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13 Gennaio 2021 - 09:50
In foto, a sinistra Elisa Castellar dello Studio Aletheia di Ciriè, a destra Chiara Loda psicoterapeuta dello sportello della Rete delle Donne
Sono molti i disagi psicologici che il covid ha lasciato e sta lasciando in eredità non solo alle persone che hanno dovuto convivere con la malattia o la perdita di un familiare ma anche a quelle che finora non hanno vissuto da vicino l’epidemia. A testimoniarlo sono le agende colme di appuntamenti degli psicoterapeuti di Ciriè e dintorni soprattutto dopo l’estate in coincidenza col ritorno sui banchi di scuola e con la seconda ondata della pandemia.
«Ho in terapia adolescenti che al momento di riprendere la scuola sono stati assaliti dalla paura del contagio - spiega la dottoressa Elisa Castellar, psicologa e psicoterapeuta sistemico familiare e relazionale che opera presso lo studio Aletheia di via Nino Costa a Ciriè - l’invito alla prudenza è d’obbligo ma quelli più sensibili ne stanno scontando le conseguenze, fanno l’associazione virus uguale morte».
Ma gli strascichi più pesanti, secondo gli addetti ai lavori, saranno quelli lasciati dall’isolamento sociale a cui siamo stati costretti per tanti mesi nei due lockdown.
«Gli adolescenti che hanno perso la parte relazionale - racconta la dottoressa Castellar - vivono in due modi diversi il ritorno a scuola, quelli più timidi, che quasi si sono trovati bene nell’isolamento, hanno avuto difficoltà nel reintegro in società. Gli altri vivono il lockdown con ansia. Le occasioni di aggregazione sono poche e a volte fanno dei tentativi per incontrarsi che poi diventano anche pericolosi».
Anche gli adulti stanno scontando gli effetti di questo confinamento tra le pareti di casa. «Hanno perso i contatti sociali - spiega la psicoterapeuta - come la palestra che, oltre all’occasione per fare un po’ di sport, rappresentava anche l’occasione per scambiare qualche parola. Chi è solo e non ha nessuno soffre di stati di ansia e depressione. Poi c’è la questione legata al lutto per chi ha perso un congiunto, l’impossibilità di stargli vicino, di dargli l’ultimo saluto, anche di occuparsi delle cure simboliche dopo la morte che aiutano nell’elaborazione del lutto. Ho un paio di pazienti che hanno perso i genitori in modo inaspettato perché sono stati ospedalizzati e non li hanno più potuti vedere fino alla notizia del decesso. In questo caso vivono anche un senso di colpa». Allo studio Aletheia si occupano anche di terapia della famiglia che in questo momento sta patendo anche gli effetti della crisi economica in cui è precipitato il Paese.
«La preoccupazione economica ad oggi è al centro dei problemi familiari - conclude la dottoressa Castellar - la paura di perdere il lavoro quando sarà di nuovo possibile licenziare».
Il confinamento forzato e l’assenza di relazioni sociali ha amplificato anche la violenza in famiglia. È salito infatti il numero delle donne che in questi mesi si sono rivolte allo sportello della Rete delle donne di San Maurizio, associazione che offre la possibilità di confrontarsi gratuitamente con diverse professionalità, dall’avvocato alla psicoterapeuta. «Le donne vittime di violenza, sia fisica che psicologica, si sono trovate isolate con difficoltà a chiedere aiuto - spiega la dottoressa Chiara Loda, psicoterapeuta attiva allo sportello - se non nei casi più gravi in cui hanno dovuto far intervenire le Forze dell’ordine. La convivenza forzata ha costretto anche i figli, che prima andavano a scuola, ad assistere alla violenza».
La crisi da covid ha peggiorato la situazione. «Ma difficilmente la donna che subisce questo genere di violenza - afferma la dottoressa Loda - decide di denunciare o di lasciare il coniuge, soprattutto se ci sono figli, perché c’è un’incognita sul futuro e, se non ha un lavoro, teme di poterli perdere». L’età media delle utenti della Rete delle donne varia dai 35 ai 50 anni ma ci sono anche donne sulla settantina. Il bacino di utenza riguarda tutti i comuni del territorio, da Borgaro e Caselle a Nole e Mathi, da Robassomero a Cafasse fino a Lanzo.
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