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Cronaca
23 Gennaio 2026 - 17:11
Ruba in un negozio di abbigliamento per bambini: donna arrestata a Vinovo rimessa in libertà
Paga quasi tutto, ma non abbastanza da evitare l’arresto. È finita davanti al tribunale di Torino una 25enne residente in un campo nomadi del Vercellese, arrestata dai carabinieri dopo un furto avvenuto in un negozio di abbigliamento per l’infanzia all’interno del complesso Mondojuve di Vinovo, nel Torinese. Una vicenda che ruota attorno a pochi capi d’abbigliamento, ma che ha comunque portato all’applicazione di una misura cautelare, seppur meno afflittiva di quanto richiesto dalla procura.
I fatti risalgono al 21 gennaio. La giovane, insieme alle sorelle, aveva prelevato numerosi indumenti per bambini dagli scaffali del punto vendita. Una volta scoperta dal personale, ha regolarizzato la propria posizione pagando alla cassa gran parte della merce, versando 458 euro. Il controllo, però, non si è fermato lì. Sotto il giaccone, infatti, i militari hanno rinvenuto tre magliette, per un valore complessivo di 93 euro, che non erano state pagate.
A quel punto è scattato l’arresto per furto, nonostante la donna fosse incensurata. Dagli accertamenti è emerso però che a suo carico risultavano alcune segnalazioni pregresse da parte delle forze dell’ordine, elemento che ha contribuito alla decisione di condurla in caserma per ulteriori verifiche. Fino all’udienza di convalida, la 25enne è rimasta trattenuta nelle camere di sicurezza della tenenza dei carabinieri di Nichelino.
Comparsa oggi davanti al giudice del tribunale di Torino, la giovane ha ammesso l’accaduto. La procura aveva chiesto l’applicazione degli arresti domiciliari, ritenendo il comportamento meritevole di una misura restrittiva. Il giudice, tuttavia, ha optato per una soluzione meno severa, disponendo la rimessione in libertà con l’obbligo di presentazione due volte alla settimana presso gli uffici di polizia.
Nel corso dell’udienza non è stato chiarito se il trattenere le tre magliette sia stato frutto di una dimenticanza o di una scelta consapevole. Un dettaglio che non ha impedito al procedimento di andare avanti, ma che potrebbe assumere rilievo nelle fasi successive del giudizio. La donna è stata assistita in aula dall’avvocato Domenico Peila.
Resta una vicenda dai contorni paradossali: un furto quasi interamente “sanato” al momento della scoperta, ma non abbastanza da evitare l’arresto. Un episodio che mostra come, anche per importi contenuti, la linea tra pagamento tardivo e responsabilità penale possa restare sottile, soprattutto quando emergono irregolarità durante i controlli successivi.

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