Un nuovo passaggio giudiziario segna l’inchiesta sulle violenze in piazza a Torino dell’autunno scorso. La Procura di Torino ha chiesto oggi l’applicazione di misure cautelari nei confronti di 18 antagonisti, per i quali è stata avanzata l’ipotesi degli arresti domiciliari. Nelle ultime ore la polizia ha notificato a tutti il decreto di fissazione degli interrogatori preventivi, atto preliminare previsto prima di un’eventuale decisione restrittiva da parte del giudice.
I provvedimenti, emessi dal gip del tribunale di Torino, si inseriscono in un filone investigativo che ricostruisce una sequenza di episodi avvenuti tra settembre e novembre nel capoluogo piemontese. Le accuse contestate, a vario titolo, sono danneggiamento, violenza privata aggravata, resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale. Tredici degli indagati risultavano già sottoposti a misure cautelari a partire dal 9 gennaio.
Il primo evento al centro dell’indagine è la manifestazione del 24 settembre in sostegno alla Global Sumud Flotilla. Dopo il concentramento iniziale in piazza Castello, circa 1.500 persone hanno sfilato in corteo fino alla stazione ferroviaria di Porta Susa. Qui, secondo la ricostruzione degli inquirenti, circa 700 manifestanti avrebbero forzato uno degli accessi, occupando i binari per oltre un’ora e causando il blocco della circolazione ferroviaria, con pesanti ripercussioni sul traffico dei treni.
Un secondo capitolo riguarda quanto accaduto il 2 ottobre all’aeroporto Sandro Pertini di Caselle. Una trentina di attivisti, arrivati in bicicletta, avrebbe tagliato la recinzione perimetrale riuscendo ad accedere all’interno del sedime aeroportuale. L’azione avrebbe determinato la sospensione dei voli per circa trenta minuti, con l’intervento delle forze dell’ordine per ripristinare le condizioni di sicurezza.
Nella stessa giornata, sempre secondo gli atti dell’inchiesta, si è svolto un corteo di circa 10.000 persone che, dopo aver attraversato il centro cittadino, ha raggiunto l’area delle Ogr. Qui, alla vigilia dell’Italian Tech Week, alcuni manifestanti avrebbero scavalcato e aperto dall’interno i cancelli perimetrali, consentendo l’accesso alla struttura. Gli investigatori contestano danneggiamenti a arredi, monitor, vetrate e a quattro autovetture di Stellantis.
Il quadro che emerge dagli atti è quello di una serie di azioni considerate coordinate e ad alto impatto, sia per la sicurezza pubblica sia per i servizi essenziali, dalla mobilità ferroviaria al traffico aereo. Ora la parola passa agli interrogatori preventivi, durante i quali gli indagati potranno esporre la propria versione dei fatti prima che il giudice decida sull’eventuale applicazione delle misure cautelari richieste dalla Procura. Un passaggio delicato che potrebbe segnare una svolta nell’inchiesta sulle proteste che hanno segnato l’autunno torinese.