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03 Novembre 2020 - 09:56
CHIVASSO. Ciclabile sulla Chivasso-Asti, la Regione: "Se non la volevano i sindaci...". “Una considerazione che facevo quand’ero sindaco di Canelli, allorché si parlava di ciclabili e ferrovia, era questa: se vogliamo mettere sullo stesso piano biciclette e treno, dobbiamo però partire dal presupposto che il treno non c’è più. Quindi, il confronto è corretto quand’è tra piste ciclabili e binari inutilizzati”.
Il treno, sulla linea ferroviaria Chivasso-Asti, non corre più dal 2011 ormai. “Linea sospesa”: è la categoria in cui sindaci, Città Metropolitana e Regione considerano la tratta.
“Linea soppressa” sarebbe in realtà più corretto.
L’assessore regionale ai Trasporti Marco Gabusi (Forza Italia) è tra i sostenitori della necessità della riconversione delle tratte ferroviarie sospese e, in passato, poco utilizzate, in piste ciclabili.
Così, lo scorso agosto, ha lanciato la proposta ai sindaci della tratta ferroviaria Chivasso-Asti salvo poi, qualche settimana dopo, prendere atto che non c’era l’effettività volontà delle amministrazioni locali - in particolare di quelle della tratta torinese, da Chivasso a Brozolo - di far correre le biciclette là dove oggi ci sono binari inutilizzati ed erbacce alte.
Assessore Gabusi, cos’è successo in nemmeno un mese?
“Intanto è doveroso fare una premessa. Essendo stato presidente della Provincia di Asti conosco molto bene la tratta e i problemi della linea ferroviaria Chivasso-Asti - inforca Gabusi -. Ed è inoltre necessario contestualizzare il dibattito in un contesto più ampio: oggi ci sono non solo difficoltà a rinnovare i contratti con Trenitalia, ma anche a pagare gli arretrati. Alcune tratte sono state chiuse, temporaneamente si diceva, ma in realtà sono così da anni. Essendo stato io amministratore chiarisco subito che sono una persona cui non piace prendere in giro i territori. Così, mi sono seduto al tavolo con i sindaci e ho fatto presente che la riapertura della tratta ferroviaria non è sostenibile: non c’era l’utenza già anni fa, è difficilmente immaginabile che possa esserci oggi. Anche se ci fosse un servizio cadenzato. S’aggiunge il fatto che Asti e Chivasso sono due realtà che non hanno nulla a cui spartire: non ci si sposta dall’una all’altra città per motivi di lavoro o studio. Di conseguenza, non essendoci più l’utenza, non avrebbe senso da parte della Regione Piemonte investire risorse su quel tratto quando ci sono realtà che hanno effettivamente bisogno di essere ripristinate, come la Novara-Milano o il raddoppio della Fossano-Cuneo, utilizzate da migliaia di utenti”.
Quindi il treno, sulla linea Chivasso-Asti, non correrà più?
“Non voglio illudere o prendere in giro i territori: le risorse attuali sono queste e con queste bisogna fare i conti”.
A Cocconato d’Asti, in agosto, ha incontrato i sindaci interessati dal passaggio del treno. Come l’hanno presa?
“Ho fatto presente la situazione ed ho spiegato loro cosa sta succedendo in giro per il Piemonte, raccontando che là dove ci sono linee ferroviarie sospese e con poca utenza, si sta pensando di realizzare, dove possibile, delle piste ciclabili per non lasciare delle rotaie vuote. Alcuni hanno dato la propria disponibilità a proseguire su questa strada, altri hanno preparato degli ordini del giorno da presentare nei rispettivi Consigli comunali, altri ancora non erano d’accordo: è legittimo che sia così. A Cocconato ho detto chiaramente che la Regione non avrebbe imposto nulla: se volevano fare un determinato percorso, dovevano manifestare la loro volontà”.
Nel successivo incontro di San Sebastiano da Po, con i sindaci del chivassese interessati dalla tratta, lei alla fine se ne è andato ed è saltato tutto. Perché?
“A San Sebastiano da Po si sono presentati sindaci con posizioni differenti: alcuni favorevoli, altri contrari alla ciclabile sui binari del treno. Alcuni che volevano, con i loro ordini del giorno, manifestare la volontà di ripristinare la linea ferroviaria e scaricare sulla Regione la responsabilità di decidere per la pista ciclabile, in modo da “garantirsi” con i cittadini a cui avevano comunque promesso l’impegno per il ritorno al treno. Così non mi sta bene, io sono stato trasparente: visto che non c’era più nulla di cui discutere a quel tavolo, me ne sono andato”.
La Regione Piemonte non può assumersi la responsabilità di realizzare comunque la ciclabile su quei binari “morti”?
“No. Lo ripeto. Se io devo farmi carico della progettazione, della realizzazione, della gestione e ci sono sindaci che vogliono avere le mani libere per dire in giro che loro sono contrario, allora non ci sto. Pane al pane: quand’ero sindaco di Canelli, per realizzare due piste ciclabili, la mia amministrazione ha messo sul piatto 900 mila euro. Se c’è la volontà di fare le ciclabili bene, altrimenti stop. Discorso chiuso”.
Che ne sarà ora della linea ferroviaria Chivasso-Asti?
“Ho sentito che la Fondazione Treni Storici ha manifestato l’interesse a far correre i suoi treni storici sulla linea Chivasso-Asti. Ben venga questo tipo di iniziative. Non si deve però illudere le persone: se va bene, la linea verrà utilizzata tre, quattro volte l’anno. E tutti devono sapere che una cosa sono i treni storici, un’altra i treni di servizio: sulla Castagnole-Alessandria corre un treno storico. E basta. Non ce ne sono altri...”.
Del treno dunque sulla collina chivassese non se ne farà più nulla, ma della ciclabile invece?
“Ci saranno certamente bandi e finanziamenti per tutto il territorio regionale: chi è più bravo con le progettazioni, ne avrà accesso e diritto. Chiaramente ci troviamo in un’altra fattispecie rispetto all’ipotesi di intervento sulla linea ferroviaria Chivasso-Asti”.
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