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25 Aprile 2026 - 20:40
I parlamentari piemontesi Chiara Gribaudo (PD) e Marco Grimaldi (AVS)
È partita dai banchi piemontesi dell’opposizione la protesta che ieri, 24 aprile, ha acceso l’Aula della Camera durante la seduta finale sul decreto Sicurezza. In apertura dei lavori, alla vigilia della Festa della Liberazione, sono stati infatti Chiara Gribaudo (Pd) e Marco Grimaldi (Avs) a intonare per primi “Bella Ciao”, subito seguiti dagli altri deputati delle opposizioni.
Un gesto simbolico che ha trasformato gli ultimi minuti della seduta in un confronto politico acceso, tra richiami alla memoria della Resistenza e tensioni tra i gruppi parlamentari.
La reazione della maggioranza non si è fatta attendere: dai banchi del centrodestra si è levato l’Inno di Mameli, mentre l’emiciclo si divideva anche nei comportamenti. I deputati della Lega sono rimasti seduti, così come i ministri Matteo Salvini e Matteo Piantedosi e il sottosegretario Nicola Molteni.
Il gesto ha immediatamente assunto un valore politico. «Siamo qua per il decreto sicurezza, non è un festival canoro – ha commentato Salvini – rispetto l’inno nazionale, ma quelli cantano Bella Ciao, mi sembra una mancanza di rispetto».
La tensione, già alta alla vigilia del 25 Aprile, si è riflessa anche negli interventi successivi in Aula. «Il 25 aprile è divisivo solo per chi ha nostalgie che noi non accetteremo mai», ha dichiarato la capogruppo Pd Chiara Braga, intervenendo con il fazzoletto dell’Anpi al collo.
Di segno opposto la replica della leghista Laura Cavandoli: «La festa del 25 aprile non è la festa della sinistra, ma dell’Italia liberata».
Duro anche l’intervento di Gianfranco Rotondi (FdI): «Questo centrodestra non deve subire nessun esame sul 25 aprile. Voi cantate per dividere».
A rilanciare il senso politico del gesto è stato lo stesso Marco Grimaldi, tra i promotori del canto partito dai banchi piemontesi: «Bella ciao è divisiva. Solo se sei fascista. Buon 25 Aprile dalla Camera dei deputati. La Costituzione è la nostra più grande sicurezza».
A chiudere il botta e risposta è stato Nicola Fratoianni, leader di Avs: «Sentire dire in Aula che cantare Bella Ciao, che viaggia sotto braccio all’Inno, è un atto divisivo rivela l’ipocrisia del vostro appello all’unità».
Ma è proprio quanto accaduto ieri a Montecitorio a segnare il clima politico: un’Aula divisa tra canti e simboli contrapposti, dove – ancora una volta – il 25 Aprile si conferma una data capace di unire e dividere, riaprendo un confronto mai davvero chiuso nella storia politica del Paese.
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