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Cronaca
18 Gennaio 2026 - 13:39
Aalba Parietti scuote i social: “aprite gli occhi su crans montana e sulla giustizia”
Alba Parietti interviene con toni durissimi su quanto sta accadendo a Crans-Montana, dopo la notizia della richiesta di 400 mila euro di cauzione per la libertà dei coniugi Moretti, proprietari del bar Le Constellation, indagati a Sion, in Svizzera. Un intervento lungo, carico di rabbia e disperazione, affidato ai suoi canali social, nel quale la showgirl torinese prende le distanze dall’immagine pubblica che molti si aspettano da lei e sceglie di parlare apertamente di giustizia, responsabilità e futuro.
«Lo so che vi aspettate da me c**i, t***e, risate e c*****e, ma io non ce la faccio, vi giuro, con quest'inizio d'anno. Io capisco che per qualcuno sto diventando pesante ma non riesco a essere diversa da così. Voi mi dovete scusare perché sono arrabbiata, sono troppo dispiaciuta, sono troppo disperata nel vedere che mondo di m**** stiamo lasciando alle nuove generazioni».
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Il punto di partenza è proprio la decisione della Procura svizzera, che ha fissato la cauzione per la libertà dei coniugi Moretti. «400 mila euro per 2 persone che hanno dei capi di imputazione da far rabbrividire il peggiore dei criminali. La cosa che mi ha lasciato più incredula è che comunque questi signori continuano a potersi permettere di vivere in libertà, pagando, quindi l'unico valore che c'è in Svizzera evidentemente è il denaro, questo un po' lo sapevamo, ma non fino a questo punto», afferma.
Parietti entra poi nei dettagli delle modalità con cui sarebbe stata gestita la misura restrittiva: «Lui è stato incarcerato per pochissimo tempo e verranno liberati per 200 mila euro a testa su cauzione. Una delle notizie che mi ha lasciato più incredula è che nei nove giorni che erano agli arresti domiciliari gli è stata lasciata la possibilità di utilizzare il telefono. Loro hanno avuto tutto il tempo a disposizione per cancellare, per mettersi d'accordo, per gestire. Risultano praticamente nullatenenti, pur con Porsche e tutto quello che sappiamo dei loro locali».
Nel suo racconto emerge anche il riferimento a un presunto benefattore pronto a coprire la cifra richiesta: «Al punto tale che c'è un benefattore che c'è un anonimo amico che vuole premiare queste due persone invece di prenderne debitamente le distanze». Un passaggio che porta Parietti ad allargare il discorso alle responsabilità istituzionali: «Chi non ne prende le distanze fino in fondo a questo punto è il governo svizzero che invece di approfondire le indagini che fanno acqua da tutte le parti ma soprattutto che c'erano delle falle spaventose che sono responsabilità di tutti. Il locale non aveva le uscite di sicurezza. I Moretti sono arrivati e hanno costruito questi locali avendo licenze come gli pareva senza però avere nulla di quello che serviva per la sicurezza delle persone in particolare per dei ragazzi».
Il giudizio sulla Svizzera è netto e senza sconti: «La Svizzera ci sta continuando a dire che fa il cavolo che gli pare perché evidentemente il denaro è l'unica cosa che conta. Quindi che le persone che hanno la possibilità di portare denaro in Svizzera lo possono continuare a fare tranquillamente. Questo è il segnale che la Svizzera ci sta dando, che sta dando in tutta Europa. Le famiglie si stanno sentendo dire, signori non vi preoccupate qui rimane un paradiso dove chi ha denaro che proviene non si sa da che parte, basta che ci sia guadagno per tutti e tutto sarà condonato».
Nel finale, Alba Parietti richiama un tragico precedente internazionale, mettendo in guardia da possibili derive già viste altrove: «Io non vorrei che questa storia finisse come quel film brasiliano. Andatevi a vedere quel film che racconta la storia del Kiss, un locale dove persero la vita 250 ragazzi morti per esalazioni di gas, calpestamenti, incendio. Le dinamiche non sono uguali, ma sono uguali le dinamiche dal punto di vista dell'inumanità e dell'immoralità. Il fatto che queste persone in Brasile gli indagati inizialmente erano 28, poi 4, ma nemmeno quei 4 oggi sono in galera. Qui rischiamo che un po' alla volta si manifesti lo stesso tipo di situazione». E conclude con un appello diretto: «Cerchiamo di preservare i nostri diritti perché i diritti di queste persone sono i diritti di tutti noi, quindi quello che è capitato a questi ragazzi poteva capitare a qualsiasi dei nostri figli…».
L’ultimo messaggio è un invito alla presa di coscienza collettiva: «Io vi chiedo di aprire gli occhi su tutto e di cominciare da voi stessi che se non cominciamo da noi stessi a indignarci e a chiedere giustizia per quanto sta accadendo a Crans così come in tutte le parti del mondo dove ci sono ingiustizie enormi».
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