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CHIVASSO. Le Partite Iva: "Coprifuoco alle 22? Anche no"

CHIVASSO. Le Partite Iva: "Coprifuoco alle 22? Anche no"

Patrizia Gallo

CHIVASSO. “L’ultima volta che ci fu un coprifuoco in Italia era il 26 luglio 1943...". Continua il nostro dare voce alle Partite Iva Chivassesi, alle attività che oggi più di ieri, con l'emergenza Covid, sono costrette a fare i conti più di altri con le difficoltà del momento. A parlare questa settimana è Patrizia Gallo, del gruppo "Partite Iva Chivasso". "Quella del '43 è una data storica che segnò la fine del Regime Fascista. Il coprifuoco limita, oggi come allora, la libertà dei cittadini, impone il ritiro nelle proprie abitazioni ad un’ora ben definita dalle autorità, fatti salvi speciali permessi di comprovata necessità...” così esordisce Patrizia Gallo. Siamo  nel corso di un’emergenza sanitaria che ha cambiato le nostre vite, ha influito negativamente sulla qualità dell’esistenza e sul piacere di trascorrere del tempo in libertà. Che bello sarebbe il tempo libero, proprio quello che trasmette come concetto la parola stessa, quello della libertà di poter fare qualcosa di bello e piacevole con i propri amici e conoscenti, compagni di viaggio e di risate. Un tempo che oggi non è più libero perché le regole imposte dalle autorità non ci permettono di goderne: uscire con gli amici e frequentare persone oggi è impossibile, quantomeno in serenità ed in libertà, a causa delle varie limitazioni e del coprifuoco. Oltretutto non possiamo dimenticarci del grosso danno economico: ma come possono pensare di incentivare il turismo imponendo una regola del genere? Come possono precludere nuovamente il lavoro a chi, ad esempio, ha un locale d’intrattenimento o un’organizzazione di eventi e non aspettava altro che la bella stagione per poter lavorare? E che dire di bar e ristoranti?  Qui non c’è in ballo solo la libertà, ma anche la sopravvivenza di molte categorie di lavoratori che sembrano finire in secondo piano nell'agenda dei politici e dei vari membri del Cts. “Un contentino alla disperata richiesta di libertà da parte di ognuno di noi, complice l’avvicinarsi della bella stagione e le lunghe serate tiepide, ci è stato concesso dal 26 aprile... ma con la formula ‘Attenzione: siamo liberi di scegliere, ma non siamo liberi dalle conseguenze delle nostre scelte’. E’ assurdo illudere noi cittadini, alienati da più di un anno, di poter godere di un ‘respiro’ (coperto dalla mascherina ovviamente) di autonomia, di una passeggiata con la famiglia, magari di una cena all’aperto che sciolga il grigiore delle nostre anime ormai demotivate, ma sempre con un occhio vigile all’orologio, al passare del tempo che inesorabile ci obbligherà al rientro - afferma Patrizia -. C’è un forte conflitto dentro ognuno di noi, c’è una grande voglia di riprendere la normalità delle nostre vite, soprattutto perché si notano continui controsensi: giovani a casa e fasce protette fuori sulle panchine, da una parte un forte rispetto delle regole e dall’altra le mascherine abbassate, i locali e le palestre chiuse ma i supermercati e l’Ikea pieni - aggiunge -. Siamo al paradosso più totale: è più facile chiudere in casa la gente inculcando la paura del Covid che convincere un adolescente a non fumare, perché a causa del fumo a 50 anni avrà più probabilità di avere un cancro ai polmoni o qualche malattia cardiovascolare grave. Ci sono circa 93000 morti all’anno in Italia per cause legate al fumo e l’Istat indica che il 75% degli italiani fa uso di alcool. Ogni giorno in Italia muoiono 48 persone a causa dell’alcool, 17000 ogni anno, per tutti gli anni a venire finchè ci sarà commercio di alcool. Al monopolio, però, non conviene diffondere questi dati e dichiarare il ‘coprifuoco’ a sigarette e alcool”. La vita è un bene prezioso e bisogna godersela in ogni istante: solo fino alle 22, però.
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