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Cronaca

Flashover fatale, quando il fuoco diventa incontrollabile: ecco cosa ha trasformato il rogo di Crans-Montana in una trappola

Dal punto di non ritorno alle indagini tecniche: il Cnr spiega come nasce un incendio generalizzato e cosa può rivelare le sue cause

Strage Crans-Montana, cos'è il flashover

Strage Crans-Montana, cos'è il flashover (foto di repertorio)

All’origine della tragedia di Crans-Montana c’è un fenomeno preciso, noto e temuto dagli addetti ai lavori, che segna il passaggio da un incendio ancora gestibile a uno completamente fuori controllo: il flashover. Un evento davanti al quale, spiegano gli esperti, anche i vigili del fuoco sono spesso costretti ad arretrare. A chiarire cosa sia accaduto e quali elementi potranno aiutare a ricostruire la dinamica del rogo è Valeria Di Sarli, dell’Istituto di scienze e tecnologie per l’energia e la mobilità sostenibili del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Stems).

«Un flashover non è un’esplosione, anche se l’effetto visivo può risultare simile, e soprattutto non è generato dal caso», osserva l’esperta. Si tratta di un fenomeno noto anche come incendio generalizzato, che rappresenta il punto di arrivo di una combinazione ben definita di fattori: energia termica elevata, presenza di gas combustibili in un ambiente chiuso e riscaldamento progressivo di tutti i materiali presenti. «Anche il tempo in cui si sviluppa dipende dalle condizioni dell’ambiente», aggiunge Di Sarli.

Nelle immagini diffuse su X le candele che avrebbero causato l'incendio iniziale

La sequenza è tanto rapida quanto devastante. «L’incendio può iniziare in modo limitato, coinvolgendo per esempio un singolo oggetto come un arredo o una tenda, mentre fumi caldi contenenti gas combustibili, derivati sia dalla combustione stessa sia dalla pirolisi dei materiali riscaldati dal fuoco, salgono verso il soffitto». Questo strato di fumi si ispessisce progressivamente, riducendo la visibilità e aumentando la temperatura. «Il calore irradiato dallo strato di fumi e dalle superfici già coinvolte provoca il riscaldamento dei materiali circostanti», fino al punto critico. «Quando la temperatura dei fumi e delle superfici raggiunge circa 500-600 °C, i gas e i materiali autoigniscono e numerosi oggetti, anche lontani dal focolaio iniziale, prendono fuoco quasi simultaneamente».

In una fase già estrema, ogni variazione può risultare decisiva. «In queste condizioni, l’apertura di porte e finestre favorisce l’ingresso di ossigeno, che alimenta ulteriormente l’incendio», trasformando il locale in un ambiente letale nel giro di pochi istanti.

Ora si apre il capitolo più lungo e complesso: quello delle indagini tecniche. Anche incendi di questa violenza, sottolinea Di Sarli, lasciano comunque tracce utili alla ricostruzione, ma le analisi tecnico-scientifiche possono richiedere settimane o mesi. «Innanzitutto bisogna individuare il focolaio iniziale, identificando tracce evidenti come bruciature profonde o direzionali sulle superfici», spiega. «Si analizza poi il percorso del fuoco».

La ricostruzione non si affida a un solo elemento. «Tutti gli elementi sono strettamente correlati tra loro», avverte l’esperta, parlando di un’analisi integrata nella quale «è fondamentale considerare anche tipo e disposizione dei materiali combustibili, come tessuti e materiali sintetici, e valutare le eventuali fonti di innesco».

Nel caso specifico del locale di Crans-Montana, l’attenzione degli inquirenti si è concentrata fin dalle prime ore su fontane pirotecniche e controsoffitti, spesso realizzati con materiali facilmente infiammabili. Saranno gli accertamenti tecnici a stabilire se e come questi elementi abbiano contribuito a innescare o alimentare il flashover che ha trasformato l’incendio in una tragedia.

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