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22 Dicembre 2025 - 09:44
Insulti razzisti sugli spalti durante la partita di volley, lo sfogo di Adhu Malual scuote lo sport italiano
La partita persa passa in fretta in secondo piano. A restare, con tutta la sua forza, è la denuncia pubblica di Adhu Malual, opposto della Wash4Green Monviso Volley Pinerolo e atleta della Nazionale femminile, che affida ai social il racconto di quanto accaduto sugli spalti del palazzetto di casa durante la gara di Serie A1 contro la Cbf Balducci Hr Macerata. Non una semplice contestazione sportiva, ma una sequenza di insulti razzisti, fischi e offese personali che, secondo quanto riferito dalla giocatrice, hanno colpito anche i suoi familiari presenti in tribuna.
Nel suo lungo sfogo, Malual parla di «insulti, fischi costanti, offese personali e sì commenti razzisti», chiarendo che non si trattava di reazioni legate al gioco o a un errore tecnico. «Non per spronare. Solo per colpire», scrive, sottolineando come gli attacchi non fossero rivolti soltanto a lei, ma anche alla sua famiglia. Un’esperienza che segna un punto di rottura nella sua carriera. «In 12 anni di carriera non avevo mai assistito né vissuto sulla mia pelle un atteggiamento del genere», afferma, ricordando che l’errore fa parte dello sport, mentre l’odio no.
La pallavolista, 25 anni, nata a Roma da genitori originari del Sud Sudan, mette a fuoco il confine che, a suo giudizio, è stato superato. «C’è una linea sottile tra il tifo e la mancanza di rispetto. Ieri sera quella linea è stata superata più volte. E quando a pagarne il prezzo non è solo l’atleta in campo, ma anche la squadra e la sua famiglia, allora il problema non è sportivo. È umano». Parole che spostano il tema dal risultato sul campo a una questione più ampia, che riguarda il clima sugli spalti e la responsabilità collettiva.

Nel suo messaggio, Malual rivendica con fermezza la propria identità. «Sono fiera di essere italiana. Sono fiera di giocare in uno dei campionati più forti al mondo. Sono fiera di indossare la maglia azzurra». E aggiunge: «Non permetterò a nessuno di metterlo in discussione». Una presa di posizione che diventa anche un atto politico e culturale, in un momento in cui il tema delle discriminazioni nello sport torna ciclicamente a emergere.
La conclusione del suo sfogo è netta e senza ambiguità. «Il silenzio, davanti a certi comportamenti, non è più un’opzione». Una frase che segna il passaggio dalla sopportazione alla denuncia aperta e che ha innescato una reazione immediata nel mondo della pallavolo.
La Lega Pallavolo Serie A Femminile, attraverso il presidente Mauro Fabris, ha definito l’episodio «totalmente inaccettabile», esprimendo «solidarietà all’atleta e alla sua famiglia». Fabris ha annunciato che chiederà «l’intervento del giudice di Lega per verificare quanto accaduto» e che verrà coinvolta la Federazione per acquisire anche il parere degli arbitri.
Anche il Monviso Volley ha preso posizione, prendendo le distanze «da manifestazioni di dissenso da parte di una minoranza del pubblico, non in linea con i valori dello sport». Pur riconoscendo che «la critica sportiva fa parte del confronto agonistico», il club ha definito «inaccettabili atteggiamenti che travalichino il rispetto della persona e dell’atleta», esprimendo «piena solidarietà e sostegno» ad Adhu Malual e annunciando che eventuali comportamenti contrari ai valori della società «saranno perseguiti nelle sedi opportune».
Netta anche la condanna della Federazione Italiana Pallavolo. Il presidente Giuseppe Manfredi ha dichiarato di condannare «senza se e senza ma ogni forma di insulto razzista o di discriminazione», ribadendo che «la pallavolo è, e deve continuare a essere, un luogo di rispetto, inclusione, educazione e valori positivi». L’episodio viene definito «una ferita profonda per tutto il nostro movimento». E conclude: «Desidero esprimere la piena e totale solidarietà ad Adhu Malual. Parlare e non restare in silenzio è un atto che aiuta tutto lo sport a crescere».
Il caso di Pinerolo riporta così al centro una questione che attraversa lo sport italiano ben oltre il volley: il confine tra tifo e violenza verbale, tra critica e discriminazione. E dimostra come, oggi, una voce che decide di non tacere possa costringere un intero sistema a guardarsi allo specchio.
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