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Cronaca
14 Gennaio 2026 - 17:00
Casale Monferrato quarant’anni dopo l’Eternit: rimossi quasi due milioni di metri quadrati di amianto (immagine di repertorio)
Casale Monferrato prova oggi a misurare il peso di una storia industriale che l’ha segnata come poche altre città al mondo e a trasformarla in un percorso di risanamento senza precedenti. A quasi quattro decenni dalla chiusura dello stabilimento Eternit, il bilancio delle bonifiche parla di oltre 1,89 milioni di metri quadrati di amianto rimossi, pari a 51.200 tonnellate di materiale conferite in discarica. Numeri che, secondo l’amministrazione comunale, collocano Casale tra i territori più controllati e decontaminati sul fronte dell’amianto.
«La città di Casale Monferrato è oggi una delle realtà più sicure e monitorate del mondo per la sicurezza da amianto», sottolinea il sindaco Emanuele Capra, richiamando una consapevolezza maturata in modo drammatico, prima e più intensamente che altrove. Proprio quella consapevolezza, aggiunge, ha spinto amministrazioni e comunità a riconoscere l’amianto come un problema grave, da affrontare con coscienza, efficienza e tempestività, senza rimozioni né scorciatoie.
Il lavoro non ha riguardato soltanto il perimetro cittadino. Casale è capofila del Sito di interesse nazionale (SIN) che comprende 48 Comuni – 45 in provincia di Alessandria, due in quella di Vercelli e uno in provincia di Asti – su una superficie complessiva di quasi 74mila ettari. Un’area vasta, che ha richiesto un coordinamento costante tra enti, risorse e priorità operative.
Dal 1998 a oggi, le coperture pubbliche bonificate hanno raggiunto circa 150mila metri quadrati, mentre sul fronte privato sono stati 3.411 gli edifici interessati dagli interventi, per una superficie effettiva di oltre 1,36 milioni di metri quadrati. A questi numeri si aggiunge il servizio di ritiro porta a porta, attivo dal 2001, che ha consentito lo smaltimento di ulteriori 373mila metri quadrati di coperture contenenti amianto, offrendo ai cittadini uno strumento concreto per eliminare il rischio senza ostacoli burocratici o costi insostenibili.
Il risultato complessivo, aggiornato al 31 dicembre 2025, racconta di decine di milioni di euro investiti in interventi pubblici e di oltre 30 milioni di contributi erogati ai privati, con il totale esaurimento delle graduatorie delle richieste di bonifica. Un dato che segna un passaggio simbolico: la domanda di intervento, accumulata negli anni, è stata interamente presa in carico.
Resta aperto, ma ormai vicino alla conclusione, il capitolo dei siti di polverino, le aree contaminate dalle polveri di lavorazione dell’amianto. Dei 227 siti censiti, 217 sono già stati bonificati. Per i dieci rimanenti, cinque cantieri sono programmati per l’inizio di febbraio 2026, mentre gli altri saranno affrontati nel corso dell’anno, completando un percorso che ha richiesto tempo, risorse e una vigilanza continua.
Casale Monferrato continua così a convivere con la memoria di una ferita profonda, ma anche con la responsabilità di trasformarla in un modello di risanamento ambientale. Un’esperienza che nasce dal dolore e dalla consapevolezza, e che oggi viene indicata come riferimento per la gestione di uno dei più gravi disastri sanitari e ambientali del Novecento italiano.

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