AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
13 Gennaio 2026 - 18:31
Il sindaco
Nel Documento unico di programmazione (DUP) è comparsa, toh guarda, una cifra. Trecentottantamila euro. È quanto l’amministrazione comunale di Groscavallo ha inserito slla voce allargamento del cimitero. Una novità che arriva il 17 dicembre, durante il Consiglio comunale, e che non passa inosservata. Una sorpresa politica, amministrativa e – per molti cittadini – anche morale.
A segnalarlo è il gruppo consiliare Groscavallo Cambia, che collega direttamente questa novità a quanto accaduto appena due settimane prima, il 3 dicembre, quando la sala consiliare si era riempita come non accadeva da anni per un Consiglio comunale aperto, il primo dopo 16 anni di opposizione in aula, richiesto proprio dalla minoranza. Un Consiglio convocato per affrontare l’emergenza esplosa con l’avviso di estumulazione di circa 50 tombe nei cimiteri di Bonzo, Groscavallo e Forno.
In quell’occasione, nonostante le ripetute domande rivolte all’amministrazione su costi, tempistiche, iter amministrativo e modalità di reperimento delle risorse, nessuna cifra era stata fornita. Il sindaco Giuseppe Giacomelli, alla guida del Comune ininterrottamente dal 2004, aveva parlato di procedure complesse, di iter lunghi e di difficoltà nel reperire fondi, senza però indicare né una previsione economica né un cronoprogramma. Nessun riferimento, in aula, a quei 380 mila euro oggi comparsi nel Dup.
Il Consiglio comunale aperto del 3 dicembre si inseriva in un contesto già carico di tensione. Pochi giorni prima, il 27 ottobre, il sindaco aveva firmato una comunicazione ufficiale in cui si parlava di «una grave situazione di insufficienza dei cimiteri comunali» e dell’«impossibilità di provvedere tempestivamente all’ampliamento o alla costruzione di un nuovo cimitero». Un documento che annunciava l’avvio, nella stagione invernale 2026/2027, delle estumulazioni di una cinquantina di salme, alcune sepolte da sessanta, settanta, perfino ottant’anni.
Un avviso che ha avuto un impatto fortissimo sulla comunità. In sala consiliare, il 3 dicembre, c’erano non solo residenti, ma anche figli e nipoti arrivati da fuori paese, non residenti che da anni chiedono invano un loculo e famiglie chiamate ora a decidere il destino dei resti dei propri cari entro il 1° giugno 2026. Morale cimiteriale? Chi non risponderà entro quella data sarà considerato rinunciatario e il Comune procederà senza ulteriori comunicazioni, con la destinazione all’ossario comune. Una prospettiva che l’opposizione ha definito, senza giri di parole, «una fossa dove le ossa vengono buttate tutte insieme e mischiate».
Durante il Consiglio del 3 dicembre, l’Opposizione aveva ricostruito una storia lunga oltre vent’anni: promesse reiterate di ampliamento del cimitero, un terreno comunale acquistato da tempo, annunci elettorali mai tradotti in atti concreti e nessun cantiere mai aperto. Da qui la critica centrale: anziché ampliare il cimitero, si liberano posti estumulando tombe. Una scelta definita dall’opposizione come l’effetto di una mancata programmazione protratta per decenni.
Il 17 dicembre, con l’approvazione del Dup, qualcosa cambia almeno formalmente. Per la prima volta compare una cifra destinata all’allargamento del cimitero. Una cifra significativa, ma collocata nel 2026 e, come sottolinea Groscavallo Cambia, ancora priva di copertura certa. Durante il Consiglio, il sindaco ha parlato della possibilità di accendere un mutuo, confermando che il percorso è tutt’altro che definito e che l’intervento non è imminente.
Per l’opposizione, tuttavia, il nesso politico è evidente: «Prendiamo atto che, grazie al Consiglio comunale aperto del 3 dicembre, l’amministrazione si sia resa conto che il problema del cimitero è urgente e sentito». Una presa d’atto che riconosce come il confronto pubblico abbia rotto un silenzio durato anni e abbia costretto l’amministrazione a formalizzare almeno una previsione economica.
Resta ora la questione decisiva. Quei 380 mila euro, oggi previsti solo su carta, dovranno trasformarsi in un progetto reale, finanziato e cantierabile. «Come opposizione vigileremo affinché questa cifra venga davvero erogata e affinché il progetto del cimitero, dopo oltre vent’anni di promesse e attese, diventi finalmente realtà», ribadiscono i consiglieri.
Perché il problema non è solo amministrativo.La gestione dei cimiteri tocca il rapporto tra un Comune e i suoi cittadini nel punto più delicato: quello della memoria e della dignità dei morti. E quanto accaduto nelle ultime settimane ha mostrato cosa succede quando le scelte vengono rimandate troppo a lungo, trasformando una necessità prevedibile in un’emergenza.
Il Consiglio comunale del 3 dicembre ha messo a nudo tutte le contraddizioni di una vicenda irrisolta. Quello del 17 dicembre ha introdotto un elemento nuovo, ma ancora fragile. Ora la differenza la faranno solo i fatti. Perché tra una voce di bilancio e un’opera realizzata c’è di mezzo la credibilità di un’amministrazione e la fiducia di una comunità che, dopo vent’anni, chiede una sola cosa: che alle carte seguano finalmente i cantieri.
Scriveva Ugo Foscolo che i sepolcri servono ai vivi. Non ai morti. Ai vivi, per ricordare, per non perdersi, per dare un ordine al dolore.
Peccato che oggi i sepolcri servano soprattutto ai bilanci.
L’eternità, si scopre, è una variabile urbanistica. Funziona finché c’è spazio. Poi scade. E quando scade, arriva l’estumulazione. Parola nobile, quasi foscoliana. In realtà significa una cosa molto semplice: si riprende ciò che si era promesso di lasciare in pace.
Foscolo parlava di urne che custodiscono affetti. Oggi l’urna è subordinata a una risposta entro il 1° giugno. Se rispondi, forse. Se non rispondi, decido io. È la nuova forma della memoria condivisa: silenzio-assenso applicato ai morti.
Nel frattempo, la poesia è stata sostituita dal Dup. I sepolcri non sono più sacri, sono temporanei. Concessioni. Parentesi. Spazi da ottimizzare. Il morto ideale è quello che non occupa troppo.
Foscolo scriveva contro l’oblio. Noi abbiamo trovato qualcosa di meglio: la procedura. Che è più efficiente, più pulita, più moderna. Non cancella la memoria: la archivia. La sposta. La miscela. Tutti insieme, nell’ossario comune, dove finalmente non ci sono più differenze, nomi, storie. Una grande vittoria dell’uguaglianza postuma.
Il sepolcro, da luogo della continuità, è diventato un oggetto revocabile. Non garantisce più nulla, se non che prima o poi tornerà utile a qualcun altro. Come un appartamento in affitto. Foscolo parlava di patria, di eredità morale, di culto dei morti. Noi parliamo di rotazione delle sepolture.
E così, mentre si discute di ampliamenti rinviati, di cifre future, di promesse scritte a matita, si fa ciò che si fa sempre quando non si è deciso in tempo: si scava all’indietro. Letteralmente.
Forse Foscolo aveva torto. Forse i sepolcri non servono ai vivi. Servono finché non danno fastidio. Poi diventano un intralcio, una pratica da chiudere, un problema da risolvere. Con una firma.
Resta solo da aggiornare il poema. Non più Dei Sepolcri, ma Dei sepolcri disponibili.
Con scadenza.
Rinnovabili.
Salvo necessità.

Ecco le salme coinvolte:
BERARDO Bartolomeo 1958, BOTTINO Francesco 1957, SALVETTI Lodovico 1942, BERARDO Giovanni Angiolino 1930, SALVETTI Giuseppe 1957, RAPELLI Lorenzo 1945, PERROCCHIETTI Caterina 1938, RAPELLI Antonio 1946, GARBOLINO Boot Maddalena 1961, TORRENO Pietro 1941, MILONE Teresa in Torreno 1956, BERARDO Pietro 1961, GIRARDI Teresa 1943, RAPELLI Pietro 1943, BORGIOTTO Pierina 1962, MAGNETTI Maddalena 1944, RAPELLI Giovanna ved. Berardo 1944, GIRARDI Antonietta 1952, GIRARDI Battista 1951, GIRARDI Caterina nata Plano 1958, GERARDI Pietro 1934, GIRARDI Giuseppe 1938, GIRARDI Guglielmo 1929, PEROTTO Domenica 1965, GIRARDI Luigi 1952, COSTA Adelaide 1954, PECCHIO Maria 1965, VENERA Andrea 1920, GIRARDI Matteo 1938, VENERA Caterina 1922, GOFFI Angela 1943, GIRARDI Matteo 1951, GIRARDI Bartolomeo 1959, GERARDI Domenico 1958, SOBRILE Giuseppe 1956, VENERA Elisabetta 1925, VENERA Michele 1961, GRIVA Alessandro 1957, VIVENZA Marianna 1952, VIVENZA Edoardo 1957, VIVENZA Domenica 1948, VIVENZA Domenico 1949, VIVENZA Ernesto 1916, Parroco Don Quaranta 1946, GRIVA Maria Maddalena 1955, MICHIARDI Domenico 1950, MICHIARDI Maria Anna 1959, VIVENZA Pietro 1951, VIVENZA Giovanni 1958, MANGIARDI Battista 1953, VIVENZA Adelaide 1935, BONADE’ Cristina 1958, SIBILLA Lucia Maria ved. Griva 1957, DRAPPERO Agostino 1957, ENRIETTA Bernardo 1957, CHIANALE Luigi 1959.

Edicola digitale
I più letti
Ultimi Video
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.