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05 Marzo 2026 - 16:38
A San Benigno Canavese il primo soccorso entra in classe. E lo fa partendo da un’idea semplice: insegnare ai ragazzi che sapere cosa fare nei primi minuti di un’emergenza può salvare una vita.
È questo il senso dell’incontro che si è svolto il 3 marzo al CNOS-FAP Salesiani, dove è stato presentato il progetto “SoccorriAttori – Il Primo Soccorso in Scena”, iniziativa dell’associazione SoccorriAttori APS che porta tra i banchi di scuola le manovre salvavita, dall’intervento in caso di arresto cardiaco all’utilizzo del defibrillatore.
Un progetto che non punta solo alla formazione tecnica, ma a qualcosa di più ambizioso: creare una rete di ragazzi capaci di diffondere queste competenze nella vita quotidiana.
All’incontro hanno partecipato 83 studenti delle classi A2, E2, C2B e C2A. Non erano semplici spettatori: erano già stati formati nelle settimane precedenti attraverso le attività del progetto e durante la mattinata hanno raccontato e mostrato ciò che avevano imparato. L’evento è stato quindi anche un momento di restituzione pubblica del percorso svolto, con testimonianze, letture e dimostrazioni.
Il progetto, come spiegano i promotori, nasce proprio con questo obiettivo. «SoccorriAttori è nato per i ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado, per insegnare come agire in caso di necessità, di emergenza», raccontano Manuela Livoni e Alessandro Ferrando, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’associazione di promozione sociale "SoccorriAttori". L’idea è quella di partire dai più giovani, considerati il terreno più fertile su cui seminare una cultura della prevenzione e dell’aiuto.
«Abbiamo scelto i ragazzi perché sono il terreno fertile dove piantare un semino. Loro imparano, tornano a casa e raccontano alle famiglie quello che hanno visto. Le manovre salvavita sono semplici e si imparano in pochi minuti».
È quello che l’associazione definisce “effetto moltiplicatore”: non limitarsi a formare chi partecipa al corso, ma trasformare ogni studente in un divulgatore. I ragazzi imparano le manovre di rianimazione cardiopolmonare, la gestione delle ostruzioni delle vie respiratorie e l’uso del defibrillatore, poi portano queste conoscenze nel proprio ambiente quotidiano.
«Formiamo i ragazzi perché poi siano loro a diffondere queste competenze tra amici, compagni di sport e familiari. Così le informazioni si moltiplicano e arrivano nelle case.»
Il progetto si inserisce nel solco della Legge 116 del 2021, che promuove la diffusione della formazione BLSD nelle scuole e l’installazione dei defibrillatori negli istituti: un percorso che punta a rendere sempre più diffusa la cultura del primo soccorso tra i giovani.

Manuela Livoni di "SoccorriAttori"
Le lezioni alternano teoria e pratica. Gli studenti provano direttamente sui manichini le manovre di disostruzione e di rianimazione cardiopolmonare, simulando situazioni di emergenza e imparando a mantenere lucidità e controllo nei momenti critici.
Durante l’incontro uno dei momenti più intensi è stato la lettura della lettera di una ragazza di 23 anni, che ha raccontato la sua esperienza davanti agli studenti.
«So che per alcuni di voi queste lezioni possono sembrare tempo perso. Anch’io all’inizio la pensavo così. Ma la vita è imprevedibile e può capitare di trovarsi davanti a una persona che sta male. In quel momento sapere cosa fare può davvero cambiare tutto.»
La ragazza racconta di aver dovuto intervenire per aiutare una persona molto cara durante un momento critico. Un’esperienza che le ha fatto capire quanto la formazione possa fare la differenza.
«In quei momenti la razionalità quasi non esiste, entra in gioco l’istinto. Ma l’istinto deve essere quello giusto, quello che ti fa ricordare ciò che hai imparato.»
Il progetto prevede anche il coinvolgimento diretto degli studenti come “ambassador”, ragazzi che a loro volta trasmettono ad altre persone ciò che hanno imparato, contribuendo a diffondere la cultura del primo soccorso nelle famiglie e nella comunità.
A sostenere l’iniziativa c’è anche una partnership con Philips, azienda impegnata nella diffusione dei defibrillatori e dei sistemi di cardioprotezione.
L’iniziativa punta anche a rafforzare la cardioprotezione delle scuole: l’obiettivo è donare defibrillatori DAE negli istituti dove ancora mancano, coinvolgendo il territorio e i cittadini in una raccolta che vede impegnati Philips e SoccorriAttori.
Per il direttore del CNOS-FAP Salesiani, Lucio Reghellin, il progetto si inserisce perfettamente nel percorso educativo della scuola professionale.
«All’inizio dell’anno scolastico ho ricevuto questa proposta e mi è piaciuta subito», spiega. «Per noi il tema della sicurezza è centrale: i nostri studenti svolgono attività pratiche e lavorano con macchinari, quindi la cultura della sicurezza è fondamentale.»
Ma c’è anche una motivazione personale.
«Ho vissuto sulla mia pelle la necessità di essere soccorso e mi è capitato anche di soccorrere qualcuno. Per questo credo che insegnare ai giovani queste manovre sia qualcosa di molto importante.»
L’obiettivo è semplice e allo stesso tempo ambizioso: fare in modo che sempre più persone sappiano intervenire nei momenti decisivi.
«Mi auguro che se un giorno i nostri ragazzi si trovassero davanti a una situazione di emergenza, scatti l’istinto di intervenire. E che questa cultura del primo soccorso si diffonda sempre di più anche nelle famiglie e nella società.»
È questa la scommessa del progetto SoccorriAttori: trasformare una lezione in qualcosa che va oltre la scuola. Perché quando si parla di primo soccorso, a volte bastano pochi minuti per cambiare il destino di una persona.

La presentazione del progetto
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