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Cronaca
16 Gennaio 2026 - 20:09
La libertà dopo la strage: 400mila franchi per chi è indagato per 40 morti (in foto JACQUES MORETTI JESSICA MARIC, PROPRIETARI DEL LOCALE)
La libertà potrebbe costare a Jacques Moretti e Jessica Moretti 400mila franchi svizzeri, circa 430mila euro. È la cauzione chiesta dalla procura generale di Sion per i proprietari del Constellation di Crans-Montana, indagati per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo dopo il devastante rogo della notte di Capodanno, in cui hanno perso la vita 40 persone e 116 sono rimaste ferite. In attesa che il Tribunale di garanzia si pronunci, stabilendo anche eventuali misure cautelari come l’uso del braccialetto elettronico, l’uomo resta detenuto, mentre la moglie è sottoposta all’obbligo di firma e al divieto di espatrio, con il passaporto già consegnato alle autorità.
Parallelamente all’inchiesta penale, la Svizzera sta lavorando a un pacchetto di interventi economici destinati alle famiglie delle vittime. Sono previste misure di emergenza, contributi per le spese mediche e, in una fase successiva, indennizzi più consistenti, in gran parte regolati dalla legge federale per l’aiuto alle vittime di reati. In alcuni casi, le erogazioni potrebbero superare i 200mila franchi, restando però separata la complessa questione assicurativa, che verrà definita solo alla luce degli esiti giudiziari.
Il dossier è al centro di una fitta interlocuzione diplomatica tra Italia e Svizzera. Nelle ultime ore l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado ha incontrato a Sion Stéphane Ganzer, consigliere di Stato per la sicurezza del Cantone del Vallese, equivalente del ministro dell’Interno. «C’è un clima positivo, un’ottima collaborazione a livello bilaterale, sia con le autorità del Canton Vallese sia con quelle federali», ha dichiarato Cornado. Il diplomatico ha inoltre riferito di aver ricevuto «assicurazioni sul fatto che l’inchiesta verrà condotta con rigore e indipendenza», sottolineando che «da parte dei vertici del Cantone del Vallese c’è la massima collaborazione con le autorità italiane e un impegno ferreo: anche loro si attendono risposte perché in questa tragedia ci sono anche vittime vallesane».
Sul fronte italiano, prosegue l’attività della procura di Roma, che ha aperto un fascicolo per omicidio plurimo colposo, lesioni colpose e incendio. Su delega dei magistrati romani, la procura di Milano ha notificato ai legali delle famiglie di Chiara Costanzo e Achille Barosi l’avviso di fissazione dell’autopsia, passaggio decisivo per accertare le cause dei decessi. Gli avvocati Antonio Bana e Stefano Cassamagnaghi, che assistono i genitori di Achille, stanno inoltre procedendo con la costituzione di parte civile nell’indagine svizzera.

Le sei vittime italiane
Resta aperta anche l’ipotesi di una costituzione di parte civile da parte del governo italiano, con un possibile coinvolgimento della Commissione europea nel procedimento elvetico. Da Bruxelles è arrivato un primo chiarimento attraverso la portavoce Arianna Podestà, che ha spiegato: «La Commissione può partecipare ai procedimenti giudiziari nazionali solo quando devono essere rappresentati interessi o diritti previsti dai Trattati europei» e «alle condizioni che disciplinano l’ammissione ai procedimenti giudiziari previste dal diritto nazionale pertinente», senza però specificare se vi sarà un effettivo ingresso nel processo.
Nelle prossime ore è attesa l’ordinanza del Tribunale vallesano sulle misure cautelari per i coniugi Moretti, proposte dagli inquirenti una settimana fa dopo un interrogatorio durato quasi sette ore. Le richieste sono state motivate soprattutto dal pericolo di fuga, accogliendo solo in parte le istanze dei legali delle famiglie delle vittime, che hanno evocato anche il rischio di inquinamento delle prove. L’avvocata Nina Fournier, legale di alcune parti offese, ha scritto alla procura che «sia il rischio di inquinamento delle prove che il rischio di fuga sono sufficienti per l’arresto dei due sposi in detenzione cautelare», chiedendo anche il sequestro di tutti i beni e immobili della coppia.
Dello stesso avviso è Mikael Guerra, altro legale delle vittime, secondo il quale «il rischio di fuga è concreto e serio, tanto più alla luce del divieto di esercitare l’attività pronunciato dal Comune già il 5 gennaio». Per Guerra, «ne consegue che ogni interesse economico in Svizzera della coppia, di nazionalità francese, è ormai venuto meno, rivelando pertanto un indebolimento, se non un’assenza, di attività professionale in Svizzera». E conclude: «La facilità di lasciare il territorio in quanto cittadini francesi, tanto più considerata la presenza di confini terrestri, non garantisce alcun controllo sulla loro presenza e disponibilità».

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