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Da Bodincomagus a Industria fino a Monteu da Po. Storie dell'Antica Roma in Piemonte

Industria, la città romana sul Po: traffici, officine di bronzo e il culto di Iside rivivono grazie alla valorizzazione locale e agli interventi istituzionali

A pochi chilometri da Chivasso e da Torino, nel silenzio della campagna che guarda il Po, riaffiora un frammento potente di storia antica. Si chiama Industria ed è uno dei rarissimi siti archeologici romani presenti in Piemonte: una città del I secolo avanti Cristo che oggi torna al centro dell’attenzione grazie all’impegno congiunto del Comune di Monteu da Po, della Città metropolitana di Torino e del Ministero della Cultura.

Il video realizzato dalla Città metropolitana racconta un luogo che sorprende per stratificazione e vitalità. Già citata dalle fonti antiche come oppidum, dunque centro urbano di rilievo, Industria deve la sua fortuna alla posizione strategica lungo il Po, vera autostrada fluviale dell’antichità. Da qui transitavano merci e metalli, grazie anche al collegamento con la Dora e con la Valle d’Aosta. Un crocevia commerciale che attirò famiglie di imprenditori e mercanti, come testimoniano le iscrizioni epigrafiche delle gens Lollia e Avillia, presenti anche in altre città della penisola.

Non solo commercio, però. Industria fu anche un centro produttivo dinamico, con officine e laboratori specializzati nella lavorazione del bronzo. Una realtà economica così vivace da lasciare il segno perfino nel nome della città: “Industria”, appunto, simbolo di intraprendenza e capacità manifatturiera in epoca romana.

Ma c’è un elemento che rende questo sito unico e affascinante: il culto di Iside. Tra i resti archeologici emergono tracce di un importante tempio dedicato alla divinità egizia, segno di una contaminazione culturale che racconta quanto il mondo romano fosse aperto agli influssi religiosi provenienti dal Mediterraneo orientale. Lungo il cardo, la via principale percorsa dai carri, si snodava il cammino verso l’area sacra. Alle spalle dei visitatori oggi si può ammirare un raro mosaico a tessere bianche e nere, testimonianza di un passato raffinato e cosmopolita.

Secondo gli archeologi, qui si svolgeva una delle prime grandi manifestazioni religiose di massa della storia pagana: un pellegrinaggio che richiamava fedeli da territori lontani per celebrare i riti dedicati a Iside. Un evento che trasformava la città in un centro pulsante di spiritualità e scambi.

industria

Dal 2010 l’amministrazione comunale ha deciso di investire con convinzione sulla valorizzazione dell’area. Una scelta strategica che, come sottolineato nel video, punta non solo a una possibile ricaduta economica ma soprattutto a un progresso culturale e a una crescita dell’identità territoriale. La Città metropolitana di Torino affianca il Comune in questo percorso, mentre la gestione del sito è affidata al Ministero della Cultura, con la direzione dell’archeologa Sofia Uggé.

I numeri raccontano una curiosità in costante aumento: dal 2021 a oggi oltre 6.000 visitatori hanno scoperto Industria. Un risultato significativo per un piccolo Comune, che guarda al sito come a un punto di arrivo ma anche di ripartenza. L’obiettivo è chiaro: far conoscere, promuovere e rendere sempre più fruibile questo patrimonio, trasformandolo in un riferimento culturale per l’intero territorio.

Industria, dunque, non è solo un sito archeologico. È la prova che anche nei centri minori si custodiscono tesori capaci di parlare al presente, di raccontare un passato di scambi, fede e lavoro, e di diventare motore di identità e consapevolezza collettiva. Un’antica città romana che, duemila anni dopo, torna a vivere.

Da Bodincomagus a Industria fino
a Monteu da Po. Storie dell'Antica Roma in Piemonte

Sulle rive della destra del Po, nel territorio dell’attuale Monteu da Po, si estendeva in età romana una città che, per posizione, funzione e carattere, rappresentò uno dei centri più significativi dell’antico Piemonte: Industria. Oggi il sito archeologico appare immerso nella quiete della campagna, ma tra il II secolo a.C. e la tarda età imperiale questo luogo fu un crocevia vitale di commerci, culti e relazioni, un punto di contatto tra la pianura padana, l’arco alpino e il più vasto mondo mediterraneo.

Prima della romanizzazione, l’area era occupata da un insediamento celto-ligure noto con il nome di Bodincomagus, termine che richiama esplicitamente la funzione mercantile del sito: “mercato sul Po”. Il fiume, chiamato Bodincus in ambito ligure, costituiva già allora una via di comunicazione privilegiata. Le popolazioni locali avevano compreso il valore strategico di quel punto, situato non lontano dalla confluenza con la Dora Baltea, dove le correnti si incontravano e le rotte si incrociavano. Quando Roma, nel corso del II secolo a.C., consolidò il proprio dominio sull’Italia settentrionale, il potenziale di quell’approdo non passò inosservato. Intorno al 124-123 a.C., nel quadro delle iniziative politiche e militari promosse dal console Marco Fulvio Flacco, fu fondata la colonia di Industria, inserita in un sistema di presidi destinati a garantire controllo territoriale e sviluppo economico.

Il nome stesso, Industria, evoca un’identità precisa: operosità, attività produttiva, dinamismo. Non si trattò di una denominazione casuale. La città nacque e prosperò come centro commerciale e artigianale, legato in modo inscindibile alla navigazione fluviale. Il Po rappresentava un’autostrada naturale lungo la quale circolavano merci, uomini, idee. Dalle regioni alpine, in particolare dall’area della futura Valle d’Aosta, giungevano metalli come ferro e rame, estratti dalle miniere e trasportati verso la pianura. A Industria queste materie prime venivano lavorate in officine specializzate, trasformate in oggetti di uso quotidiano, strumenti, manufatti artistici e votivi. La metallurgia costituì uno dei pilastri dell’economia locale, come dimostrano i numerosi reperti in bronzo rinvenuti nel corso degli scavi e oggi conservati in parte presso il Museo di Antichità di Torino.

Dal punto di vista urbanistico, Industria si presentava come una città pienamente inserita nella tradizione romana. L’impianto seguiva uno schema ortogonale, con assi viari principali che si intersecavano a formare isolati regolari. Case, botteghe e spazi pubblici si disponevano lungo strade ben tracciate, testimonianza di una pianificazione accurata. L’area del foro, cuore civico e politico, ospitava edifici destinati all’amministrazione e alla vita collettiva. Non si trattava di un grande centro paragonabile a Augusta Taurinorum, ma di una città di medie dimensioni che svolgeva un ruolo strategico nel sistema economico regionale. La presenza del porto fluviale ne faceva un nodo di redistribuzione: le merci provenienti dalle Alpi o dall’entroterra padano transitavano attraverso Industria, alimentando un circuito commerciale che collegava comunità diverse.

Accanto alla dimensione economica, la città sviluppò una fisionomia religiosa di straordinario interesse. Uno degli elementi più singolari fu il santuario dedicato a Iside e Serapide, divinità di origine egizia diffuse nel mondo romano attraverso il contatto con l’Oriente ellenistico. La presenza di questo complesso sacro in una località del Piemonte antico testimonia l’ampiezza delle reti culturali e spirituali dell’epoca. I culti isiaci, caratterizzati da rituali suggestivi e da un forte richiamo simbolico legato alla salvezza e alla rinascita, attiravano fedeli di diversa provenienza sociale. A Industria, il santuario doveva costituire non solo un centro di devozione, ma anche un punto di aggregazione e di identità collettiva, capace di rafforzare il prestigio della città. Le statue bronzee, gli ex voto e le iscrizioni rinvenute attestano una frequentazione intensa e una partecipazione viva alla vita religiosa.

La prosperità di Industria raggiunse il suo apice tra il I e il II secolo d.C., in piena età imperiale, quando la stabilità politica garantita da Roma favoriva gli scambi e la crescita urbana. In quel periodo la città doveva presentarsi animata e dinamica: barche attraccate lungo le rive del Po, artigiani al lavoro nelle officine, mercanti provenienti da diverse regioni, pellegrini diretti al santuario di Iside e Serapide. Il paesaggio sonoro e visivo era quello di un centro attivo, integrato in un sistema economico ampio e complesso.

Come accadde a molte realtà dell’Italia settentrionale, il destino di Industria fu però segnato da una serie di trasformazioni progressive. A partire dal III secolo d.C., il mondo romano entrò in una fase di instabilità politica ed economica. Le pressioni esterne lungo i confini e le difficoltà interne ridussero la sicurezza delle vie di comunicazione. A ciò si aggiunsero fattori ambientali: il corso del Po, soggetto a variazioni e spostamenti, mutò nel tempo, compromettendo la funzionalità del porto. Quando il fiume si allontanò dall’abitato o ne modificò l’assetto idrografico, la ragion d’essere commerciale della città venne progressivamente meno. Tra IV e V secolo d.C., anche in concomitanza con le incursioni di popolazioni barbariche e con il generale declino delle strutture urbane tardoantiche, Industria conobbe un lento ma inesorabile abbandono.

La popolazione si ridistribuì in aree più sicure, probabilmente sulle alture circostanti, dando origine ai nuclei insediativi che nel Medioevo avrebbero costituito il territorio di Monteu da Po. Le rovine dell’antica città rimasero in parte visibili e in parte sepolte, mentre materiali e pietre venivano riutilizzati in edifici successivi. Per secoli, la memoria di Industria sopravvisse in modo frammentario, affidata a toponimi e tradizioni locali.

A partire dal XVIII secolo, studiosi e antiquari iniziarono a interessarsi sistematicamente al sito. Le indagini archeologiche permisero di identificare con maggiore certezza l’antica colonia citata dalle fonti, tra cui Plinio il Vecchio, e di riportare alla luce strutture urbane, iscrizioni e manufatti. Le campagne di scavo successive hanno contribuito a delineare con maggiore precisione l’estensione e l’organizzazione della città, anche se una parte significativa dell’abitato resta ancora da esplorare.

Oggi l’area archeologica di Industria, nel territorio di Monteu da Po, rappresenta una testimonianza preziosa della romanizzazione del Piemonte e della complessità delle reti economiche e culturali dell’antichità. Camminare tra i resti delle strade, delle fondazioni e dell’area sacra significa attraversare le tracce di una comunità che seppe trasformare un approdo fluviale in un centro vitale, aperto agli scambi e alle influenze del Mediterraneo. Industria non fu soltanto una città di provincia: fu un laboratorio di integrazione tra mondo alpino, pianura padana e Oriente romano, un luogo in cui il fiume, il commercio e il culto si intrecciarono dando vita a una storia che ancora oggi, tra le pieghe del paesaggio, continua a raccontarsi.

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