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No alla "festa di Askatasuna": Unito chiude Palazzo Nuovo per motivi di sicurezza. I collettivi: "Comportamento vigliacco"

La decisione dell’Ateneo provoca disagi in piena sessione d’esami e accende la protesta del Cua, che parla di atto autoritario e sposta l’evento al Manituana

No alla "festa di Askatasuna": Unito chiude Palazzo Nuovo per motivi di sicurezza. I collettivi: "Comportamento vigliacco"

No alla "festa di Askatasuna": Unito chiude Palazzo Nuovo per motivi di sicurezza. I collettivi: "Comportamento vigliacco" (a destra: la rettrice Prandi)

I cancelli di Palazzo Nuovo restano chiusi e davanti all’ingresso di via Sant’Ottavio si accumulano studenti spaesati, avvisi stampati all’ultimo momento e un malcontento che cresce ora dopo ora. La scelta dell’Università di Torino di disporre la chiusura straordinaria della principale sede umanistica per venerdì 23 e sabato 24 gennaio, motivata da ragioni di sicurezza, ha aperto un duro confronto con il Collettivo universitario autonomo (Cua), che accusa la dirigenza di un comportamento «vigliacco, autoritario e inutilmente allarmista».

La decisione dell’Ateneo è arrivata nella serata di giovedì 22 gennaio, a poche ore dall’evento musicale annunciato sui social dal Cua, realtà studentesca legata al centro sociale Askatasuna, per la serata di venerdì. Un’iniziativa non autorizzata, secondo quanto precisato dall’Università, che avrebbe richiamato un numero elevato di persone in una struttura ritenuta non idonea a ospitare eventi di questo tipo e priva dei necessari requisiti di sicurezza. Da qui la scelta di chiudere l’intero edificio e di ricollocare esami, convegni e attività didattiche in sedi adiacenti.

Una scelta che ha però avuto un impatto immediato e concreto sulla vita universitaria. Molti studenti hanno scoperto la chiusura solo arrivando davanti ai cancelli, mentre le comunicazioni ufficiali sono arrivate via mail nella mattinata di venerdì, quando ormai la decisione era già operativa. In piena sessione d’esami, il disagio è stato evidente, tra chi doveva sostenere una prova, chi aveva programmato ore di studio in biblioteca e chi si è trovato costretto a spostarsi all’ultimo momento in altre sedi.

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Il Cua ha reagito con una nota durissima, parlando di un’università «blindata in piena sessione» per impedire una festa «come se ne sono fatte tante fino a oggi», rivendicata come momento di socialità autogestita, fuori dalle logiche del profitto. Secondo gli autonomi, la chiusura dimostrerebbe «poco rispetto per i mesi di studio necessari a preparare gli esami e per la dedizione di centinaia di studentesse, studenti e docenti», oltre a rivelare una gestione autoritaria che usa il tema della sicurezza come pretesto.

Nella critica, gli studenti chiamano in causa anche questioni irrisolte da tempo, come la presenza dell’amianto all’interno di Palazzo Nuovo, sottolineando come l’attenzione alla sicurezza sembri emergere solo in determinate circostanze. Il tono è quello di uno scontro politico e simbolico, che va oltre il singolo evento: «L’università appartiene alle studentesse e agli studenti», scrivono, avvertendo che la vicenda «non finisce qua».

Nel frattempo, la festa annunciata per Palazzo Nuovo è stata confermata ma spostata negli spazi del Laboratorio culturale autogestito Manituana, in largo Vitale. Una soluzione che evita lo scontro diretto all’interno dell’Ateneo ma non placa le tensioni, né cancella il disagio vissuto da chi, venerdì mattina, si è trovato davanti a una sede chiusa senza un preavviso adeguato.

Dal canto suo, l’Università ribadisce di aver agito per tutelare le persone e prevenire rischi, sottolineando di aver appreso dell’evento esclusivamente dalla locandina diffusa sui social e di non aver mai autorizzato l’iniziativa. Una linea che, però, non ha impedito che la chiusura straordinaria diventasse un caso politico e universitario, destinato a lasciare strascichi nel rapporto già teso tra dirigenza e una parte del mondo studentesco.

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