Brosso per tradizione – si sa – è paese di minatori, di cavatori di diorite e di quarzo. Ma anche di cavatrici di ghiaccio: sembrerà strano ma accadde anche questo.
Erano i primi del ‘900 e due sorelle, Francesca e Caterina Chioso, come tutte le estati salirono con le mucche nel loro alpeggio in località Tiruana, sulle pendici del monte Gregorio, cima che sovrasta il paese di Brosso.
Un giorno Caterina andò a pascolare le mucche e camminando su di una pietraia poco distante dal pascolo trovò, in mezzo a delle rocce, uno strano buco. Incuriosita, vi si infilò dentro. Non vide niente ma ebbe una strana sensazione: i suoi piedi scivolavano e l’ambiente era molto freddo.
Non si perse d’animo. Il giorno dopo ritornò con un lume ad olio e riprovò. Con sorpresa scoprì che non era un semplice “buco”: all’interno c’era un labirinto di cunicoli e stanze e – meraviglia –scoprì che le pareti e i pavimenti erano di ghiaccio.
Corse subito a dirlo alla sorella Francesca, che a sua volta incuriosita andò nel buco della pietraia. La notizia della scoperta fece presto il giro del paese. Un ristoratore del luogo fece loro una strana richiesta: chiese un po’ di quel ghiaccio. Fu accontentato e lo pagò bene. Fu così che le due sorelle iniziarono una nuova attività che andò ad integrare il duro lavoro di tutti i giorni.
Dopo qualche anno si aggregò a loro la giovane nipote Savina Vigliermo. Le donne fornirono settimanalmente per molti anni, nel periodo estivo, il ghiaccio ai ristoranti di Vico e di Brosso e, a seconda delle esigenze, ai malati e ai contusi.
In anni di siccità e calura la scarsità di ghiaccio costrinse le tre donne ad inoltrarsi nelle parti più profonde del ghiacciaio sotterraneo, molte volte scivolarono a terra e si ferivano con il pesante martello utilizzato per rompere il ghiaccio. A volte il lume si spegneva e con fatica raggiungevano l’uscita, ma con coraggio e determinazione se la cavarono sempre.
Il “buco del ghiaccio”, così soprannominato dai brossesi, fu anche oggetto di studio per la tesi di laurea dall’allora studente Larghi di Vico. Fu suo padre a sistemare una scaletta di legno per agevolare l’ingresso alla ghiacciaia. La raccolta del ghiaccio terminò nel 1936. Così un’altra fiorente “attività estrattiva” di Brosso ebbe fine.
Luigi Bovio
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