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Cronaca
20 Dicembre 2025 - 09:07
Italia travolta da una maxi retata antidroga, centinaia di arresti e un fiume di stupefacenti tolto dal mercato
È il ritratto di una criminalità diffusa che non conosce confini geografici né pause quello che emerge dalla vasta operazione condotta dalla Polizia di Stato in diverse province italiane. Un’azione ad alto impatto investigativo che ha portato a 384 arresti, 655 denunce e al sequestro di circa 1.400 chilogrammi di sostanze stupefacenti, numeri che restituiscono la dimensione reale di un mercato ancora profondamente radicato nel tessuto urbano e sociale del Paese.
L’operazione, coordinata dal Servizio Centrale Operativo e realizzata grazie al lavoro delle Squadre Mobili presenti su tutto il territorio nazionale, ha colpito non solo lo spaccio tradizionale ma anche le nuove forme di distribuzione e approvvigionamento della droga, comprese quelle che ruotano attorno ai cosiddetti cannabis shop. Un fronte che, negli ultimi anni, ha mostrato zone d’ombra sempre più evidenti, tanto da richiedere interventi mirati anche alla luce delle recenti modifiche normative.
Nel mirino degli investigatori sono finite condotte criminali riconducibili ai regolamenti di conti, ai reati contro il patrimonio, al porto illegale di armi e a numerosi episodi di violenza, spesso legati al controllo delle piazze di spaccio. Un quadro complesso, aggravato dall’emergere di modalità sempre più sofisticate di utilizzo delle sostanze, come evidenziato anche nella più recente relazione della Direzione centrale per i servizi antidroga.
L’attività sul campo ha avuto dimensioni imponenti. Sono state identificate oltre 95mila persone, molte delle quali in contesti di spaccio o di cosiddetta mala-movida. Tra queste figurano 16.701 cittadini stranieri e 10.848 minorenni, un dato che pesa come un segnale d’allarme. Su circa un migliaio di soggetti sono in corso valutazioni per l’adozione di provvedimenti amministrativi di prevenzione.
Sul piano repressivo, oltre agli arresti, l’operazione ha portato al sequestro di 35 chilogrammi di cocaina, 1.370 chilogrammi di cannabinoidi e un chilogrammo di eroina, insieme a 41 armi da fuoco, 80 armi bianche e a oltre 300mila euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio. Non sono mancate le sanzioni amministrative, 565 in totale, in gran parte legate all’uso di stupefacenti e alla somministrazione illegale di alcolici.
Un capitolo a parte riguarda il mondo digitale. Gli investigatori hanno individuato diversi profili social riconducibili, almeno in apparenza, ai fenomeni criminali monitorati. Su questi contenuti sono in corso verifiche per un eventuale oscuramento, a conferma di come anche il web sia ormai diventato uno spazio operativo per traffici e contatti illegali.
Particolare attenzione è stata riservata ai cannabis shop, alla luce del nuovo quadro normativo introdotto dal decreto legge 48/2025. In questo contesto sono stati controllati 312 esercizi, sequestrati cinque negozi in tre città, arrestati tre soggetti e denunciati 141 tra titolari e gestori, con il sequestro di 296 chilogrammi di cannabinoidi risultati, dalle prime analisi, assimilabili a sostanze stupefacenti.
Anche la provincia di Torino è stata direttamente coinvolta. La Squadra Mobile ha operato nelle principali piazze di spaccio e ha svolto verifiche sull’adeguamento dei cannabis shop alle nuove regole, con servizi straordinari ad alto impatto che hanno visto impegnati commissariati, UPGSP, Reparto Prevenzione Crimine “Piemonte”, Polizia Scientifica e Ufficio Immigrazione. In questo contesto sono state arrestate otto persone e denunciate tre, con il sequestro di oltre sette chilogrammi di cannabinoidi, più di mezzo chilo di cocaina e 890 pastiglie di un farmaco oppioide.
Emblematico il caso di Bussoleno, dove un 32enne italiano aveva trasformato parte della propria abitazione in una serra indoor professionale, completa di impianti di aerazione, irrigazione automatizzata e illuminazione artificiale. La perquisizione ha portato al sequestro di oltre cinque chilogrammi di marijuana, 200 piante, hashish e materiale per il confezionamento, oltre a ulteriori quantitativi rinvenuti in un secondo immobile a Sant’Antonino di Susa. L’arresto è stato convalidato dalla Procura di Torino, mentre il procedimento resta nella fase delle indagini preliminari, con la presunzione di non colpevolezza a favore dell’indagato.
Un’operazione che, nei numeri e nelle modalità, restituisce l’immagine di una battaglia continua, fatta di controlli capillari e nuove sfide investigative, contro un fenomeno che cambia forma ma non perde forza.



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