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27 Aprile 2026 - 10:53
“Bella Ciao è divisiva”: il sindaco la vieta e scoppia la polemica
Dove doveva esserci memoria condivisa, è scoppiata la polemica. A Monterosso Grana, nel Cuneese, la celebrazione del 25 Aprile si è trasformata in un caso politico e culturale dopo la decisione del sindaco di fermare l’esecuzione di “Bella Ciao”, considerata “divisiva”.
La giornata era iniziata con un clima raccolto e partecipato. Circa un centinaio di persone si erano ritrovate nel piazzale della borgata Levata, davanti al cippo dedicato ai Caduti della Resistenza. In prima fila gli studenti delle scuole, protagonisti di un programma costruito nelle settimane precedenti insieme agli insegnanti: letture, interventi e la consegna della Costituzione ai neo maggiorenni, uno dei momenti più attesi.
Dopo l’alzabandiera e l’esecuzione dell’Inno di Mameli, però, il copione cambia. Il sindaco Stefano Isaia interviene e blocca l’iniziativa: niente “Bella Ciao”. Una scelta motivata con parole che hanno immediatamente acceso il dibattito: «Non è opportuno cantarla, è una canzone divisiva».
Un intervento inatteso, che ha colto di sorpresa insegnanti e alunni. Il programma, preparato con cura, viene modificato sul momento. La banda prosegue con altri brani, tra cui l’inno occitano e musiche della tradizione popolare, ma l’atmosfera non è più la stessa.

Le reazioni non tardano ad arrivare. Tra i primi a esprimersi, proprio chi aveva contribuito all’organizzazione della giornata. Il musicista Sergio Berardo, anima dei Lou Dalfin, non nasconde la sua posizione: «Certo che Bella Ciao è divisiva: divide tra chi rifiuta il fascismo e chi lo giustifica». Una lettura netta, che riporta la questione sul piano storico e simbolico della canzone.
Anche tra gli insegnanti e gli studenti emerge disagio. La scelta del sindaco viene percepita come una forzatura, soprattutto perché interviene su un momento educativo costruito insieme alle scuole. La celebrazione della Liberazione, per molti, dovrebbe essere un’occasione di condivisione e riflessione, non di censura.
La polemica si allarga rapidamente al piano politico. Esponenti del Partito Democratico e di Alleanza Verdi e Sinistra esprimono solidarietà a insegnanti e ragazzi, criticando la decisione come inopportuna e fuori luogo, soprattutto nel contesto del 25 Aprile.
Il caso di Monterosso Grana riaccende così un dibattito più ampio sul significato della memoria della Resistenza e sul ruolo dei simboli. “Bella Ciao”, negli anni, è diventata molto più di una canzone: è un emblema riconosciuto a livello internazionale, legato alla lotta contro il nazifascismo. Proprio per questo, ogni tentativo di limitarne l’esecuzione tende a generare reazioni forti.
Sul fondo resta una domanda che attraversa la vicenda: è possibile che una celebrazione della Liberazione diventi terreno di divisione? A Monterosso Grana, almeno per un giorno, la risposta sembra essere sì. E mentre le polemiche continuano, resta l’immagine dei ragazzi in piazza, pronti a cantare una canzone che, al di là delle interpretazioni, continua a rappresentare un pezzo di storia condivisa.
Al centro della polemica c’è una canzone che, negli anni, è diventata molto più di un semplice brano musicale. “Bella Ciao” nasce come canto popolare, probabilmente legato alle mondine delle risaie, ma trova la sua consacrazione durante la Resistenza, diventando uno dei simboli della lotta partigiana contro il nazifascismo.
Il testo racconta la scelta di un partigiano che lascia la propria casa per combattere l’oppressore. È un addio consapevole, segnato dalla possibilità della morte, ma anche dalla volontà di difendere la libertà. Tra i passaggi più noti, quello in cui il protagonista immagina la propria sepoltura in montagna, sotto un fiore: un’immagine semplice, ma carica di significato, che trasforma il sacrificio individuale in memoria collettiva.
Il valore simbolico della canzone è cresciuto nel tempo. “Bella Ciao” è stata tradotta in decine di lingue, cantata nelle piazze di tutto il mondo e utilizzata come inno universale contro le oppressioni. Dalle manifestazioni politiche ai movimenti sociali, fino alla cultura pop, il brano ha attraversato generazioni e contesti diversi, mantenendo un significato legato alla libertà e alla resistenza.
Proprio questa diffusione globale ha contribuito a rafforzarne il carattere identitario, ma anche a renderla oggetto di interpretazioni differenti. Per alcuni rappresenta un simbolo unitario della lotta antifascista, per altri resta legata a una precisa visione storica e politica. È in questa tensione che nasce il dibattito, come dimostra il caso di Monterosso Grana.
Il nodo, dunque, non è solo musicale, ma profondamente culturale. Può una canzone diventare terreno di scontro durante una celebrazione della Liberazione? A Monterosso Grana la risposta, almeno per quest’anno, è stata sì. E mentre le polemiche continuano, resta l’immagine dei ragazzi in piazza, pronti a cantare un brano che, al di là delle interpretazioni, continua a rappresentare una delle espressioni più riconoscibili della memoria della Resistenza.
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