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Lapide incendiata a Vanchiglia, la risposta della città: “Non ci faremo intimidire”

Presidio davanti al monumento dei Caduti, istituzioni e cittadini uniti contro lo sfregio del 25 Aprile

Lapide incendiata a Vanchiglia

Lapide incendiata a Vanchiglia, la risposta della città: “Non ci faremo intimidire”

Un gesto che colpisce la memoria e riapre ferite profonde, ma che trova una risposta immediata e compatta. Nel quartiere Vanchiglia, a Torino, la lapide dedicata ai Caduti per la libertà in largo Montebello è stata nuovamente vandalizzata nella notte tra il 25 e il 26 aprile. I fiori e la corona deposti per la Festa della Liberazione sono stati dati alle fiamme. Un episodio che si ripete: è la quarta volta negli ultimi anni che il monumento viene preso di mira.

La reazione della città non si è fatta attendere. Già nelle ore successive, cittadini, rappresentanti istituzionali e associazioni si sono ritrovati davanti alla lapide per un presidio spontaneo, trasformato poi in un momento pubblico di condanna e riaffermazione dei valori antifascisti. Quasi un centinaio le persone presenti, tra residenti, amministratori locali e rappresentanti dell’Anpi.

Il senso della giornata è racchiuso in un messaggio chiaro, ribadito più volte: non arretrare. “Non ci faremo intimidire”, è stato detto durante il presidio, sottolineando come l’episodio rappresenti un atto vigliacco e isolato rispetto alla partecipazione ampia e diffusa che ha caratterizzato le celebrazioni del 25 Aprile in città.

La lapide colpita ricorda i 43 caduti di Borgo Vanchiglia, un simbolo che nasce da una convergenza politica storica tra forze diverse – comunisti, democristiani e socialisti – unite allora da valori condivisi più alti. Un contesto che rende ancora più evidente il contrasto con quanto accaduto, letto come un gesto di disprezzo verso la memoria collettiva e verso i principi fondanti della democrazia.

Nel corso del presidio, le istituzioni hanno ribadito l’intenzione di rafforzare la tutela dei luoghi simbolo della Resistenza. Non viene esclusa l’installazione di sistemi di sorveglianza, come telecamere, per prevenire nuovi episodi. Allo stesso tempo è stata sottolineata la necessità di un impegno culturale e civile continuo, capace di contrastare sul piano sociale e educativo ogni forma di revisionismo o provocazione.

La lapide, nel frattempo, sarà ripulita. Una nuova corona è già stata deposta, accompagnata da un momento collettivo che ha visto i presenti riunirsi nel canto di Bella Ciao, gesto simbolico che ha trasformato un atto di vandalismo in un’occasione di coesione.

Tra i presenti anche esponenti della politica locale, consiglieri e rappresentanti delle istituzioni, insieme ai vertici provinciali dell’Anpi. La loro partecipazione ha rafforzato l’immagine di una città che, pur colpita, sceglie di reagire pubblicamente e senza esitazioni.

A rendere ancora più significativo il momento, la presenza di chi quella stagione l’ha vissuta in prima persona. Testimoni della Resistenza che, ancora oggi, continuano a rappresentare un punto di riferimento morale. La loro partecipazione ha dato ulteriore peso a una giornata che ha assunto il valore di una presa di posizione collettiva.

L’episodio si inserisce in un contesto più ampio, in cui atti di vandalismo contro simboli della memoria storica riemergono ciclicamente, soprattutto in prossimità di ricorrenze simboliche. Ma proprio la risposta registrata a Vanchiglia mostra come, accanto a questi segnali, esista una comunità vigile e pronta a difendere i propri valori.

Il messaggio finale resta netto: nessuna intimidazione potrà scalfire il legame tra la città e la sua storia. La memoria della Resistenza continua a essere un riferimento condiviso, capace di mobilitare e unire.

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