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IVREA. “Massone” si può dire.... Lavarini perde in tribunale

Il problema di fondo è che gli avevamo dato del “Massone”.  E lui, in allora super consulente per gli affari “Unesco” del Comune di Ivrea, ci aveva querelato... Avrebbe potuto denunciarci per tutte le critiche legate al piano di gestione pagato due volte, una a lui (circa 130 mila euro totali) e un’altra al Consorzio per gli insediamenti produttivi (leggasi Alberta Pasquero), però Renato Lavarini, oggi “capo di gabinetto” del sindaco, su questo ha sempre volato alto. Mai una mezza dichiarazione, mai un cenno con la testa, ma niente di niente, nonostante le feroci battaglie in consiglio. La notizia di oggi è che è arrivata l’archiviazione per “infondatezza del reato”. Nessuna condanna per La Voce. Nel senso che il giudice del tribunale di Biella, presso cui Lavarini, attraverso il suo avvocato  Giuseppe Del Sorbo si era rivolto, ha scritto nero su bianco che “massone” di uno che è massone si può benissimo scrivere. Ci mancherebbe ancora. Non c’è nulla, ma proprio nulla di offensivo, al massimo, ma proprio al massimo ci si dovrebbe chiedere perché mai un massone si offenda, o se si preferisce perché mai un massone dia a questa parola il senso che non ha... Nell’occhio del ciclone due articoli del 19 (“Unesco: Della Pepa non lascia, anzi raddoppia confidando nel massone”) e del 26 aprile del 2016 (“Candidatura Unesco: quanti altri soldi ancora?”).  “Sul fronte del prospettato reato di diffamazione - scrive il giudice Paola Rava -  si rende necessario osservare che la giurisprudenza di legittimità ha statuito il principio secondo cui “l’associazione alla massoneria, se ed in quanto risponda al dettato costituzionale e legislativo, è libera. Pertanto, l’attribuzione della qualifica di massone non implica di per sé alcun discredito della persona. Siffatte enunciazioni appaiono condivisibili, in quanto la valenza dispregiativa del termine “massone” viene dedotta dalla persona offesa dal fatto che alcuni episodi storici italiani hanno contribuito a contornare negativamente l’universo associazionistico massonico; va osservato tuttavia che le logge protagoniste di tali vicende, quali la P2 e la P3, sono state stigmatizzate non per la oro appartenenza nominale alla massoneria, ma perché perseguivano scopi eversivi e criminali in via del tutto segreta...”. Epperò il giudice aggiunge molto altro ancora, per esempio sul legittimo diritto di cronaca. “Non pare esservi alcun dubbio, circa la veridicità dell’affiliazione del Lavarini ad una loggia massonica italiana, scelta peraltro perfettamente legittima - stigmatizza il giudice - In secondo luogo il linguaggio appare del tutto continente e (...) non risulta irrispettoso della figura della persona offesa. In terzo e ultimo luogo il tema analizzato dagli articoli appare di spiccato interesse pubblico...”. Come solo può esserlo - aggiungiamo noi - la candidatura di Ivrea come Patrimonio mondiale dell’Unesco, nell’ambito della quale Lavarini rivestiva e ancora riveste la qualifica di principale consulente tecnico del Comune. Morale del tribunale di Biella? “Le informazioni su Lavarini, anche quelle riguardanti le sue attività nel mondo dell’associazionismo risultano rispondenti all’interesse pubblico dei cittadini di conoscere i tratti salienti e curriculari delle figure apicali coinvolte in progetti che ineriscono alla Pubblica Amministrazione..”. E c’è pure la ciliegina. La  sentenza infatti non solo esclude la diffamazione ma pure che ci sia stata una qualsivoglia violazione del diritto di privacy non foss’altro che l’adesione a questa associazione non è da considerare un dato sensibile....  Questioni aperte Tra le questioni aperte e mai risolte di una abbiamo già accennato ed è il “doppio” pagamento del “piano di gestione”. Di recente è poi stato sollevato dalle Opposizioni un problema inerente la sua assunzione a tempo determinato nell’ufficio di gabinetto del sindaco. In tanti hanno chiesto, infatti, che Lavarini  si dimettesse dalla loggia massonica a cui aderisce e, in verità, il sindaco si è presentato in consiglio comunale con una lettera di dimissioni. Non basta ancora... C’è infatti chi sostiene che dalla massoneria non ci si possa dimettere. Al massimo si resta “insonni” anche tutta la vita. Che è un po’ come dire che Lavarini, massone era e massone rimane.  Come la risolviamo?
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