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Cronaca

Il cane abbaia e lui accoltella i vicini: 4 anni e 6 mesi per tentato omicidio a Torino

Sentenza di primo grado, esclusa la premeditazione. Vittima ferita gravemente alla giugulare

Il cane abbaia e lui accoltella i vicini: 4 anni e 6 mesi per tentato omicidio a Torino

Il cane abbaia e lui accoltella i vicini: 4 anni e 6 mesi per tentato omicidio a Torino

A Torino, un contrasto nato tra vicini di casa è degenerato in tentato omicidio e, a distanza di mesi, in una condanna che segna un confine netto tra conflitto quotidiano e violenza estrema. Un uomo di 73 anni è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione per l’aggressione avvenuta in corso Maroncelli: inizierà il 2026 agli arresti domiciliari. Un caso che interroga la città sulla fragilità della convivenza urbana e sull’equilibrio tra pena, attenuanti e tutela della vittima.

La sentenza di primo grado, pronunciata nei giorni scorsi, ha riconosciuto l’imputato colpevole del reato, pur escludendo le aggravanti della premeditazione e della minorata difesa, contestate dalla Procura. Difeso dall’avvocato Antonio Bernardo, l’uomo è stato giudicato con rito abbreviato in un processo celebrato a porte chiuse. La pena inflitta è risultata inferiore di due anni rispetto alle richieste del sostituto procuratore Alessandro Aghemo e, in caso di rinuncia all’appello, potrebbe ridursi ulteriormente a tre anni e nove mesi.

I fatti risalgono all’inizio del 2025. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il movente sarebbe stato di una banalità disarmante: “Il suo cane abbaiava troppo”. Una frase che racchiude l’origine di una violenza sproporzionata. Quella sera l’uomo, infastidito dai latrati dell’animale, avrebbe raggiunto la vicina di casa mentre era seduta su una panchina, estraendo un coltello e colpendola. Avrebbe anche tentato di uccidere il cane di piccola taglia, senza riuscirci. La donna ha riportato ferite gravissime: la recisione della vena giugulare ha messo seriamente in pericolo la sua vita.

Il tribunale

Aggressore e vittima si conoscevano e avevano già avuto litigi in passato. Vivono nello stesso quartiere e i contrasti erano legati proprio al cane, che la donna portava spesso a passeggio sotto il palazzo del 73enne. In aula, al momento del riconoscimento della voce dell’imputato, la vittima ha avuto un evidente sussulto. La sua condizione fisica è stata al centro del confronto processuale: secondo la difesa, i problemi di vista sarebbero stati più lievi di quanto sostenuto. L’avvocato Bernardo ha sottolineato che sarebbe stato prodotto un video in cui la donna cammina con passo spedito e che la stessa avrebbe descritto con precisione sia l’arma utilizzata sia il volto dell’aggressore.

Sul fronte civile, il procedimento aveva già conosciuto un passaggio decisivo. Nei mesi scorsi il giudice aveva concesso gli arresti domiciliari all’imputato dopo il risarcimento della vittima — assistita dall’avvocato Luca Calabrò — con una somma di circa 30.000 euro. Un gesto riparatorio che, insieme al rito abbreviato, ha inciso sul trattamento sanzionatorio, pur a fronte della gravità del reato.

Questa vicenda racconta molto più di un singolo episodio di cronaca. Il movente apparentemente insignificante e la violenza dell’esito disegnano un cortocircuito sociale che attraversa le città: conflitti di vicinato che, senza mediazione, possono precipitare nella cronaca nera. La decisione del giudice afferma con chiarezza la responsabilità penale, riconoscendo al contempo l’assenza di premeditazione. Resta un dato incontrovertibile: per l’abbaiare di un cane, una donna ha rischiato di morire. La giustizia ha dato una risposta, ma a inquietare è la rapidità con cui l’irritazione quotidiana può trasformarsi in violenza.

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