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Raffreddore e tumori, lo studio: può ostacolare le metastasi

Uno studio sperimentale evidenzia il ruolo della risposta immunitaria contro le metastasi

Raffreddore e tumori, lo studio

Raffreddore e tumori, lo studio: può ostacolare le metastasi (foto di repertorio)

Un semplice raffreddore potrebbe avere effetti inattesi sul nostro organismo, andando oltre i sintomi più comuni. Secondo una recente ricerca scientifica, le risposte immunitarie attivate da alcune infezioni respiratorie potrebbero contribuire a ostacolare la formazione di metastasi nei polmoni.

Lo studio, pubblicato sulla rivista PNAS e condotto da un gruppo di ricercatori dell’Imperial College di Londra, ha analizzato il comportamento di cellule tumorali in presenza di un’infezione da virus respiratorio sinciziale (VRS), un patogeno diffuso soprattutto nei bambini e responsabile di sintomi simili a quelli del raffreddore.

I risultati, ottenuti su modelli animali, suggeriscono che l’attivazione del sistema immunitario durante l’infezione possa creare una sorta di “scudo naturale” nei polmoni, rendendo più difficile la diffusione delle cellule tumorali provenienti da altri organi.

Nel dettaglio, i ricercatori hanno infettato un gruppo di topi con il virus VRS e, successivamente, hanno introdotto cellule di tumore al seno, noto per la sua capacità di generare metastasi polmonari. Un secondo gruppo di controllo non è stato infettato.

Dopo circa un mese, nei topi colpiti dal virus si è osservata una riduzione significativa – tra il 65% e il 70% – del numero di noduli tumorali nei polmoni rispetto al gruppo non infettato. Le dimensioni dei noduli, però, risultavano simili in entrambi i casi.

Questo indica che l’effetto protettivo riguarda soprattutto la fase iniziale della diffusione delle cellule tumorali, senza influenzare in modo significativo la loro crescita una volta insediate nel tessuto polmonare.

Al centro di questo meccanismo ci sono gli interferoni di tipo I, proteine prodotte dal sistema immunitario per contrastare le infezioni virali. Queste molecole sembrano avere un ruolo chiave nel rendere l’ambiente polmonare meno favorevole all’insediamento delle cellule tumorali.

Per verificare questa ipotesi, gli scienziati hanno somministrato direttamente interferoni a un altro gruppo di topi non infettati. Anche in questo caso si è osservata una riduzione delle metastasi, addirittura leggermente superiore rispetto a quella ottenuta con il virus.

Gli interferoni agiscono stimolando specifiche risposte nelle cellule dell’epitelio polmonare, favorendo la produzione di proteine come la galectina-9, che sembra contribuire a limitare la crescita tumorale.

In sostanza, il tessuto polmonare viene “preparato” a respingere l’arrivo delle cellule cancerose, riducendo le probabilità che queste riescano ad attecchire e svilupparsi.

Nonostante i risultati promettenti, si tratta di uno studio pre-clinico, ancora lontano da applicazioni sull’uomo. Tuttavia, apre nuove prospettive nella ricerca oncologica, suggerendo la possibilità di sviluppare terapie preventive basate sull’attivazione controllata del sistema immunitario.

L’obiettivo futuro sarà quello di replicare questo effetto protettivo senza ricorrere a infezioni reali, evitando così i rischi legati alle malattie virali. Tra le ipotesi allo studio, l’utilizzo di farmaci in grado di stimolare la produzione di interferoni o di riprodurne l’azione.

Resta quindi un campo di ricerca in evoluzione, ma con un messaggio chiaro: comprendere a fondo i meccanismi del sistema immunitario potrebbe offrire nuove armi nella lotta contro la diffusione dei tumori.

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