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Spreco alimentare, in Canavese nasce la rete che trasforma le eccedenze in aiuto concreto

Incontro pubblico per presentare la rete che recupera le eccedenze e sostiene l’Emporio solidale Rata.Tu

Incontro ECCEDENZE VANTAGGIOSE

Come trasfomare le eccedenze alimentari in risorsa

Sprechi enormi da un lato; bisogni primari insoddisfatti dall’altro. E’ la doppia faccia di uno dei fenomeni più deleteri fra quelli che caratterizzano le società industriali avanzate. Per porre rimedio a questo cortocircuito trasformando lo spreco alimentare in un’opportunità si sono mossi negli ultimi anni enti, associazioni, fondazioni, grazie anche ad una legge sconosciuta ai più: la Legge Gadda del 2016.

Di questi temi si è parlato a Cuorgnè nell’incontro <Eccedenze vantaggiose! Verso la riduzione dello spreco alimentare e la valorizzazione delle eccedenze> destinato a far conoscere il Progetto “HUB B2” che combatte lo spreco alimentare nell'eporediese e nell'Alto Canavese, ottimizzando la raccolta delle eccedenze, sostenendo l'Emporio Solidale Rata.Tu di Cuorgnè e coinvolgendo produttori e commercianti in una rete territoriale attiva. Capofila è la Cooperativa Sociale Stranaidea di Torino, alla quale si affiancano l’associazione Mastropietro  (che gestisce il Rata.tu), il Ciss 38, i Comuni di Cuorgnè e di Ivrea, la Cooperativa Zac, il Consorzio In.re.te.

Il dottore commercialista Ivo Chabod ha offerto informazioni chiare e dettagliate sulle modalità di donazione mentre Silvia Guerra, responsabile della progettazione per Stranaidea, ha fornito un quadro della situazione esistente e spiegato le finalità del progetto. “Ogni anno – ha detto - 1/3 del cibo destinato al consumo umano (circa 1 miliardo e 300 milioni di tonnellate) finisce tra i rifiuti ma per produrlo sono stati intanto coltivati 1 miliardo e 400 milioni di ettari di terreno, consumando 250 Km cubi di acqua ed immettendo in atmosfera 13 miliardi e 300 milioni di anidride carbonica, causa principale dell’Effetto Serra”.  Dunque spreco economico, sofferenza sociale, danni ambientali ed alla salute. Citando l’esperienza dell’Emporio Rata.Tu, dove il sistema della tessera a punti consente a ciascuno di scegliere quali prodotti portarsi a casa, ha parlato anche di quest’aspetto: “Spesso chi ha difficoltà economiche s’imbottisce di pasta o riso perché riempiono lo stomaco. Il riutilizzo offre invece a tutti la possibilità di una dieta equilibrata: all’emporio si cerca di aiutare le persone a scegliere bene, ad esempio stimolando chi eccede con  la carne ad aumentare le quantità di frutta e verdura. In questo modo si crea anche una relazione che dà vita ad una comunità e il cortile del negozio diventa luogo d’incontro”.

I VANTAGGI DELLA LEGGE GADDA

La Legge Gadda, oltre a regolamentare soggetti, prodotti  e modalità della donazione, prevede per le aziende dei vantaggi fiscali.

Chi può donare? Possono farlo negozi, ristoranti, pizzerie; imprese della grande distribuzione; produttori artigianali; aziende agricole. Chi può ricevere? Le O.N.L.U.S., le Associazioni di Promozione Sociale (A.P.S.), le Organizzazioni di Volontariato (O.D.V.),  gli enti filantropici, le cooperative sociali. In sostanza: il donatore è un’impresa commerciale, il ricevente un ente od associazione senza scopo di lucro.

Cosa può essere donato? Prodotti rimasti invenduti per carenza di domanda, per errata programmazione o perché poco richiesti; invendibili perché danneggiati da eventi meteorologici o perché gli imballaggi non sono integri; a rischio spreco perché prossimi alla scadenza. Può trattarsi di alimenti freschi, freschissimi, surgelati; di prodotti della panificazione e della ristorazione; di ortofrutta. L’importante è che vengano conservati in modo corretto e, dove prevista, che venga mantenuta la catena del freddo.

Come si fa? Chabod ha illustrato le procedure, che risultano insolitamente abbastanza semplici: “Fino ai 15.000 euro basta un Documento di Trasporto e nelle fatture elettroniche è già compresa la bolla di accompagnamento. Il ricevente compila ogni tre mesi un riepilogo dei beni ottenuti e la burocrazia finisce qui. Sopra i 15.000 euro servono il classico Documento di Trasporto, l’autocertificazione e due comunicazioni: all’Agenzia delle Entrate ed alla Guardia di Finanza”.

Quali sono le ricadute positive per chi dona? Innanzitutto sull’IVA perché si applica quella a CREDITO (l’acquisto di merci e materie prime è detraibile) e non quella A DEBITO vista la cessione gratuita: l’impresa che cede gratuitamente le eccedenze può dedurre il costo di acquisto del bene. Per chi questo bene lo produce direttamente sono deducibili le materie prime utilizzate ed il costo del lavoro per la produzione. Si evita anche di incorrere in accertamenti ingiustificati perché – ha spiegato il commercialista – “La Finanza sa benissimo cosa si è acquistato. Vedendo tanta merce invenduta (che in realtà è stata gettata via) pensa all’evasione fiscale e non è così!”. Un altro vantaggio potrebbe arrivare dalla riduzione della TARI. Le aziende agricole possono emettere fatture con importo zero e la donazione può essere periodica, non necessariamente deve coprire tutto l’arco dell’anno. E’ chiaro poi che, dal momento in cui si consegna la merce, chi la cede  cessa di essere responsabile del modo in cui verrà conservata.

Fra i presenti, qualcuno ha fatto notare come per le piccole attività sia più complicato scegliere questo percorso perché dietro ci vogliono tempo e personale: obiezione fondata ma superabile se bilanciata dal vantaggio fiscale che se ne ricava.

Per quanto riguarda la Grande Distribuzione, c’è chi ritiene che la decisione dipenda soprattutto dalla sensibilità dei Responsabili dei Punti Vendita mentre l’esperienza di Silvia Guerra è diversa: “Spesso hanno le mani legate”. Quel che potrebbe spingere gli operatori del settore a muoversi nella giusta direzione è l’obbligo, che fra alcuni anni sarà esteso a tutti, del Bilancio di Sostenibilità. Lo ha fatto presente l’assessore cuorgnatese al commercio Simone Ambrosio, intervenuto alla serata insieme al sindaco Giovanna Cresto ed all’assessore alle Politiche Sociali Elisa Troglia. Ambrosio ha anche sottolineato come per queste aziende extraterritoriali, che non hanno legami con le aree in cui operano, la donazione potrebbe essere un modo per creare legami col territorio.

Chi è interessato  può consultare il sitowww.ionon butto.it dove si trovano anche i facsimili dei moduli per le donazioni.

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