebbe lavorando per capire se dietro il racconto si nasconda un furto reale o una simulazione di reato.
Il possibile movente è quello più classico e, al tempo stesso, più insidioso: l’assicurazione. Denunciare un furto inesistente può consentire, se non smascherati, di incassare un indennizzo elevato, soprattutto quando il mezzo è coperto da polizze complete. Un copione noto alle compagnie assicurative, che negli ultimi anni hanno rafforzato in modo significativo i sistemi antifrode, collaborando sempre più strettamente con le forze dell’ordine.
Resta però la domanda più concreta: che fine fanno le auto oggetto delle denunce? Le ipotesi al vaglio degli investigatori sono diverse. In alcuni casi, la sparizione potrebbe servire a coprire incidenti autonomi o danni gravi, rendendo il mezzo di fatto invendibile. In altri, le vetture potrebbero essere cedute a commercianti senza scrupoli, per poi essere rivendute all’estero, anche intere, grazie a documenti contraffatti. Non manca poi l’ipotesi dello smontaggio, con la reimmissione sul mercato dei pezzi di ricambio. Un affare redditizio: su un SUV di alta gamma, anche un singolo faro può valere centinaia, se non migliaia di euro.
Il contesto in cui si inseriscono queste vicende è tutt’altro che locale. In Italia gli addetti ai lavori segnalano da tempo un aumento dei falsi furti legati a truffe assicurative, spesso intrecciati a difficoltà economiche o alla necessità di liberarsi di veicoli danneggiati o svalutati. Un fenomeno che ha un effetto domino: sottrae risorse al sistema e contribuisce, nel tempo, a far lievitare i premi assicurativi anche per gli automobilisti onesti.
Per smascherare i cosiddetti “finti furti”, le forze dell’ordine incrociano tecnologia e metodo investigativo. I dispositivi elettronici, i tracciamenti GPS, l’analisi delle celle telefoniche e il confronto tra i dati tecnici e le versioni fornite dai denuncianti permettono spesso di individuare incongruenze. Tempi che non tornano, percorsi incompatibili, dettagli che cambiano nei racconti: sono questi i primi campanelli d’allarme che fanno scattare gli approfondimenti.
Il tutto avviene mentre, parallelamente, crescono anche i furti reali. Il quadro nazionale parla chiaro: nel 2025 sono state rubate oltre 13 mila Fiat Panda, a cui si aggiunge un numero elevato di sottrazioni di mezzi commerciali. Un doppio fronte che complica il lavoro investigativo, costringendo a distinguere con attenzione tra vittime autentiche e impostori.
A Verrua, intanto, le domande restano aperte. Quante sono le denunce realmente sospette? Quante, invece, raccontano furti veri? Quale percorso seguono le vetture sparite tra Verrua e Cavagnolo? E quanto pesa il fattore economico nella scelta di simulare un reato? Risposte che arriveranno solo dagli accertamenti ufficiali. Fino ad allora, tra silenzi istituzionali e voci di paese, il confine tra cronaca nera e truffa resta sottile, e tutt’altro che facile da tracciare.

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