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Cronaca
10 Gennaio 2026 - 09:01
Mohamed Shahin resta libero, la Cassazione riapre il caso e rimanda tutto ai giudici di Torino
La vicenda giudiziaria di Mohamed Shahin, 47 anni, imam di Torino, torna al centro dell’attenzione nazionale. La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio il provvedimento che lo riguarda, disponendo che gli atti tornino alla Corte d’appello di Torino per una nuova valutazione nel merito. Nel frattempo, l’imam resta in libertà, senza misure restrittive a suo carico.
La formula dell’annullamento con rinvio non equivale a una piena assoluzione né a un ribaltamento automatico delle decisioni precedenti, ma impone ai giudici del merito di riesaminare il caso attenendosi alle indicazioni della Suprema Corte. In concreto, spetta ora ai magistrati torinesi rivalutare la legittimità degli atti contestati, mentre Shahin rimane libero in attesa del nuovo pronunciamento.
Il percorso che ha portato alla decisione della Cassazione è stato scandito da passaggi giudiziari ravvicinati e spesso contrastanti. A fine novembre Mohamed Shahin era stato trasferito in un Cpr, il Centro di permanenza per il rimpatrio. Nella prima metà di dicembre la Corte d’appello di Torino aveva stabilito il suo rilascio dal centro, ritenendo non sussistenti le condizioni per la prosecuzione della misura. Il 30 dicembre era poi arrivata un’ulteriore decisione destinata a pesare sull’intero impianto del caso: la Corte d’appello di Caltanissetta aveva confermato lo stop all’espulsione dall’Italia, rigettando l’efficacia del provvedimento firmato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Venerdì 9 gennaio la vicenda aveva assunto anche una dimensione apertamente politica, con un intervento pubblico della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Oggi, infine, la pronuncia della Cassazione ha rimesso formalmente il fascicolo nelle mani dei giudici torinesi.

L'imam Shahin
Il nodo centrale resta proprio quello dell’espulsione, disposta dal Viminale per ragioni di sicurezza e poi sospesa dai giudici. La decisione della Cassazione non ripristina automaticamente il provvedimento ministeriale, ma impone una nuova analisi giuridica. La Corte d’appello di Torino dovrà ora esaminare nuovamente gli atti, tenendo conto sia delle censure sollevate dalla Suprema Corte sia delle precedenti decisioni che avevano portato al rilascio dal Cpr e allo stop all’allontanamento dal territorio nazionale.
Intorno al caso di Mohamed Shahin si è progressivamente costruita una forte dimensione politica, che va oltre la singola vicenda personale. L’intervento diretto della presidente del Consiglio ha evidenziato quanto il dossier venga considerato sensibile, in un punto di equilibrio complesso tra esigenze di sicurezza nazionale, poteri dell’amministrazione e garanzie dello Stato di diritto. Quando misure amministrative incisive come l’espulsione si intrecciano con il controllo giurisdizionale, ogni decisione diventa terreno di confronto istituzionale.
Ora l’attenzione si sposta di nuovo su Torino. Sarà la Corte d’appello a dover pronunciarsi, chiarendo quali profili giuridici risultino decisivi alla luce delle indicazioni della Cassazione. Resta da capire quali aspetti dell’annullamento con rinvio peseranno maggiormente, quanto incideranno le precedenti pronunce di Torino e Caltanissetta e quali saranno i tempi del nuovo esame. Nel frattempo, l’imam rimane libero, in una fase di attesa che tiene insieme diritto, politica e sicurezza.
Il segnale che arriva dalla Suprema Corte è chiaro: il rispetto delle garanzie processuali resta centrale, anche nei casi più delicati. Ma altrettanto evidente è che la vicenda di Mohamed Shahin ha ormai superato la dimensione tecnica, trasformandosi in un caso simbolo che interroga il Paese sul confine tra tutela dei diritti individuali e strumenti dello Stato per la difesa della sicurezza collettiva. Le prossime decisioni dei giudici torinesi diranno se l’equilibrio tracciato nelle ultime settimane resterà invariato o se subirà nuove, decisive torsioni.
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