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Studenti in protesta al Politecnico di Torino: “No alla ricerca militare”

Presidio sotto il rettorato durante il Senato accademico: contestate le modifiche al regolamento etico e i rapporti con la Difesa

Studenti in protesta al Politecnico di Torino: “No alla ricerca militare”

Studenti in protesta al Politecnico di Torino: “No alla ricerca militare”

Protesta questa mattina al Politecnico di Torino, dove circa settanta studenti si sono radunati sotto il rettorato per contestare la ricerca militare e le possibili modifiche al regolamento etico dell’ateneo. Il presidio si è svolto in contemporanea con la riunione del Senato accademico, chiamato proprio a discutere le nuove norme.

L’iniziativa è stata organizzata dai collettivi Alter.Polis e Ohm, con l’adesione dell’Assemblea precari, e si inserisce in una mobilitazione che prosegue da tempo all’interno dell’università.

«La nostra posizione è che all'interno della nostra istituzione non ci debba essere spazio per la ricerca bellica e il nostro sapere e che il nostro modello di ricerca non debba essere svenduto per fini che effettivamente sono lontani da quelle che sono le vere necessità della società. Quindi riconosciamo il ruolo di un'opposizione a questo, in particolare al Politecnico di Torino, che è ormai anch'esso un leader del settore dell'industria bellica», spiegano gli studenti.

Al centro della contestazione ci sono le modifiche al regolamento etico approvato un anno fa. Secondo i manifestanti, intervenire ora sul testo rappresenterebbe un segnale politico preciso.

«Modificare un anno dopo dalla stesura del regolamento e la sua approvazione all'unanimità è secondo noi una sfiducia politica visto che il Senato è composto dagli stessi senatori di un anno fa», sottolineano dal collettivo Alter.Polis.

Gli studenti evidenziano inoltre come, nel corso di questo primo anno di applicazione del regolamento, siano stati bloccati alcuni accordi.

«In questo anno di regolamento sono stati bloccati circa una decina di contratti: a livello economico non sappiamo il valore ma sappiamo che una decina sono pochissimi confrontati ai numeri dei contratti stipulati in un anno dal Poli. Alcuni di quelli bloccati sono con il ministero della Difesa», aggiungono.

Il nodo, secondo i promotori della protesta, riguarda proprio la natura di questi accordi e i limiti già presenti nella normativa vigente.

«Il regolamento di un anno fa permetteva la ricerca militare solo nell'ambito della difesa. Noi ci chiediamo come mai i contratti bloccati, considerando che le regole non erano stringenti, fossero apertamente improntati non alla difesa», concludono.

La mobilitazione riporta al centro un tema sempre più discusso nel mondo accademico: il rapporto tra università, finanziamenti e ricerca con possibili applicazioni militari. Un equilibrio delicato, che al Politecnico di Torino continua a dividere studenti e governance.

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