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Riso, stop dell’Ue alle nuove clausole: “Così si rischiano danni al settore”

Delusione dell’Ente Nazionale Risi dopo la bocciatura: “Servivano limiti più bassi per fermare l’import”

Riso, stop dell’Ue alle nuove clausole: “Così si rischiano danni al settore”

Riso, stop dell’Ue alle nuove clausole: “Così si rischiano danni al settore”

La bocciatura arriva da Bruxelles e riapre un fronte delicato per l’agricoltura italiana ed europea. Il Parlamento Ue ha respinto la proposta di abbassare le clausole di salvaguardia sulle importazioni di riso da Paesi terzi, mantenendo la soglia al 45% invece di ridurla al 20% rispetto alla media degli ultimi dieci anni. Una decisione che non convince il settore risicolo, soprattutto in un territorio come quello vercellese, storicamente legato alla produzione.

A esprimere la posizione dell’Ente Nazionale Risi è la presidente Natalia Bobba, che non nasconde la delusione per l’esito del voto, oltre che la preoccupazione per il Vercellese.

«Noi abbiamo fatto tutto quanto era possibile, senza lasciare nulla di intentato, ma avremmo voluto limiti di scatto sensibilmente più bassi per bloccare l'import prima del verificarsi di danni strutturali ed economici al nostro settore», afferma.

Il punto centrale riguarda proprio il meccanismo di attivazione delle clausole di salvaguardia, strumenti pensati per limitare le importazioni quando queste superano determinate soglie e rischiano di mettere in difficoltà il mercato interno. Secondo il comparto, una soglia più bassa avrebbe consentito un intervento più tempestivo, evitando squilibri economici e produttivi.

Nonostante la bocciatura, l’Ente Risi riconosce il lavoro svolto a livello europeo da chi ha sostenuto la proposta.

«Esprimiamo il nostro più sentito ringraziamento a tutti gli onorevoli eurodeputati che hanno sostenuto con forza le istanze del settore. A loro va dato il merito di avere lavorato con determinazione e competenza per assicurare un futuro alla risicoltura europea», aggiunge Bobba.

Nel commento emerge anche una critica più ampia al contesto politico, accusato di non cogliere appieno le difficoltà del comparto.

Natalia Bobba

«In un contesto dove alcuni attori politici sembrano ignorare le criticità del comparto, chi ha presentato gli emendamenti e chi li ha sostenuti hanno dimostrato di avere a cuore la sovranità alimentare e il lavoro della filiera», conclude.

La decisione del Parlamento europeo lascia quindi aperto il tema della tutela della risicoltura, un settore strategico per l’economia agricola italiana e in particolare per il Piemonte. Il timore, ora, è che senza strumenti più incisivi di controllo delle importazioni possano aumentare le pressioni sul mercato, con effetti diretti su produzione, prezzi e sostenibilità delle aziende.

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