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Esteri
29 Aprile 2026 - 11:43
Condannata per un reato che in Italia non esiste da quasi sessant’anni, ora vive nascosta e teme di perdere sua figlia. È la vicenda di Nessy Guerra, 26 anni, originaria di Sanremo, condannata in Egitto a sei mesi di carcere per adulterio dopo la denuncia dell’ex marito italo-egiziano Tamer Hamouda.
La sentenza è stata confermata in appello, dopo il primo verdetto emesso il 19 febbraio scorso dai giudici egiziani. Oltre al carcere, la donna rischia anche di perdere la figlia di tre anni, al centro di una contesa legale con l’ex coniuge, che ha ottenuto dalle autorità egiziane un divieto di espatrio per la minore.
In un video pubblicato su Instagram, la giovane madre ha raccontato il suo dramma tra le lacrime: «Non me l’aspettavo, sono sconvolta. Ho paura di perdere la mia bambina. Ho paura di finire in prigione in Egitto. Non so più come fare a chiedere aiuto». E ancora: «L’unica cosa che ho cercato di fare è scappare da quell’uomo con la mia bambina e proteggerla. Spero davvero che chi di competenza, il governo italiano, le istituzioni si mettano una mano sulla coscienza e ci aiutino, perché non riusciamo più ad andare avanti in questa situazione» sempre più «insostenibile».
Il caso va avanti da almeno tre anni. Dopo la separazione, Tamer Hamouda ha denunciato la donna per adulterio e chiesto l’affidamento della figlia. Da allora, Nessy Guerra è rimasta bloccata in Egitto, dove vive oggi in una località segreta per timore di ritorsioni e possibili azioni dell’ex marito, già condannato in Italia per violenza e stalking.
Parallelamente, a Genova risultano aperti diversi procedimenti nei confronti dell’uomo, tra cui maltrattamenti, sottrazione di minore e revenge porn: avrebbe infatti depositato video intimi della donna alle autorità egiziane per sostenere le accuse.
Durissimo il commento della legale Agata Armanetti: «E' un atto di totale disumanità, contro i diritti umani. È una cosa disgustosa». E ancora: «Stiamo parlando di un uomo che in aula, durante l'udienza, ha dichiarato di essere Gesù Cristo e di essere sulla Terra per punirci. Il problema non è solo che una donna finirà in carcere, il problema è che una bambina di tre anni rischia di andare nelle mani di un uomo del genere. In più, non si è protetta una donna che è vittima di violenza. Questa è la giustizia egiziana».
L’avvocata ha ribadito anche l’assurdità della condanna: «Nel nostro Paese questo reato non esiste. Umanamente parlando, nessuno dovrebbe andare in carcere per adulterio» e ha aggiunto: «Non si può permettere che una mamma con una bambina piccola, che vivono segregate in un Paese straniero perché hanno paura di un uomo, vengano trattate in questo modo».
Riconoscendo il supporto delle autorità consolari, ha precisato: «Loro però sono legati a regole amministrative e non possono mettere la signora e la figlia su un volo di Stato: può farlo un ministro o il presidente del Consiglio», chiedendo un intervento urgente come avvenuto in altri casi.
La Farnesina segue la vicenda «con la massima attenzione», attraverso l’Ambasciata d’Italia al Cairo e la rete consolare. Il ministero degli Esteri ha fatto sapere che è in corso un’attività di «assistenza legale e protezione alla connazionale e alla figlia, oltre a varie forme di sostegno anche economico, amministrativo e personale», anche alla luce delle minacce denunciate dalla donna.
Il ministro Antonio Tajani ha affrontato il caso direttamente con il collega egiziano Badr Abdelatty, ribadendo «la necessità di garantire il pieno rispetto dei diritti della cittadina italiana e della minore».
Intanto la procura generale di Genova ha chiesto l’estradizione di Tamer Hamouda per una condanna definitiva legata a violenza e stalking, ma la richiesta non è mai stata accolta.
Bloccata in un Paese straniero, sotto minaccia e con il rischio concreto di essere separata dalla figlia, Nessy Guerra continua a lanciare il suo appello: tornare in Italia e mettere in salvo la sua bambina.
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