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07 Gennaio 2026 - 11:51
Eternit gettato come spazzatura a Valperga: amianto a cielo aperto tra incuria, rischi sanitari e reati ambientali
In borgata Braidacroce, a Valperga, nei pressi della fabbrica Fenoglio GP, qualcuno ha deciso di liberarsi dell’eternit come se fosse un rifiuto qualsiasi. Lastre lasciate a terra, esposte agli agenti atmosferici, in un’area aperta e accessibile. Non un episodio marginale, ma l’ennesimo segnale di una inciviltà grave, che trasforma il territorio in una discarica abusiva e mette a rischio la salute di chi vive, lavora o semplicemente passa da quella zona.
L’eternit non è un rifiuto come gli altri. È amianto, un materiale la cui pericolosità è scientificamente provata e riconosciuta da decenni. Quando si degrada, si rompe o viene movimentato senza le dovute precauzioni, rilascia fibre microscopiche che possono essere inalate. Fibre invisibili, ma capaci di restare nei polmoni per anni e di provocare malattie gravissime, spesso con esiti fatali. Tra queste, l’asbestosi, il mesotelioma pleurico e diverse forme di tumore polmonare. Patologie che non si manifestano subito, ma dopo lunghi periodi di latenza, rendendo ancora più subdolo il rischio.
Abbandonare eternit in un’area non protetta significa esporre l’ambiente a un pericolo costante. Pioggia, vento, gelo e caldo contribuiscono nel tempo alla frammentazione del materiale, aumentando la dispersione delle fibre nell’aria e nel suolo. Il rischio non riguarda solo chi entra in contatto diretto con le lastre, ma anche chi vive nelle vicinanze, chi coltiva terreni, chi percorre le strade limitrofe. È un problema che non resta confinato nel punto di abbandono, ma si propaga.

Eppure, nonostante tutto questo sia noto, c’è ancora chi sceglie la strada più semplice e più criminale: scaricare il problema sull’ambiente. Smaltire correttamente l’amianto ha un costo, richiede procedure precise, ditte autorizzate, trasporto e conferimento in discariche speciali. Abbandonarlo illegalmente, invece, costa poco a chi lo fa, ma costa moltissimo alla collettività, che si trova poi a dover intervenire per la bonifica, spesso con fondi pubblici.
Dal punto di vista legale, le conseguenze per chi abbandona rifiuti pericolosi sono tutt’altro che lievi. La normativa italiana è chiara. L’abbandono e il deposito incontrollato di rifiuti pericolosi, come l’amianto, configura un reato ambientale. Le sanzioni non sono solo amministrative: si parla di responsabilità penale, con ammende elevate e, nei casi più gravi, arresto. Se dall’abbandono deriva un pericolo concreto per la salute pubblica o un danno ambientale significativo, le pene possono aggravarsi ulteriormente. A questo si aggiunge l’obbligo di ripristino e bonifica dei luoghi, a carico del responsabile, quando individuato.
Il problema, come spesso accade, è proprio l’individuazione di chi ha commesso il gesto. L’eternit compare, resta lì, e intanto il rischio aumenta. Per questo episodi come quello di borgata Braidacroce non possono essere archiviati come semplici segnalazioni di degrado. Sono campanelli d’allarme che chiamano in causa controlli, sorveglianza del territorio e una risposta rapida delle istituzioni. Ogni giorno in più con quell’amianto a cielo aperto è un giorno in cui il pericolo resta attivo.
C’è poi un aspetto che rende la vicenda ancora più amara: Valperga e il Canavese non sono territori estranei alla storia dell’amianto e alle sue conseguenze. Le cicatrici lasciate da questo materiale sono ancora presenti nella memoria collettiva, nelle storie di malattia e di lutto che hanno segnato intere comunità. Continuare ad assistere a episodi di abbandono illegale significa non aver imparato nulla da quel passato.
La segnalazione emersa sui social racconta un disagio diffuso: la sensazione che certi gesti possano avvenire nell’indifferenza, lontano dagli occhi, confidando nel fatto che “tanto nessuno farà nulla”. È proprio questa rassegnazione che va spezzata. Perché l’eternit abbandonato non è solo un rifiuto: è un atto di irresponsabilità collettiva, che chiama in causa chi lo ha lasciato, ma anche chi deve vigilare e intervenire.
Bonificare subito, individuare i responsabili e far rispettare la legge non è una richiesta esagerata. È il minimo indispensabile quando in gioco ci sono salute pubblica, ambiente e dignità del territorio.
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