Avevano tentato di rubare otto bancali di legno e otto taniche di gasolio per affrontare il freddo dell’inverno torinese, ma l’arresto non ha retto davanti al giudice. È quanto accaduto a Torino, dove due clochard arrestati per tentato furto sono tornati in libertà dopo l’udienza di oggi, 5 gennaio 2026, in tribunale. Il furto risale a due giorni prima e ha riguardato il Centro Noleggio di corso Taranto 51.
Davanti al giudice, i due uomini hanno spiegato le ragioni del gesto, legate alla loro condizione di vita in strada e alle temperature rigide. «Avevamo bisogno di legna per scaldarci», hanno detto, chiarendo il contesto in cui è maturato il tentativo di furto. Nonostante l’arresto in flagranza, la giudice ha deciso di non convalidare il provvedimento, disponendo la loro immediata liberazione.
La decisione non equivale però a una chiusura definitiva della vicenda giudiziaria. I due indagati hanno infatti ammesso le proprie responsabilità, ma a pesare è stata l’assenza di una querela da parte del titolare dell’azienda presa di mira. Nemmeno dopo l’intervento delle forze dell’ordine, i responsabili della ditta hanno manifestato l’intenzione di formalizzare una denuncia. In mancanza di querela, la giudice non ha potuto convalidare l’arresto e il procedimento non si è svolto con rito direttissimo.
Ora spetterà alla Procura coordinare le indagini e valutare, sulla base degli elementi raccolti, se procedere comunque con una richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dei due uomini. La refurtiva, dal valore complessivo di circa 320 euro, è stata interamente restituita ai proprietari.
In aula, entrambi hanno fornito una versione identica dei fatti. «Cercavamo qualcosa per scaldarci, visto che viviamo in strada e fa molto freddo», hanno dichiarato. «Solo uno di noi ha scavalcato il cancello ed è entrato nel Centro. Volevamo prendere solo della legna, poi abbiamo visto le taniche e abbiamo provato a prenderle per rivenderle».
I due clochard, difesi dagli avvocati Elena Virano e Marta Battaglino, risultano disoccupati, sono già coinvolti in altri procedimenti penali e hanno ammesso di fare uso di sostanze stupefacenti. Una vicenda che intreccia povertà, marginalità e giustizia, lasciando aperti interrogativi su come affrontare, anche sul piano sociale, situazioni che finiscono inevitabilmente nelle aule dei tribunali.