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25 Aprile 2026 - 20:47
Gli scontri a Milano
Doveva essere la giornata della memoria condivisa, il momento simbolico in cui il Paese si riconosce nelle radici della Liberazione dal nazifascismo. E invece il 25 Aprile 2026 si è trasformato in una giornata attraversata da tensioni diffuse, scontri e persino violenza armata, restituendo l’immagine di un’Italia ancora profondamente divisa sul significato di questa ricorrenza.
Il punto più grave si registra a Roma, dove nel primo pomeriggio una coppia di iscritti all’Anpi è stata colpita da colpi di pistola ad aria compressa mentre si trovava nei pressi del Parco Schuster, a margine del corteo. Un episodio inquietante, che segna un salto di qualità nella spirale di tensione e che ha immediatamente scatenato reazioni politiche e istituzionali.
Secondo la ricostruzione, i due – marito e moglie – indossavano il fazzoletto dei partigiani e si erano allontanati dalla manifestazione per cercare un bar o una gelateria. Erano in via delle Sette Chiese quando un giovane, a bordo di uno scooter chiaro, con casco integrale e giacca verde militare, si è avvicinato e ha aperto il fuoco da una distanza di circa dieci metri.
Tre i colpi esplosi: due hanno raggiunto l’uomo al collo, uno la donna alla spalla. Le ferite, fortunatamente, sono risultate lievi: entrambi sono stati medicati e non sono in pericolo di vita, ma restano sotto shock per quanto accaduto. Nella zona sono stati rinvenuti alcuni piombini bianchi, compatibili con l’arma utilizzata.
Le indagini sono in corso. Gli investigatori stanno analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza per risalire al responsabile, mentre la Procura di Roma attende una prima informativa. L’ipotesi di reato è lesioni aggravate, ma non si escludono ulteriori sviluppi alla luce del contesto in cui è maturato il gesto.
Dall’Anpi il giudizio è netto: «Quello che è successo è una cosa gravissima». E non è difficile comprendere perché. Colpire due persone che partecipano a una manifestazione per la Liberazione, identificabili proprio per il simbolo partigiano, rappresenta un segnale che va oltre il singolo episodio.
Immediata la condanna del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, che pochi minuti prima era intervenuto dal palco: «È gravissimo l’episodio che ha coinvolto due persone rimaste ferite da colpi di pistola ad aria compressa mentre si accingevano a celebrare la Festa della Liberazione. Si tratta di un fatto inquietante, che colpisce una giornata simbolo per i valori democratici del nostro Paese». Il primo cittadino ha chiesto che venga fatta piena luce e che i responsabili siano assicurati alla giustizia, parlando apertamente di «gesto vile e vigliacco».
Ma la giornata nella Capitale era già stata segnata da tensioni sin dal mattino. Nei pressi di Porta San Paolo, uno dei luoghi simbolo della Resistenza romana, l’arrivo di un gruppo guidato dai Radicali Italiani con bandiere ucraine ha provocato momenti di forte attrito. Durante gli scontri è stato utilizzato spray urticante, con il coinvolgimento anche delle forze dell’ordine. Il presidente dei Radicali, Matteo Hallissey, ha riportato un’abrasione alla cornea.
Il quadro che emerge da Roma è quello di una piazza frammentata, dove le diverse sensibilità politiche e internazionali si intrecciano fino a entrare in collisione.
Ma le tensioni non si sono fermate alla Capitale. A Milano, il corteo del 25 Aprile è stato segnato dal caso della Brigata ebraica, finita al centro di contestazioni durissime. Lo spezzone è stato bersagliato da slogan e insulti a sfondo antisemita, tra cui la frase choc «siete saponette mancate», pronunciata da manifestanti pro Palestina.

Un clima che ha reso impossibile la permanenza nel corteo. La Brigata ebraica ha lasciato la manifestazione scortata dalle forze dell’ordine, denunciando però di essere stata di fatto allontanata. «Siamo stati cacciati dalla Polizia, è un fatto grave e ne parleremo», ha dichiarato Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica.
Durissima anche la reazione della comunità ebraica milanese. Il presidente Walker Meghnagi ha puntato il dito contro i vertici dell’Anpi, accusandoli di responsabilità nel clima creatosi: «Quello che fanno è incitamento all’antisemitismo». Una presa di posizione che apre un fronte politico e culturale delicatissimo, destinato a pesare anche nei prossimi giorni.
La gravità della situazione ha richiesto un intervento ai massimi livelli: in serata il capo della Polizia Vittorio Pisani e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sono intervenuti telefonicamente all’incontro tra i rappresentanti della Brigata e della comunità ebraica e il questore di Milano Bruno Megale.
Segnali di tensione arrivano anche da altre città. A Palermo, durante le celebrazioni al Giardino Inglese, il sindaco è stato contestato da un gruppo di manifestanti con cori come «Fuori Lagalla e i sionisti dal 25 aprile» e «Lagalla dimettiti». Una protesta che ha politicizzato ulteriormente la giornata, spostando il focus su temi internazionali.
Situazione simile a Bologna, dove in piazza del Nettuno attivisti pro Palestina hanno interrotto più volte l’intervento del sindaco, sventolando bandiere e chiedendo prese di posizione sul conflitto in Medio Oriente. Anche qui, il 25 Aprile è diventato terreno di scontro su questioni contemporanee, lontane dalla memoria storica ma ormai inevitabilmente intrecciate con essa.
E non sono mancati episodi ancora più controversi. A Varese, i militanti neonazisti della Comunità dei Dodici Raggi hanno organizzato una serie di commemorazioni nei cimiteri, rendendo omaggio con il saluto romano ai caduti della Repubblica sociale italiana, definiti «veri eroi». Un’iniziativa accompagnata da striscioni e slogan che richiamano apertamente simbologie e linguaggi dell’estrema destra.
Un quadro complessivo che restituisce un’immagine complessa e inquieta del Paese. Il 25 Aprile, a ottant’anni dalla Liberazione, continua a essere una data fondamentale ma anche profondamente contesa, capace di unire e al tempo stesso dividere.
Tra memoria storica, identità politiche e conflitti contemporanei, la giornata che avrebbe dovuto rappresentare un momento di coesione nazionale si è trasformata in uno specchio delle fratture ancora aperte nella società italiana. E l’episodio degli spari a Roma, in questo contesto, assume un valore simbolico ancora più forte: il segnale che la tensione, in alcuni casi, rischia di travalicare il piano del confronto per sfociare nella violenza.

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