Un vecchio proverbio piemontese diceva: “J asu d’Cavour Je gniun ca i lauda, as laudu da lur” (tradotto “Gli asini di Cavour non c’è nessuno che li loda, si lodano da soli”).
Se preferite, un po’ più volgare ma con significato analogo, un altro proverbio della tradizione piemontese sosteneva che “Quand ca la merda la mònta an scagn, o la fa spussa o la fa dann” (tradotto: quando la merda sale sullo scranno o puzza o fa danno).
La saggezza popolare contenuta in queste affermazioni antiche dimostra da un lato che il narcisismo del potere non è solo prerogativa delle nuove generazioni (esisteva anche in passato) e che tuttavia è una caratteristica del potere individuale, quello che ha perenne bisogno di auto rassicurarsi dicendosi allo specchio di essere meglio degli “altri”. Se qualcuno dell’attuale amministrazione di Settimo dovesse riconoscersi in questa definizione non pensi subito alla querela quanto piuttosto a come curarsi.Da parte mia posso rassicurare tutti sul fatto che l’idea di dedicare questa rubrica settimanale agli asini di Cavour, non è scaturita dalla lettura dei periodici locali e delle numerose esternazioni e narrazioni dei nostri (?) amministratori, bensì dai più qualificati esponenti di quello che una stampa troppo spesso prona e servile ha subito definito il governo dei migliori.
Nell’ordine:
1) il Ministro dell’Istruzione, di cui ci si ricorda il nome solo perché Bianchi è uno dei nomi più usati in Italia per indicare un personaggio anonimo, sostiene che “per la prima volta nella storia repubblicana” le scuole apriranno con tutti gli insegnanti.
Sarà, noi lo speriamo, ma fossi in lui aspetterei dopo il 13 settembre a dirlo e poi lo direi semplicemente senza scomodare la competizione con tutta “la storia repubblicana”. I “migliori”, per essere tali, non hanno bisogno di dire che tutti gli altri sono stati peggiori. Sarà la storia a giudicare ma sarà più probabile che gli Italiani si ricorderanno anche in futuro del signor Bianchi come il Tizio anonimo di molte barzellette.
2) Il Generale Figliuolo, appare in TV con la sua corazza di medaglie a dire che siamo il primo paese ad essere ad un passo dall’immunità di gregge. Poche ore dopo l’Organizzazione Mondiale della Sanità e qualche decina di scienziati, virologi e organismi sanitari, lo smentiscono e affermano che l’immunità di gregge non può essere raggiunta in un solo paese poiché i virus mutano (le famosi varianti) e pertanto si può parlare di immunità solo a seguito di una vaccinazione diffusa anche nei paesi poveri.
Anche in questo caso, applaudiamo per i risultati, ma la gara è fuori luogo.
3) Il Ministro alla Pubblica Amministrazione Brunetta, ha affermato che “adesso basta con l’inefficienza della pubblica amministrazione” puntando il dito contro lo smart working. Il sott’inteso era “adesso sono arrivato io”. Peccato che preso com’era a valorizzare la sua presenza nella foto di famiglia dei “migliori” si è dimenticato che lui il Ministro alla Pubblica Amministrazione l’aveva già fatto nel passato e, grazie anche al suo operato, la situazione è ulteriormente peggiorata. Inoltre non lo hanno evidentemente informato che nell’efficiente e competitivo “privato” lo smart working è diventata una pratica molto diffusa.
4) La classifica però l’ha vinta, come era normale, ancora Renzi che ha esordito dicendo che ora a palazzo Chigi c’è qualcuno più bravo di lui.(sotto inteso, fino ad ora il migliore assoluto era stato lui). Non ho capito quando vi sia stato questo concorso e da chi fosse formata la commissione di valutazione ma visti gli esiti c’è da crederci.
Si potrebbero fare con facilità molti altri esempi, i giornali locali e nazionali sono pieni di vanterie inutili e dannose (specie di politici e rappresentanti delle istituzioni) che ogni giorno confermano la saggezza dei proverbi riportati dalla tradizione popolare.
Tuttavia il problema diventa serio quando il narcisismo, la vanità, l’auto citazione immeritata, diventa cultura politica, auto rappresentazione di un popolo. E’ purtroppo quanto è successo in Afghanistan, dove l’Occidente ha ritenuto di esportare con le armi il proprio modello di vita, di religione, di tradizione, andando incontro ad una terribile disfatta carica di pericoli e di incognite per il futuro. La guerra dei 20 anni è stata rovinosamente persa non per mancanza di forza ma per totale assenza di umiltà e di capacità di comprensione degli altri.
Per chiudere in modo più leggero riferisco ancora, tra i tanti, l’esternazione della Segretaria del PD di Settimo, candidata al Comune di Torino (ometto il nome per evitare di dare indicazioni di voto), la quale nei giorni scorsi ha affermato che per governare Torino “servono competenze” (le sue). Peccato che quando ha dovuto compilare e pubblicare il suo Curriculum Vitae per la nomina di amministratore di SETA SpA abbia confuso “competenze” con “preferenze”. Ancora un esempio di chi, per sentirsi migliore, ha bisogno di dire che tutti gli altri sono peggiori.
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