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29 Aprile 2026 - 10:28
Manifesti per Ramelli, Torino si sveglia tra memoria e tensioni
Torino si è risvegliata con centinaia di manifesti affissi durante la notte, immagini e parole che riportano indietro di oltre cinquant’anni ma che, ancora oggi, dividono e fanno discutere. Il volto è quello di Sergio Ramelli, il giovane militante del Fronte della Gioventù aggredito a Milano nel 1975 e morto dopo settimane di agonia.
L’iniziativa è stata promossa dalla sezione “D’Annunzio” di Gioventù Nazionale, che ha scelto di occupare simbolicamente gli spazi urbani con una campagna capillare. L’obiettivo dichiarato è quello di riportare alla luce una vicenda che, secondo gli organizzatori, sarebbe stata a lungo trascurata o raccontata in modo parziale.
«Ricordare Sergio Ramelli oggi significa fare i conti con una verità storica scomoda», spiegano i militanti. Una posizione netta, che inserisce la figura del giovane ucciso nel contesto più ampio degli anni di piombo, quando lo scontro politico degenerava spesso in violenza.
Ramelli, studente milanese, venne colpito con una chiave inglese da appartenenti all’area di Avanguardia Operaia. Un’aggressione che si colloca in una stagione segnata da contrapposizioni ideologiche radicali, dove l’identità politica poteva trasformarsi in motivo di persecuzione.
È proprio su questo punto che insiste l’iniziativa torinese: «La sua vicenda è il simbolo di un’epoca in cui l’odio politico trasformava l’avversario in un bersaglio», si legge nella nota diffusa. Un messaggio che non si limita alla memoria storica, ma prova a stabilire un collegamento con il presente.
Secondo i promotori, infatti, non mancano segnali di una crescente tensione nel dibattito pubblico. «Assistiamo a episodi di intolleranza, aggressività nelle piazze e nelle scuole», affermano, indicando come anche Torino non sia estranea a dinamiche di scontro.
Una lettura che trova sponda nelle parole di Raffaele Marascio, capogruppo di Fratelli d’Italia in Circoscrizione 4. «Questa iniziativa rappresenta un segnale forte per la città – sottolinea –. Ramelli è stato vittima di un odio ideologico che non deve essere dimenticato né minimizzato».
Il richiamo è chiaro: mantenere viva la memoria per evitare che certi meccanismi possano ripetersi. «Ricordare significa riconoscere fin dove può arrivare la violenza politica quando viene alimentata e giustificata», aggiunge.
Torino, del resto, è una città che ha conosciuto da vicino le tensioni degli anni Settanta e che ancora oggi vive un confronto politico vivace, talvolta acceso. Negli ultimi anni non sono mancati episodi di attrito, manifestazioni contrapposte e momenti di forte polarizzazione.
In questo contesto, la comparsa dei manifesti assume un valore che va oltre la semplice commemorazione. È un gesto che si inserisce in un dibattito più ampio sulla memoria pubblica e su come questa venga utilizzata nello spazio urbano.
Da un lato c’è chi vede nell’iniziativa un tentativo di restituire dignità a una vittima della violenza politica. Dall’altro, c’è chi sottolinea come il richiamo a quella stagione rischi di riaprire fratture mai del tutto ricomposte.
Resta il fatto che il nome di Sergio Ramelli continua a rappresentare un simbolo potente, capace di evocare una stagione in cui il conflitto ideologico aveva superato ogni limite. E proprio per questo, come ricordano gli stessi promotori, «nessuno deve più pagare con la vita le proprie idee».


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