Barricate per le strade, aggressioni agli ufficiali giudiziari, irruzioni negli uffici del Comune, bombe-carta contro una caserma dei carabinieri. Due anni di campagne antisfratti degli anarchici a Torino finiscono nel mirino di polizia, carabinieri e magistratura: undici ordini di custodia in carcere, sei ai domiciliari, dodici misure restrittive e 111 indagati in tutto sono il prodotto di una maxi-inchiesta sfociata martedì scorso in un blitz nel capoluogo piemontese e in altre località italiane. Era una lotta a favore degli ultimi, degli "esclusi", quella portata avanti dal mondo antagonista subalpino (di matrice soprattutto libertaria). Ogni tentativo di esecuzione di uno sfratto veniva ostacolato da picchetti, intimidazioni e disordini di piazza che spesso riuscivano a strappare proroghe e rinvii. Ma il gip Cristiano Trevisan, dopo avere esaminato i documenti e le rivendicazioni presenti sul web, è del parere che dietro ad ogni episodio (quelli contestati sono una ventina) ci fosse una vera e propria strategia dalle "finalità destabilizzanti": ci si prefiggeva, infatti, di creare una sacca di resistenza "abbastanza robusta da rendere possibile una autodifesa efficace ad ampio raggio, dove occupare case, fermare le retate ed espropriare i supermercati siano risposte all'ordine del giorno". I pm Antonio Rinaudo e Manuela Pedrotta procedono per danneggiamento, interruzione di pubblico servizio, resistenza a pubblico ufficiale, violenza privata, invasione di terreni ed edifici. Ci sono anche casi di sequestro di persona: quelli del presidente dell'Agenzia territoriale per la casa, Elvi Rossi, di un avvocato e di un ufficiale giudiziario bloccati dai manifestanti in occasione di uno sfratto. Mancano, a differenza di quanto si era appreso in un primo momento, gli attacchi alle sedi del Pd, oggetto di un'altra inchiesta. Fra i destinatari delle misure figurano nomi storici della galassia antagonista torinese e anche Niccolò Blasi, il castellamontese Claudio Alberto e Chiara Zenobi, tre dei No Tav tuttora in carcere con l'accusa di terrorismo (il loro processo è ripreso il 6 giugno), mentre fra gli indagati a piede libero compaiono alcuni inquilini (a volte immigrati) che chiamavano gli anarchici in soccorso. Il fulcro delle iniziative era un centro sociale, l'Asilo Okkupato, che all'alba di oggi è stato setacciato dalla polizia: cinque occupanti sono anche saliti per qualche ora sul tetto. All'Asilo sapevano di essere nel mirino: il mese scorso avevano trovato una microspia e, il 22 maggio, durante l'udienza del processo per terrorismo ai No Tav, l'avevano platealmente scagliata verso l'aula. Accompagnando il gesto con degli insulti al pm Rinaudo.
Commentiscrivi/Scopri i commenti
Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce
Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter
...
Dentro la notiziaLa newsletter del giornale La Voce
LA VOCE DEL CANAVESE Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.