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07 Giugno 2021 - 00:04
Debora Napoletano e Stefania Crisapulli nella tabaccheria di via Brigate Partigiane
CUORGNE'. Subire un furto è sempre un’esperienza dolorosa, che lascia in chi la deve affrontare pesanti strascichi economici e psicologici. Scoprire che i ladri avrebbero probabilmente potuto essere individuati grazie alle videocamere del Comune ma che non sarà così perché gli apparecchi non funzionavano suscita nelle vittime rabbia e scoraggiamento. Ci si sente abbandonati proprio da coloro che dovrebbero preoccuparsi della sicurezza collettiva. Tanto più che la videosorveglianza non casca dal cielo ma viene pagata con i soldi dei cittadini, compresi quelli che del furto sono stati vittime.
E’ successo a Cuorgnè nella notte fra venerdì 28 e sabato 29 maggio, quando la tabaccheria di Via Brigate Partigiane è stata svaligiata praticando un buco nel muro del bar-ristorante adiacente: l’“American Bar by Scafidi”.
A Cuorgnè questo metodo sembra stia diventando la norma visto che nel giro di pochi mesi è accaduto due volte: a metà febbraio nella tabaccheria-edicola di Via San Rocco, alla fine di maggio in questa.
Nel primo caso l’apertura era stata praticata nel muro esterno laterale; stavolta addirittura all’interno del bar, dopo che i ladri si erano introdotti dal retro, ed il valore della merce rubata ammonta a 20.000 euro. Ad accorgersi di quanto accaduto è stato il titolare dell’ “American Bar”, che al mattino apre molto presto.
Da cinque anni la tabaccheria è gestita da Debora Napoletano, affiancata dalla commessa Stefania Crisapulli. Meno di undici mesi fa si era verificata un’altra intrusione ed anche a quel tempo la speranza di venirne a capo era stata riposta nelle telecamere: allora come oggi la titolare si è sentita rispondere che non erano in funzione. Inutile dire che si è adirata.
Chiediamo all’interessata di spiegare più in dettaglio cosa sia accaduto.
Ha senso che i ladri siano passati attraverso un altro locale invece di introdursi direttamente nel suo?
Sì. L’allarme della tabaccheria è del tipo detto “nebbiogeno” che crea disorientamento ed impedisce ai ladri di muoversi perché non vedono più nulla. Sul muro divisorio l’espositore delle sigarette copre il sensore e quindi l’allarme non è scattato: hanno scelto l’unico punto scoperto.
Questo vuol dire che conoscevano bene entrambi i locali e che il colpo è stato studiato con cura?
Sicuramente è così.
Lei aveva subito un altro furto nel luglio 2020. Com’era andata in quel caso?
Avevano forzato la grata della finestra ma non erano riusciti a prendere molto. Questa volta è andata diversamente: non hanno fatto errori.
Bucare il muro avrà richiesto un po’ di tempo e provocato del rumore. Non è stato rischioso per i ladri?
A quanto sembra dovrebbero aver impiegato circa 45 minuti ma nessuno li ha sentiti.
Quali sono le sensazioni prevalenti quando si è vittima di un fatto del genere?
C’è il dispiacere. Quando si investe tutto nella propria attività – tempo, fatica, denaro – fa male trovarsi davanti a scene come questa. Ci sono il danno economico, le riparazioni da effettuare, le pratiche burocratiche ed assicurative da affrontare, senza contare le ripercussioni psicologiche. Già questo è brutto: si mette a repentaglio la vita per lavorare. Penso a come possa essersi sentito Maurizio Scafidi che è arrivato intorno alle 4 e mezza ed ha rischiato di incrociarli. E’ ancora peggio però scoprire che gli strumenti che dovrebbero garantire la nostra sicurezza non servono a nulla: ci si sente abbandonati a sé stessi. Poi capita che ci sia chi pensa di farsi giustizia da sé. La sicurezza è una cosa fondamentale.
E’ riuscita a capire perché le telecamere continuassero a non funzionare?
Nessuna spiegazione precisa. Dopo il furto del luglio 2020 i vigili mi avevano assicurato che nel giro di quindici giorni sarebbero state messe a posto: non è cambiato nulla.
Il problema riguarda la polizia municipale o l’amministrazione comunale?
Non lo so. Dell’amministrazione è venuto qui l’assessore Pieruccini: ha confermato che è vergognoso che le telecamere fossero inservibili e che bisogna puntare sulla sicurezza. Non si capisce però a chi spetti occuparsene: uno dà la colpa all’altro.
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